«Vaccini, prima della fascia 60-65
dare la priorità ai caregiver»

L'INTERVENTO di Manuela Berardinelli, presidente Alzheimer Uniti Italia: «Se arriverà il mio turno per il vaccino, lo cederò agli assistenti di persone non autosufficienti». Nella lettera all'assessore Saltamartini: «Se viene contagiato chi si prende cura delle molteplici patologie che danno disabilità, anche se la persona malata è vaccinata, si rischia ugualmente la tragedia perché nessuno se ne potrà occupare»
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Manuela-Berardinelli-Presidente-AUI

Manuela Berardinelli, presidente Alzheimer Uniti Italia

 

«Sono disposta a rinunciare al mio vaccino per un caregiver». A dirlo è Manuela Berardinelli, presidente di Alzheimer Uniti Italia che ha scritto all’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini per sollecitare un’accelerazione delle somministrazioni tra i familiari e gli assistenti di persone non autosufficienti.
Dare la precedenza ai caregiver e ai conviventi delle persone disabili, rispetto alla fascia 60-65, nella vaccinazione, sapere i tempi di attesa, riconoscere loro (sia gli assistiti che gli “assistenti”) lo stato di vulnerabilità ed inserire una voce specifica per la diagnosi di demenza nel documento da consegnare alla somministrazione. Sono questi i punti su cui si sofferma la lettera inviata da Manuela Berardinelli. 

«Scrivo in merito all’apertura delle adesioni alla vaccinazione che è stata rivolta nell’ultima settimana ai caregiver e conviventi delle persone disabili e estremamente vulnerabili. Molti familiari interpellano l’associazione per formulare delle domande ed esporci criticità. Da sempre crediamo nel “lavoro” di squadra nel rispetto dei diversi ruoli e delle differenti competenze, per cui riferisco a lei a seguire quanto sinteticamente raccolto, certa di una sua pronta attenzione, rinnovandole la nostra disponibilità ad una collaborazione con la Regione, collaborazione che c’è sempre stata a parte la parentesi Ceriscioli. L’intento comune è quello di rendere l’iniziativa un successo in termini di rapidità ed efficienza sempre nell’interesse primario della persona fragile ed a seguire le elenco i vari aspetti. In primis coloro che hanno prenotato chiedono quali saranno i tempi di attesa per essere ricontattati dagli operatori sanitari per concordare l’appuntamento in quanto per un caregiver è impossibile lasciare il proprio caro di cui si prendono cura h 24 senza avere il tempo di organizzare la sostituzione. Altro aspetto per cui i familiari ci contattano è legato alla categoria entro cui fare richiesta. Infatti, all’interno del documento di soggetti estremamente vulnerabili non è espressa in maniera chiara la diagnosi di demenza come Alzheimer, Fronto-Temporale, Corpi di Lewy, Parkinson etc. Questa potrebbe essere inclusa nella sezione “malattie neurologiche”. Un ultimo aspetto da chiarire, magari attraverso una nota esplicativa, riguarda le condizioni che consentono il riconoscimento dello stato di vulnerabilità, tanto del soggetto quanto del caregiver. Le casistiche di cui siamo a conoscenza, infatti, vedono diverse possibilità: soggetti con diagnosi di demenza e riconoscimento dell’invalidità al 100%, soggetti con diagnosi di demenza e invalidità minore del 100%, soggetti con diagnosi di demenza, attestata per mezzo di esami strumentali, neuropsicologici e specifiche scale di valutazione Cdr o Mmse, che non hanno il riconoscimento di invalidità, perché rigettata, perché in attesa di risposta dalla commissione o perché mai fatta. A tal proposito, la proposta è quella di inserire una voce specifica per la diagnosi di demenza e dare dei riferimenti ai soggetti e ai caregiver rispetto alle condizioni di accoglimento dell’adesione alla campagna vaccinale – conclude Manuela Berardinelli -. Rinnovando la nostra totale disponibilità a collaborazioni in materia di Alzheimer e demenze, mi permetto di chiederle un’ultima cosa: prima di “aprire” alle adesioni della vaccinazione per i 60-65 (e vado contro i miei interessi perché ho 60 anni) le chiedo formalmente di dare la priorità ai caregiver, non solo per l’Alzheimer ma ovviamente per i tanti che si prendono cura delle molteplici patologie che danno disabilità e che non consentono autonomia, se si ammala uno di loro, anche se la persona malata è vaccinata, si rischia ugualmente la tragedia perché nessuno se ne potrà occupare».

 

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