Concessioni balneari, aste dal 2024
Operatori sul piede di guerra
«Daremo battaglia»

CIVITANOVA - La sentenza del Consiglio di Stato ha anticipato al 2023 la fine delle proroghe, lo spettro liberalizzazioni ha messo in fibrillazione il settore. Mara Petrelli (Abat): «Diventerà tutto un McDonald's della balneazione. Mi si spieghi cosa c'è di male se ci sono concessioni giunte alla terza o quarta generazione. Abbiamo sempre lavorato, pagato le tasse, fatto investimenti»
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Il lungomare sud di Civitanova in piena estate

 

di Laura Boccanera

Ieri sera alla notizia della sentenza del Consiglio di Stato è scattato il tam tam tra gli operatori balneari della costa, preoccupati dalla recente novità messa nero su bianco dalla giustizia amministrativa. Se la proroga al 2033 non aveva fatto tirare un sospiro di sollievo agli addetti, ma aveva dato comunque garanzie di un tempo ragionevole prima della rivoluzione sulle concessioni, il Consiglio di Stato ha provocato un terremoto fra i balneari.

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Mara Petrelli – presidente Abat

Dal 2024, ha fatto sapere il Consiglio di Stato, «anche in assenza di una disciplina legislativa» le concessioni «cesseranno di produrre effetti, nonostante qualsiasi eventuale ulteriore proroga legislativa che dovesse nel frattempo intervenire, la quale andrebbe considerata senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea». Insomma dal 2024 via alle liberalizzazioni con le aste e basta proroghe. Questo il senso della sentenza che ora mette gli operatori sul piede di guerra. Il 2024 è dietro l’angolo, rimangono praticamente solo due stagioni estive e come ovvio l’allarme è partito forte e chiaro: «Di certo non staremo a guardare – dice Mara Petrelli dell’Abatieri sera appena appresa la notizia come ovvio abbiamo cominciato tutti a telefonarci tra noi concessionari di spiaggia di Civitanova. Aspettiamo ora di capire bene i termini della sentenza e l’iter che sarà necessario prima che il Governo recepisca, suppongo con una legge, la sentenza. Ma daremo battaglia, ci rivolgeremo ai migliori avvocati. Ora non è più il tempo della preoccupazione, quello è stato oltre 10 anni fa quando con la Bolkenstein ci hanno inserito nella direttiva servizi quando la nostra attività non è un servizio, ci sono beni, investimenti che non vengono considerati e che per ammortizzarli non bastano assolutamente 6 anni di concessione, ma serve una vita. Ora siamo avvelenati, qualcuno deve renderci conto del perché non è stato possibile estrometterci dalla Bolkenstein o fare leggi avverse all’Ue come fatto dalla Spagna che ha concesso proroghe da 30 a 75 anni. Qui invece si è andato avanti di anno in anno sempre sul filo. Occorrerà anche capire se è lecito che il Consiglio di Stato proponga una nuova scadenza o se doveva solo pronunciarsi sulla correttezza della proroga fino al 2033». Ancora difficile valutare infatti l’impatto del provvedimento e le possibilità di manovra per i balneari che però sono pronti a dare battaglia: «Non è un provvedimento che andrà a favore dell’economia italiana – continua Petrelli – se gli stranieri possono arrivare che comprino la mia attività, non con un’asta che non tiene conto degli investimenti fatti in una vita. Diventerà tutto un McDonald’s della balneazione, perdendo tipicità. Mi si spieghi cosa c’è di male se ci sono concessioni giunte alla terza o quarta generazione. Abbiamo sempre lavorato, pagato le tasse, fatto investimenti per migliorare e offrire servizi e accoglienza, dato lavoro. Il settore turistico in questi anni di pandemia in estate ha trainato l’economia che altrimenti sarebbe ferma, ora ci si fa scontare questa cosa».

 

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