Entra a casa di una donna per violentarla,
il 35enne resta in carcere
Ha negato tutto: «Invitato da lei»
SAN SEVERINO - Il gip del tribunale di Macerata ha convalidato l'arresto questa mattina. L'uomo nega gli addebiti, sostiene di non aver cercato di costringere la donna ad un rapporto sessuale, ha ammesso che c'è stata una colluttazione, ma nella versione che ha dato sostiene sia stata lei ad aggredirlo
di Gianluca Ginella
Resta in cella il moldavo arrestato dai carabinieri dopo che aveva cercato di violentare la figlia dell’uomo da cui lavorava come badante. Nel corso dell’udienza ha dato la sua versione dei fatti, sostiene che sarebbe stata la donna che lo ha denunciato a invitarlo a casa e di non avere cercato di violentarla. I fatti sono avvenuti a San Severino la notte del 27 marzo. L’uomo, un 35enne da qualche giorno aveva iniziato a lavorare a casa di un anziano come badante. Aveva così conosciuto la figlia.
Oggi nel corso dell’udienza che si è svolta davanti al gip Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata il moldavo, assistito dall’avvocato Paola Castellani, ha detto che quella sera aveva cenato insieme all’anziano e alla donna. Poi, sostiene l’arrestato, la donna lo avrebbe invitato a casa, lui l’avrebbe seguita e lì ci sarebbe stata una colluttazione, che l’uomo ha ammesso. Sostiene però che sarebbe stata la donna ad aggredirlo e di non avere cercato di violentarla. Nega inoltre di aver picchiato il padre di lei. Il giudice ha convalidato l’arresto e confermato la custodia cautelare in carcere per il moldavo. Il suo legale ha chiesto al giudice di consentire al suo assistito di contattare la madre, che vive a Macerata.
La sera del 27 marzo l’uomo, dice l’accusa, era entrato a casa della donna, che vive vicino alla casa del padre, mentre lei stava dormendo. La donna si era svegliata all’improvviso e lui le aveva detto una frase come «sono un uomo e ho delle esigenze», poi, gli contesta la procura, aveva tentato di violentarla. Al rifiuto della donna l’aveva picchiata. Lei era poi riuscita a fuggire e si era rifugiata a casa del padre. Da lì aveva chiamato i carabinieri. L’uomo però non aveva desistito. Aveva sfondato la porta d’ingresso dell’abitazione dell’anziano e poi la porta della camera in cui la donna si era chiusa. Era stato allora che erano arrivati i carabinieri della stazione di San Severino e i militari della Compagnia di Tolentino, che lo avevano bloccato e poi arrestato.
*A tutela della vittima il nome dell’imputato non viene indicato
