Barbara Staffolani trionfa alla Zarzuela
«Allo Sferisterio i miei primi passi
ma in nessun teatro ho risparmiato il cuore»

L'INTERVISTA alla regista e coreografa maceratese che a Madrid si è occupata della ripresa di Las Golondrinas. Opera unica nel suo genere, anticipa di oltre un secolo il tema della lotta contro la violenza sulle donne: «Abbiamo proposto la scena con crudezza, affinché la denuncia risulti efficace»

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Barbara Staffolani con la famiglia Sanders, il coro, il direttore d’orchestra e il maestro del coro Antonio Faurò

di Alessandra Pierini

Voce squillante, grande entusiasmo che si infiamma quando parla di opera e un inconfondibile caschetto rosso di capelli ricci. Barbara Staffolani, regista e coreografa maceratese, è questo e molto di più. Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, ha dimostrato i suoi talenti al teatro de la Zarzuela a Madrid dove si è occupata della ripresa di Las Golondrinas, opera unica nel suo genere firmata da José María Usandizaga.

barbara_staffolani-4-296x400Composta all’inizio del Novecento, Las Golondrinas è una zarzuela che racconta la storia di una famiglia di circensi e un triangolo amoroso all’interno di essa. E’ molto attuale anche perché affronta, seppur incoscientemente, il tema della violenza di genere. La regia è di Giancarlo Del Monaco e Staffolani ne ha curato in toto la ripresa e le coreografie. L’allestimento, con la regia di Giancarlo Del Monaco, andato in scena per diverse repliche a novembre, ha avuto un grande successo che Staffolani aggiunge a una lunga lista di soddisfazioni nel mondo.

Ancora una volta è a fianco di Giancarlo Del Monaco come ormai da tanti anni. Quali sono gli aspetti che rendono la vostra sinergia di successo?
«Penso siano la curiosità, la stima reciproca e la fiducia. Giancarlo è un fine ed enciclopedico conoscitore d’opera e quando collaboriamo vuole che gli ponga tutte le domande che mi vengono in mente per sviscerare sempre di più il libretto e avere una mente artistica esterna con cui confrontarsi. Sul palcoscenico il suo lavoro è a tratti istintivo e richiede capacità di sintonizzarsi con quanto sta accadendo e di vedere oltre, azioni che compio sempre come quando, viceversa, lui si affida completamente alla mia capacità di sviluppare registicamente oltre che coreograficamente un’idea, sicuro che contribuirà alla piena riuscita dello spettacolo».

barbara_staffolani-1-298x400Oltre a firmare la coreografia all’interno dell’opera spagnola, ha curato dalla a alla z in qualità di regista la ripresa dello spettacolo. Che può dirci in proposito?

«E’ stata una stupenda esperienza. Ho lavorato con 2 cast di cantanti di eccezione che si sono dimostrati estremamente disponibili a mettersi in gioco di fronte ad una messa in scena molto impegnativa, che implica una complessa evoluzione psicologica dei personaggi e che va ben oltre quello che viene richiesto solitamente ad un cantante lirico.
La posta in gioco in questa occasione è stata particolarmente alta in quanto il primo allestimento dello spettacolo, aveva riscosso un tale successo di pubblico e critica che sembrava potesse essere difficilmente emulabile. Invece grazie ad un lavoro attoriale intenso, alla determinazione, costanza e cura dei dettagli che da sempre contraddistinguono la mia attività artistica, quest’opera/zarzuela è cresciuta giorno dopo giorno maturando nell’interpretazione dei cantanti e degli acrobati i quali, realmente ed emotivamente, hanno vissuto sul palcoscenico le vicissitudini della famiglia Sanders (così si chiama la famiglia di circensi protagonisti della storia). Così hanno rapito il pubblico attraverso una recitazione cinematografica e neorealista che coinvolge fino all’epilogo noir».

Un’opera Las Golondrinas che ha anticipato di un secolo la questione della violenza sulle donne. Come viene affrontata nello spettacolo?
«Con crudezza, affinché la denuncia risulti efficace. Cecilia viene picchiata in scena davanti alla famiglia circense che tenta invano di reagire. E’ stato uno dei momenti più difficili da ricostruire per il crescendo emotivo che culmina nella violenza e che deve essere credibile. E’ l’ennesimo episodio che spinge la donna a fuggire e ad allontanarsi da Puck, l’uomo squilibrato che la ama e si sente inadeguato di fronte alle sue necessità di “trionfi e ricchezze” e che al ritorno di lei, la ucciderà dietro un paravento. Il libretto e la musica sono realmente descrittivi del muro che si erge tra i due personaggi. Tra l’altro il libretto è stato scritto da una donna conosciuta con lo pseudonimo di María Martínez Sierra. Si coglie l’approccio femminile nella psicologia dei personaggi e l’incredibile modernità del testo scritto agli inizi del secolo scorso. In Spagna come in Italia, le persone sono particolarmente sensibili al tema e il pubblico ha risposto comprendendo in pieno la finalità di denuncia del lavoro».

barbara_staffolani-5-325x325E la Pantomima di 15 minuti che vede la sua firma, come è nata?
«Come sempre sono partita dalla musica e, in questo caso soprattutto dal libretto che riprende le maschere tipiche della commedia dell’arte. Le fila dell’azione sono mosse da un Cupido e un Diablo che per una volta di comune accordo, giocano uno scherzo al malcapitato Pulcinella. Il vecchio si illude circa l’amore di una giovane Colombina che inizialmente accondiscendente, grazie a Cupido, si risveglia e si innamora del giovane Pierrot. L’epilogo è scontato: Colombina e Pierrot convolano a nozze e Pulcinella viene gabbato. La sfida è stata quella di rendere interessante attraverso il linguaggio del movimento, questa storia tutto sommato banale. Tra l’altro rappresenta l’unica parentesi a colori di uno spettacolo concepito tutto in bianco e nero e concretizza il sogno di amore di Lina, una delle due protagoniste femminili che, nella storia dell’opera ama, non corrisposta, Puck/Pierrot».

Qual è l’idea di base?
«Poiché all’interno della famiglia Sanders c’è uno Charlot che funge da attrazione per il pubblico del circo itinerante, l’idea di base è stata quella di ispirarmi alle comiche e di costruire una narrazione che richiamasse la maestria e l’ironia di Chaplin attraverso mille particolari. Dalle casse che camminano da sole, si aprono e chiudono e risultano vuote, alle frecce scoccate che colpiscono in piena fronte l’alter ego di Colombina, alle mestolate in testa al povero Pulcinella, alle pulci che generano prurito. Il tutto rigorosamente a tempo di una musica evocantissima, che non ha fatto che suggerirmi immagini e situazioni che ho realizzato in scena attraverso 7 acrobati e 4 cantanti fantastici che, oltre che con la voce, si sono misurati con il linguaggio mimico e della danza. Cantare a tempo di musica è completamente diverso dal muoversi su di essa».

Tra i teatri in cui ha lavorato ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?
«Quando penso ai teatri in cui ho avuto l’opportunità di lavorare, mi vengono immediatamente in mente i volti del palcoscenico. Fare il teatro, allestire un’opera lirica, implica una grande dedizione e ovunque io sia andata ho sempre riscontrato la consapevolezza di tutti coloro che lavorano sul e per il palcoscenico di operare per lo stesso obiettivo: dare al pubblico lo spettacolo migliore possibile. Non c’è teatro in cui sia stata, che abbia risparmiato il cuore e per questo ogni teatro merita un posto nel mio.
Poi, il calore che trasuda dai gradoni dell’Arena di Verona dopo una giornata di sole, l’energia che l’anfiteatro romano con i suoi secoli di storia ti trasmette, sono sensazioni fisiche che mi hanno sempre fatto pensare di essere a casa».

Possiamo sperare un giorno di vederla al lavoro sul palco dello Sferisterio?
«Lo Sferisterio è il teatro da cui ho mosso i primi passi nell’opera. A Macerata ho calcato il palcoscenico dello Sferisterio come corifea, ballerina, coreografa, per poi proseguire all’Arena di Verona come regista di ripresa e aiuto regista dei grandi nomi in cartellone al Festival estivo. Questo grazie all’allora sovrintendente Renzo Giacchieri, che conobbi e a cui feci da coreografa sempre allo Sferisterio.
Per ora nelle Marche ho collaborato recentemente al Rossini Opera Festival grazie ad Hugo De Ana che mi ha voluto con se per Le Comte Ory. Ora con il Maestro Gavazzeni direttore artistico che conosco dall’Arena di Verona e che stimo moltissimo, qualora se ne presenti l’occasione sarà un piacere e un onore ancora più grandi collaborare al Festival della mia città».

Concludo con una domanda di rito. Cosa intravede nel suo futuro?
«Opera, opera e ancora opera con la realizzazione anche di regie mie naturalmente. Tra l’ altro l’opera lirica è nel Dna di noi italiani e soprattutto all’estero ci riconoscono quanto bravi siamo nel farla e, le assicuro che le nuove generazioni, adeguatamente preparate, quando approcciano questo genere ne rimangono letteralmente rapite».

Barbara Staffolani si prende Sidney Debutto alla Opera house



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