Lucrezia Ercoli parla del sisma
al Salone del libro di Torino:
presentato “La terra trema”
MACERATA - Anteprima nazionale dell'ultimo saggio della direttrice artistica di Popsophia, dedicato alla filosofia della catastrofe. L'autrice: «La catastrofe non è soltanto un evento distruttivo ma una soglia che cambia il nostro modo di interpretare la realtà». La sottosegretaria Silvia Luconi: «La cultura serve a riconnettere il territorio e non perdere la sua storia»

Lucrezia Ercoli al Salone del libro
In questi dieci anni in tanti modi si è parlato del terremoto: dalle macerie iniziali, i lutti, la ricostruzione poi, le riaperture. A posare una nuova pietra verso una ricostruzione immateriale di memoria e futuro è il nuovo libro “La Terra Trema” che la filosofa e direttrice artistica di Popsophia, Lucrezia Ercoli, dedica al tema della filosofia della catastrofe, un viaggio filosofico all’interno delle macerie del terremoto, ma non solo, fra immagini mediatiche e fragilità contemporanee.
L’anteprima del saggio in uscita il 14 giugno per Il melangolo è stata presentata questa mattina al Salone del libro di Torino all’interno dello stand della Regione e ha rappresentato una preview nazionale del volume. A dialogare con l’autrice la Sottosegretaria alla presidenza della Regione Marche Silvia Luconi, entrambe intervistate da Alvin Crescini.
Il libro esce a dieci anni dall’anniversario del terremoto del centro Italia del 2016, una data che è stata l’occasione per una riflessione allargata al tema della catastrofe come cambio di paradigma, come evento capace di scardinare la nostra quotidianità e il nostro comfort, ma anche di aprire ad una svolta, una soglia fra il passato e un futuro da ricostruire e reinventare. Partendo dal terremoto di Lisbona del 1755 fino ai più recenti eventi traumatici del presente, il libro attraversa il pensiero di filosofi come Voltaire, Rousseau e Kant, intrecciandolo con cinema, fotografia, letteratura, cultura visuale e immaginario pop contemporaneo. Un’indagine che mette al centro non solo la distruzione materiale, ma soprattutto il cambiamento dello sguardo collettivo dopo la catastrofe.

Grande attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra il territorio marchigiano e il tema del sisma, elemento che attraversa l’ultima parte del volume dedicata all’Italia che trema e al terremoto del Centro Italia del 2016, vissuto in prima persona dall’autrice.
«La ricostruzione non può essere ridotta a mera scelta urbanistica o architettonica. Deve coinvolgere la memoria, le relazioni sociali e la rigenerazione di una comunità che ha perso il suo campanile, il suo punto cardinale per orientarsi nel mondo. Dallo scarto tra quell’esperienza e la comprensione nasce questo libro — ha spiegato Lucrezia Ercoli durante la presentazione —. Non soltanto da un interesse teorico per la filosofia della catastrofe o per le forme della rappresentazione artistica e mediatica del terremoto. Ma da un evento sedimentato nel corpo prima ancora che nel pensiero; dal tentativo di dare forma e senso a qualcosa che si sottrae alla comprensione. La catastrofe non è soltanto un evento distruttivo ma una soglia che cambia il nostro modo di interpretare la realtà. Dopo una catastrofe il mondo non è più lo stesso, ma soprattutto non siamo più gli stessi noi che lo guardiamo. Il rischio contemporaneo non è solo l’evento catastrofico, ma la sua continua esposizione e ripetizione. Da problema teologico a questione filosofica, da cataclisma naturale a fenomeno mediale, la catastrofe attraversa epoche, linguaggi e forme di rappresentazione diverse. Ma mantiene la stessa “forza rivelativa”: rende visibili le fragilità strutturali che in tempi ordinari restano nascoste; è una lente che ingrandisce ciò che normalmente sfugge allo sguardo quotidiano».
«Mi fa molto piacere essere qui – ha sottolineato la sottosegretaria alla presidenza della Regione Silvia Luconi – perché conosco bene il lavoro culturale che Lucrezia Ercoli svolge nelle Marche e che ha svolto ad esempio proprio in occasione del terremoto a Tolentino dove, nonostante il terremoto nel 2016, ha rimesso in moto energie e connessioni per non disperdere chi era rimasto, organizzando comunque il festival. Perché oltre alla ricostruzione materiale non dobbiamo dimenticare che c’è tutto un altro lavoro, non meno importante, che è quello della ricostruzione immateriale. Una riflessione necessaria sulla memoria, sul passato e su come riconnettere un patrimonio immateriale verso il futuro.
Credo che la filosofia, come l’arte e la cultura possa essere il linguaggio attraverso cui fare questo lavoro di riconnessione per non dimenticare e non perdere la storia del nostro territorio».
La tappa torinese rappresenta una anticipazione del libro che verrà presentato in anteprima il 13 giugno al festival della Letteratura di Salerno e il 14 giugno nell’ambito del Festival dell’Appennino a Poggio d’Api di Accumoli assieme al Commissario per la Ricostruzione Guido Castelli. Seguiranno una serie di tappe in festival in tutta Italia.