Concessioni, i balneari alzano la voce:
«Siamo pronti anche a non riaprire
La scadenza al 2023 va bloccata»

CIVITANOVA - L'Abat presieduta da Mara Petrelli lancia un messaggio alla giunta regionale in vista della Conferenza Stato-Regioni di domani, quando si discuterà proprio della sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera alle aste a partire dal 2024
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Uno chalet sul lungomare di Civitanova

 

Sono addirittura pronti a non riaprire, se non verranno trovate soluzioni adeguate. Sono i balneari degli stabilimenti del Maceratese dell’Abat, l’associazione presieduta dalla civitanovese Mara Petrelli. Domani, infatti, è prevista una conferenza Stato-Regioni che tratterà la questione del rinnovo delle concessioni demaniali, dopo che la settimana scorsa il Consiglio di Stato ha stabilito che le aste dovranno partire dal 2024 e che non è possibile più alcun rinnovo. Una decisione quella dei giudici amministrativi che ha mandato in fibrillazione tutto il comparto. E così oggi l’Abat, alla vigila della Conferenza, vuole far sentire la sua voce soprattutto alla Regione.

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Mara Petrelli, presidente Abat

«Ogni regione ha una realtà lavorativa, economica, strutturale, di valenza turistica diversa  – dicono i balneari – siamo consapevoli quindi che la “mappatura” voluta dal governo sia doverosa . La mappatura dovrebbe, almeno, prevedere ubicazione geografica, dimensioni, potenziale di spesa del turista, potenziale di attrazione, bacino di utenza. La regione Marche, si era già classificata in classe turistica “b” di media valenza turistica; paga da allora dei canoni più alti rispetto al resto d’Italia le cui regioni sono rimaste in categoria “c” bassa valenza turistica. Le Marche hanno costruito l’industria del turismo grazie all’impegno e ai sacrifici di nuclei familiari, che negli anni ‘50 hanno dato avvio al turismo balneare; il successo si regge sul fatto che le attività si sono tramandate da generazione in generazione. Per cui l’attività balneare è diventata l’attività primaria di queste famiglie. Ed è sempre per questo motivo che, in tempi di crisi economica (vedi crisi della calzatura e della marineria), sono riuscite a mantenere l’economia e l’occupazione lavorativa in tutto l’indotto regionale». L’Abat chiede innanzitutto di bloccare la scadenza delle concessioni nel 2023. «Se così non fosse – aggiunge l’associazione – ci sarebbe la distruzione totale del settore. Noi come balneari abbiamo in concessione solo il suolo, tutto il resto è nostra proprietà privata, con nostri investimenti privati, voluti dai precedenti governi per lo sviluppo dell’economia turistica, tramite leggi. Non è possibile che la sentenza abbia dato solo due anni per tutelare esclusivamente le pubbliche amministrazioni, trascurando totalmente la tutela economica e sociale di noi cittadini privati, con ripercussioni gravissime sul piano economico delle imprese e dell’occupazione lavorativa, mandando a sfascio tutto l’indotto economico che gravita attorno ad essa. Attenzione: tra associazioni stiamo già valutando l’ipotesi di non aprire per niente le attività nel prossimo immediato, e questo causerebbe una perdita immediata per il Pil nazionale. E’ inaccettabile – sottolinea l’Abat – che l’Italia sia stata trattata in maniera ingiusta e differente rispetto ad altri Paesi europei(Francia, Spagna, Portogallo, Galizia), i quali hanno avuto proroghe lunghissime e permessi, mai contrastati dalla stessa Europa, nonostante noi e loro abbiamo gli stessi obiettivi di difesa del turismo. Ogni nazione ha difeso il proprio turismo, tranne l’Italia . Che sia chiaro: pretendiamo soluzioni dal nostro governo identici a quelli messi in atto per gli altri. Se Europa deve essere, Europa deve essere per tutti in egual modo. In conclusione, chiediamo che la Regione Marche si faccia carico di questa realtà e le esponga, con forza, al governo nazionale, tenendo conto che le stesse realtà e problematiche valgono anche per tutte le altre concessioni demaniali marittime, cantieristiche, portuali, commerciali, allevamenti in mare e quant’altro». 

 

 

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