Treia, prima “Marcia della Libertà”
«Onore alla memoria dei caduti»
LA MANIFESTAZIONE sabato scorso con le scuole. Il discorso del sindaco Franco Capponi

Si è svolta il 29 aprile a Treia la prima “Marcia della libertà”, celebrazione della ricorrenza delle “Festa della liberazione – 25 aprile” organizzata dall’ istituto Comprensivo “E. Paladini” e dal Comune di Treia. La manifestazione è iniziata in piazza della Repubblica dove la dirigente scolastica Silvia Mascia Paolo, il sindaco Francio Capponi e lo storico Matteo Petracci hanno riflettuto insieme alle alunne e agli alunni sul significato della manifestazione e della festa della liberazione. Anche l’alunna Giulia Sciapichetti, sindaco del Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi, ha portato la sua significativa riflessione sul concetto di libertà.
Alle alunne e agli alunni è stato distribuito anche un fascicolo sulla resistenza nel maceratese. Il corteo si è avviato attraversando corso Italia Libera, così rinominato nel primo dopo guerra per festeggiare la liberazione d’ Italia. Dopo aver percorso la circonvallazione cittadina i marciatori hanno raggiunto il luogo dove il 30 aprile 1944 sono stati trucidati i tre fratelli Ernesto, Nazareno e Armando Giustozzi. Davanti al cippo che ricorda la loro uccisione e alla presenza dei familiari e di Giuseppe Giustozzi, figlio di Ernesto Giustozzi (uno dei fratelli uccisi), si è svolto il gesto dell’Onore a tutti i Caduti: partigiani, militari, civili che con il loro sacrificio ci hanno “donato” libertà, democrazia e pace. La marcia ha successivamente raggiunto Villa La Quiete, luogo simbolo di detenzione e lotta partigiana. Matteo Petracci ha svolto una lezione sugli eventi storici legati a Villa La Quiete e alla resistenza nel maceratese. Anche l’Anpi ha partecipato alla manifestazione portando un contributo con un proprio rappresentante. La mattinata è stata conclusa da Liliana Palmieri che ha illustrato la storia della villa e ha accompagnato i partecipanti alla scoperta del parco. Una mattinata molto significativa che le alunne e gli alunni ricorderanno per aver riflettuto sui valori della libertà, democrazia e pace.
IL DISCORSO DEL SINDACO FRANCO CAPPONI – “Se volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi e nelle strade dove furono impiccati o fucilati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
È Piero Calamandrei che rivolge queste parole a un gruppo di giovani studenti, a Milano, nel 1955 e il Presidente Mattarella le ha volute ricordare nel suo discorso sul 25 Aprile. Parole adatte per la giornata di oggi a Voi ragazze e ragazzi e a tutti Noi.
E qui, anche a Treia, e’ giusto fare oggi questo gesto di commemorazione e di riconoscenza, questa marcia per chi ha combattuto per la nostra Libertà. Sono due elementi simbolo della lotta partigiana e della battaglia di chi riteneva un’ingiustizia il fascismo e le leggi fasciste. La fucilazione dei fratelli Giustozzi, fu una incomprensibile rappresaglia verso chi osava criticare le ingiustizie messe in atto dalla dittatura fascista dell’epoca.
Durante la lotta partigiana nelle nostre terre trovarono la morte alcuni somali ed eritrei unitisi al movimento partigiano prima imprigionati a Villa Spada di Treia
Anche questa nostra terra, infatti, ha visto tanti atti eroici di cittadini e di partigiani che si sono opposti al nazi-fascismo ed oggi possiamo certamente ricordare oltre ai fratelli Giustozzi anche gli sconosciuti ai più Carlo Abbamagal, morto nel famoso eccidio di Valdiola, una frazione di San Severino e poi Mohamed Abbasimbo, ScifarràAbbadicà e Abbagirù Abbauagi e tanti altri ancora dei 50 reclusi che fuggiti dalla prigionia di Villa Spada aderirono alla famosa Banda Partigiana capeggiata dal Comandante Mario Deppangher che comandava un gruppo multietnico di Partigiani che operava sulle montagne maceratesi, composto da inglesi, americani, jugoslavi, istriani, sovietici, ebrei, tanti giovani italiani ed anche parroci di campagna. Dopo avrete il racconto completo a cura del nostro amico Matteo Petracci che dobbiamo ringraziare per il grande lavoro di ricerca storica…. Una ricerca storica che oggi voi potrete apprezzare dato anche il fatto che la storia locale e quella del 900 e’ molto trascurata sia dai libri di testo di storia sia dalle autorità preposte).
Ecco perché qui come in tutti i Comuni del nostro Paese, la nostra Repubblica il 25 aprile celebra le sue radici, celebra la Festa della Liberazione.
Su queste nostre montagne, in queste valli, ricche di virtù di patriottismo e’ la nata la Repubblica italiana.
Rivolgo un saluto a tutti i presenti, all’arma dei carabinieri, alle autorità civili e religiose, alla nostra Dirigente Scolastica Silvia Mascia Paola e al prof. Teloni e agli professori che hanno lavorato al programma di oggi, al Sindaco dei ragazzi Giulia Sciapichetti, ai familiari della famiglia Giustozzi, ai rappresentanti dell’ANPI, ai cittadini tutti e a Voi ragazzi che speriamo la storia Vi insegni e faccia risaltare i veri valori della Libertà e della democrazia.
Libertà e democrazia, come alcuni dicono sono come l’aria e l’acqua per noi umani…. Diamo loro valore però solo quando vengono a mancare !! Invece dobbiamo impegnarci ogni giorno perché non manchino mai !!
Lo scorso 25 aprile il Presidente della Repubblica Mattarella ha deposto all’Altare della Patria una corona in memoria di quanti hanno perso la vita per ridare indipendenza, unità nazionale, libertà, dignità, a un Paese dilaniato dalle guerre del fascismo, diviso e occupato dal regime sanguinario del nazismo, per ricostruire sulle macerie materiali e morali della dittatura una nuova comunità.
Mattarella ha parlato di Galimberti che nel cuneese ha partecipato al movimento partigiano per riaffermare che avrebbe dato la sua vita “fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista, fino alla vittoria del popolo italiano che si ribella contro la tirannia mussoliniana…non possiamo accodarci ad una oligarchia che cerca, buttando a mare Mussolini, di salvare se stessa a spese degli italiani”.
Galimberti venne assassinato dai fascisti, ed oggi è una delle prime Medaglie d’oro della nuova Italia; una medaglia assegnata alla memoria.
Anche da noi abbiamo tante persone meritevoli di riconoscimenti perché
molti, anche dopo l’8 settembre,si impegnarono per la riconquista della Patria e della conferma dei valori del popolo italiano, dopo le ingannevoli parole d’ordine del fascismo: il mito del capo; il mito della violenza e della guerra; il mito dell’Italia dominatrice e delle avventure imperiali nel Corno d’Africa e nei Balcani. Combattere non per difendere la propria gente ma per aggredire. Non per la causa della libertà ma per togliere libertà ad altri.
La Resistenza fu anzitutto rivolta morale di patrioti contro il fascismo per affermare il riscatto nazionale.
Essa coinvolse operai, contadini e montanari che, per la loro solidarietà con i partigiani combattenti, subirono le più dure rappresaglie come avvenuto anche sulle nostre montagne.
Anche qui, come in tutte le aree di azione dei partigiani in italia… soprattutto al centro nord, si scatenarono quelle che furono stragi di cittadini senza colpa alcuna… come avvenuto per i fratelli Giustozzi, come per l’eccidio di Valdiola e dei tanti fatti accaduti nella nostra regione.
Dura fu la lotta per garantire la sopravvivenza dell’Italia nella catastrofe cui l’aveva condotta il fascismo. Ci aiutarono soldati di altri Paesi, divenuti amici e solidi alleati: tanti di essi sono sepolti in Italia, come nel nostro cimitero Polacco di Loreto dove sono sepolti oltre mille “liberi” soldati Polacchi che avevano combattuto per cacciare i Nazifascisti dalle Marche, soprattutto per la riconquista della città di Ancona che aveva una infrastruttura strategica per i Tedeschi: il Porto appunto.
Da tutto questo massacro di storie personali ( oltre 6 milioni furono gli ebrei, Rom, disabili, uccisi e bruciati nei campi di concentramento tedeschi) nasce la nostra Costituzione.
Le Costituzioni nascono in momenti straordinari della vita di una comunità, sulla base dei valori che questi momenti esprimono e che ne ispirano i principi.
La nostra Costituzione e’ bellissimae sempre attuale … perché è stata la risposta alla crisi di civiltà prodotta dal nazifascismo, e stabilisce in modo chiaro il principio della prevalenza sullo Stato…. della persona e delle comunità, guardando alle autonomie locali e sociali dell’Italia come a un patrimonio prezioso da preservare e sviluppare.
Il frutto del 25 aprile e del sacrificio della resistenza è la nostra Costituzione.
Il 25 aprile è la Festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo.
Dopo tutto cio’si e’ sviluppato inoltre il movimento della civiltà europea con la nascita di democrazie forti e mature nelle loro istituzioni e nella società civile, che ha permesso agli italiani e agli altri stati dell’Europa Unita di raggiungere risultati di civiltà ed economiche prima inimmaginabili.
Si e’ scelto di impegnarsi per scongiurare per il futuro i conflitti che hanno opposto gli Stati europei gli uni agli altri. Dall’ossessione del nemico alla ricerca dell’amico, della cooperazione.
Sentiamo riecheggiare in quello che appariva allora un sogno, il testo del preambolo del Trattato sull’Unione Europea: “promuovere pace, sicurezza, progresso in Europa e nel mondo”.
Un sogno che ha saputo realizzarsi per molti aspetti in questi settantacinqueanni. Anche se ancora manca quello di una vera “Costituzione per l’Europa”, nonostante i tentativi lodevoli di conseguirla.
Chiediamoci dove e come saremmo se fascismo e nazismo fossero prevalsi allora ?? Se non avessimo la nostra libertà.
Sono divenute realtà le utopie dei Costituenti europeisti, portate avanti con forza anche dal nostro Presidente Alcide de Gasperi,come quella di una moneta unica e speriamo anche nella creazione di “un unico esercito confederale”. E il tema della difesa comune è, oggi, al centro delle preoccupazioni dell’Unione Europea, in un continente ferito dall’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina.
Le persone che a vario titolo ricorderemo oggi (italiani e stranieri) erano dei “visionari” che, nel pieno della tragedia della guerra e tra le macerie, disegnavano la nuova Italia di diritti e di solidarietà, e l’Italia che da essa è nata, quanti compiono il loro dovere favorendo la coesione sociale su cui si regge la nostra comunità nazionale.
Oggi possiamo dire che rendono onore alla Resistenzai medici e gli operatori sanitari che ogni giorno non si risparmiano per difendere la salute di tutti anche a rischio della loro vita come sotto il Covid. Le rendono onore le donne e gli uomini che con il loro lavoro e il loro spirito di iniziativa rendono competitiva e solida l’economia italiana.
Le rendono onore quanti non si sottraggono a concorrere alle spese pubbliche secondo la propria capacità contributiva.
Il popolo del volontariato che spende parte del proprio tempo per aiutare chi ne ha bisogno.
I giovani, i professori che, nel rispetto degli altri, si impegnano per la difesa dell’ambiente o si impegnano nello studio e nell’insegnamento per migliorare la società di domani.
Tutti coloro che adempiono, con coscienza, al proprio dovere pensando al futuro delle nuove generazioni rendono onore alla liberazione e alla Resistenza.
Oggi quindi con la nostra Marcia della Libertà renderemo onore alla memoria di tutti questi caduti.
Viva quindi la Festa della Liberazione! Viva l’Italia che ricorda e che si impegna!”