Dieci opere emblematiche
e il reading Auschwitz:
così Montefano non dimentica

SCUOLA E MUNICIPIO riportano le opere di 10 artisti locali dedicate all'Olocausto. Il teatro La Rondinella gremito per letture e musica

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Il Giorno della memoria, un ragazzo osserva i manifesti in piazza

di Elisabetta Mascellani

Da qualche giorno, le strade di Montefano sono animate in modo inusuale. Ieri pomeriggio, poco prima del reading Auschwitz, dedicato alla Giornata della memoria, su per la salita che porta alla piazza, tra la gente che si affanna all’ingresso del Teatro, un ragazzo si ferma sul marciapiede e osserva in silenzio. Sul muro sottostante le volte, sono stati sistemati dieci pannelli.
Con tratti semplici, tra l’altro, vi sono rappresentati: una bambina, che sorride mentre gioca alla corda; indossa un vestitino a strisce, decorato con una stella gialla a cinque punte. La sua corda è di filo spinato. Una donna, su uno sfondo a strisce bianche e nere, dietro il recinto che la separa da sette papaveri rossi, piange. Anche il suo recinto è di filo spinato e anche su di lei incombe una stella gialla a cinque punte.

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Le opere esposte all’asilo

 

Queste immagini, uscite dagli schermi dei computer, unico strumento di socialità nel lungo lockdown, accompagnano lo sguardo, per le strade del paese. A pochi passi di distanza, infatti, sulla recinzione delle Scuole e sul muro del Municipio, le stesse dieci emblematiche immagini, – realizzate da sette artisti locali, tre dei quali montefanesi: Martina Fratini è di Montefano; Nicola Alessandrini e Morden Gore vivono a Montefano, ma sono maceratesi, come Giuditta Chiaraluce; Maria Loreta Pagnani è di Senigallia e Allegra Corbo, di Ancona, – scelte quest’anno dall’Anpi per celebrare la Giornata della Memoria, si ripetono uguali alle prime, come il monito al ripetersi della Storia. Invitano alla riflessione e a combattere il muro di Indifferenza che ci divide dalla sofferenza degli altri.

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Le opere esposte in Comune

Ricordano che scuole e municipi sono le sedi istituzionali deputate ad insegnare ed esercitare la democrazia.
Su uno dei pannelli c’è solo un numero di sei cifre: 174517. Al campo di concentramento di Auschwitz, quel numero fu tatuato sul braccio di Primo Levi, un uomo che, da quel momento, come tutti gli uomini e le donne e le bambine e i bambini che si trovarono a vivere la tragedia dell’Olocausto, si vide negato anche il diritto al proprio nome.
Se l’inconsapevole minaccia, l’oltraggio della negazione dell’identità e della morte nei forni ritorna nella bocca di due quattordicenni italiane, ha sottolineato la sindaca Angela Barbieri, questa non è solo Storia, è attualità da affrontare.
Lo striscione teso all’ingresso del paese, sullo sfondo di tre visi di piccole donne, – le sorelle Bucci, – ricorda: ‘Senza Memoria non c’è Futuro’. La democrazia è fatta di rispetto e responsabilità quotidiani, impossibili senza la doverosa restituzione di nomi, di storie e identità. Così, la testimonianza è l’impegno morale preso dai sopravvissuti con le vittime dell’Olocausto.
Molti di loro sono scomparsi, ma ci hanno lasciato documenti e memorie: le loro parole nei giorni scorsi sono risuonate a scuola, alla presenza delle sindache di Montefano, Angela Barbieri, e di Ancona, Valeria Mancinelli, durante l’incontro con i ragazzi della scuola media, e domenica nel Teatro La rondinella, gremito di gente.

montefano_spettacoloLo spettacolo, organizzato dal Maestro Danilo Vecchi, è stato introdotto dalla presidente della locale sezione Anpi, Nunzia Coppari, alla presenza di Egidio Tavoloni, presidente della sezione di Appignano.
Sono stati riproposti i testi: Le scarpette rosse di Joice Lussu, il Diaologo tra padre nazista e figlio ebrei di Helga Scheider   (originariamente al femminile adattato al maschile per esigenze di scena), accompagnati dalle strazianti immagini della liberazione del campo di Auschwitz da parte dei soldati russi, il 27 gennaio 1945, a cura di Franco Coppetta.
Voce narrante e letture Davide Bugari. Quel male, incomprensibile è tornato a noi ‘che viviamo caldi nelle nostre case’, nei versi di Primo Levi che, a loro volta, rievocano il duro monito del Salmo 137: Se ti dimentico, si paralizzi la mia destra;/ resti la mia lingua attaccata al palato, /se io non mi ricordo di te, / (…) beato chi ti darà la retribuzione del male che ci hai fatto.”

Le letture delle testimonianze, tratte da L’Istruttoria di Peter Weiss, sono state a cura del teatro aperto di Osimo ed eseguite da Gaia Bianchelli, Maria Laura Bevilacqua, Daniele Trucchia, Marco Frontalini, con la partecipazione video dell’attrice Eleonora Fontana e del musicista Davide Peron.

Le musiche, eseguite da Danilo Vecchi (piano, fisarmonica), Federico Vecchi (chitarra e voce), Carlo Celsi (violino), Francesco Bartolozzi (contrabbasso), Davide Bugari (rullante), hanno ricordato le orchestrine che erano costrette a suonare e accompagnare gli ebrei ai forni crematori.


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