La Anconetani contro Ciarapica:
«Lui esulta, ma si è persa un’attività storica
con 30 posti di lavoro più l’indotto»

CIVITANOVA - La società critica il primo cittadino per il parcheggio da 120 posti auto: «Il progetto viola le norme urbanistiche e l'area non è tornata al Comune. L'ultimo scafo è stato varato a luglio 2021, quindi non era abbandonata. Tra l'altro la Giunta aveva dato parere favorevole alla realizzazione di un progetto di ristrutturazione a parole per poi fare marcia indietro e cacciarci»
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L’ultimo scafo varato all’Anconetani a luglio 2021

 

«Il sindaco di Civitanova esulta per la chiusura del cantiere navale Anconetani Luigi&C che risulta in attività da quattro generazioni, leader nazionale non solo nel settore della cantieristica della pesca ma oggi con la nuova dirigenza anconetana leader europeo nella cantieristica da diporto di mega yacht di lusso. Cantiere in attività che non ha potuto più operare nonostante i progetti presentati per la ristrutturazione dell’immobile e dell’area in oggetto per poterla adattare alle nuove esigenze produttive».

Sono le parole di Paolo Sdrubolini amministratore della società Anconetani Luigi&C, che mette nel mirino il progetto del nuovo parcheggio da 120 posti auto inaugurato proprio ieri al porto nell’area che era del cantiere navale. E soprattutto punta il dito contro il sindaco uscente Ciarapica, che nel difendere il parcheggio aveva definito l’area degradata e abbandonata da anni e aveva “esultato” dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione al Comune su uno degli aspetti al centro del lungo contenzioso con l’azienda.

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Il taglio del nastro ieri per il parcheggio all’ex Anconetani

«La Giunta Ciarapica negli anni passati aveva dato parere favorevole alla realizzazione del progetto di ristrutturazione a parole – aggiunge l’imprenditore – per poi fare marcia indietro e in pratica cacciare la ditta dall’area in oggetto. Quindi non è vero che l’area era abbandonata, tanto che è stato varato l’ultimo scafo il 27 luglio 2021.  Si evidenzia alla cittadinanza la perdita forse per sempre di una attività portuale (da svolgere nell’area di proprietà del demanio destinata dal piano regolatore a zona produttiva) con manodopera di oltre 30 maestranze più l’indotto per la cantieristica. Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato del 10 maggio scorso, richiamata dal sindaco, che respinge la richiesta di proroga degli ex concessionari, si rileva che la relazione urbanistica già presentata a tutte le autorità non cambia di una virgola ma resta totalmente valida per la denuncia di illegittimità delle procedure attuate dalla Giunta e dall’Ufficio tecnico comunale per la realizzazione del parcheggio in area portuale».

«Il sindaco o chi per lui – sottolinea Sdrubolini – non conosce le norme tecniche del piano regolatore perché il parcheggio realizzato ha cambiato destinazione all’area da portuale a F (servizi a parcheggi) per la città e non per la zona portuale che doveva essere sancita da variante urbanistica dietro assenso del Demanio. In realtà si è proceduto in barba anche al Codice della navigazione, bando di evidenza pubblica, più la legge comunitaria Bolkestein non attuata (il Demanio ha il dovere di realizzare il massimo profitto dal canone di concessione). Non risulta vero come pubblicamente affermato dal sindaco che l’area è tornata alla proprietà della città. Per ultimo – conclude – si fa presente che si attende da tutte le autorità coinvolte la richiesta di: annullamento cambio di destinazione urbanistica illegittimo da area portuale produttiva a parcheggio pubblico per la città con la creazione di enclave all’interno del Piano norma 3.2 non ancora progettato ed approvato ma zona “bianca”: illegittimità rispetto al Codice della navigazione; illegittimità rispetto alla Bolkestein».

 

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