«Il padre dà le regole, la madre accudisce»
Ciccioli di nuovo nella bufera
«La destra esca dal Medioevo»

IL CAPOGRUPPO di FdI in Regione ancora una volta, dopo le parole su natalità e sostituzione etnica, finisce al centro delle polemiche per quanto affermato in Consiglio sulla famiglia naturale. Le dure critiche di Cgil, Art1, M5S e movimento femminista #moltopiùdi194, che ha annunciato una settimana di mobilitazione
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Carlo Ciccioli, capogruppo FdI in Regione

 

«Il padre deve dare le regole, la madre deve accudire». E poi ancora: «Non possono esistere alternative al nucleo familiare naturale». Carlo Ciccioli, capogruppo di FdI in Regione, finisce di nuovo nella bufera. Queste sono le affermazioni che ha pronunciato in Consiglio regionale durante la presentazione di una proposta di legge regionale di Fratelli d’Italia per dare un quadro di riferimento normativo unitario sui temi della famiglia, della genitorialità e della natalità e che vede come primo firmatario il consigliere Marco Ausili. Frasi che fanno il paio con quanto aveva già dichiarato sull’aborto e sulla natalità, quando aveva paventato il pericolo di una sostituzione etnica. Già allora aveva sollevato un polverone, tanto che anche FdI, con la consigliera Elena Leonardi e tutto il centrodestra avevano preso le distanze da quelle affermazioni.

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Daniela Barbaresi, segretaria Cgil

Ora, con queste nuove frasi la polemica si è rinfocolata.  «E’ cosi: nelle Marche è scesa la notte – dichiarano la segreteria regionale della Cgil e il forum donne della Cgil – una notte che vorrebbe riportare con sé il buio di una cultura patriarcale, arretrata e misera, che vuole maschi dominanti e donne meste e servizievoli. Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha una strana, triste e arretrata idea di famiglia. Una famiglia che deve essere rigorosamente “composta da uomo, donna e figli” perché per Ciccioli “considerare altre forme è sbagliato”. Forse qualcuno dovrebbe avvisare il consigliere Ciccioli che la riforma del diritto di famiglia non solo è già stata fatta ma sono anche già passati 46 anni da allora, per non arrivare a scomodare la Costituzione. Delle due l’una: o da adesso in poi dobbiamo prendere Ciccioli come il pittoresco personaggio del bar di paese che nessuno prende sul serio oppure considerarlo come il dirigente politico di primo piano dell’attuale maggioranza in Consiglio regionale. Ma se vale la seconda, c’è da chiedersi cosa aspettano l’assessora Latini e le Consigliere regionali di maggioranza a far sentire la loro voce. Non hanno forse niente da dire? Possono tacere di fronte a cosi gravi e indicibili affermazioni? Ci saremmo aspettati una loro immediata e doverosa presa di distanza e invece il loro silenzio pesa quanto la gravità delle affermazioni di Ciccioli».

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Massimo Montesi, coordinatore regionale Articolo 1

Duro anche l’intervento di Art1 Marche. «Anche se ormai dovremmo essere abituate, non finiamo mai di stupirci per l’arretratezza culturale che la destra marchigiana dimostra in particolare quando si riferisce alle donne e alla società contemporanea – dichiara il coordinatore regionale Massimo Montesi – Ritorna fuori la “famiglia naturale” frutto ideologico di stampo religioso che nulla ha a che fare con la scienza e con la cultura. Come dice Chiara Saraceno, una delle più grandi studiose della famiglia “non c’è nulla di meno naturale della famiglia. Che non vuol dire che è innaturale, ma che la famiglia è una costruzione sociale, legale e normativa. Tanto che la concezione di famiglia è cambiata e cambia continuamente nel tempo e nello spazio”. La concezione naturale che la destra vorrebbe imporre anche a chi non è cattolico contrasta con tutte le leggi che le donne e gli uomini hanno conquistato in epoca recente: la condivisione su base paritaria della patria potestà sui figli, la parità tra uomo e donna, il ruolo soggettivo dei figli, la parità lavorativa delle donne che non si riconoscono più nel ruolo esclusivo di “accuditrici”, testimoniano quanto il concetto di famiglia difeso dalla destra sia antitetico alla vita reale. Nella vita reale famiglia è anche quella di nonni e nipoti, di donne e uomini single, di donne e di uomini non sposati, di persone dello stesso sesso, insomma di tutte quelle realtà dove esiste, come dice la Costituzione, “una comunità di affetti” e non solo di relazioni di sesso. Del resto non ci risulta che anche molti esponenti della destra non abbiano più di una famiglia e che quindi non abbiano usufruito delle conquiste legislative che le battaglie delle donne in particolare hanno condotto. E allora, care donne e cari uomini della destra marchigiana, siate meno ipocriti e uscite dal Medioevo».

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La manifestazione del movimento femminista sull’aborto

Mentre il movimento femminista #moltopiùdi194 ha lanciato una settimana di mobilitazioni.  «La saga marchigiana continua – commenta il movimento – Ne sentivamo il bisogno? Assolutamente no. L’avevamo previsto? Purtroppo sì, perché alla messa in discussione del diritto all’aborto sempre si accompagna il riemergere di una visione patriarcale della famiglia e del ruolo sociale della donna, il cui compito è quello di accudire la prole, di essere obbediente, sottomessa agli ordini del marito padre e padrone che decide e comanda. Sostenendo che l’unica forma di famiglia possibile sia quella “naturale” vengono messe ovviamente sotto attacco tutte le altre possibili forme di famiglia, da quelle omogenitoriali a quelle monogenitoriali o senza figli. Alla luce di questi ripetuti e continui attacchi abbiamo lanciato una settimana di mobilitazioni come coordinamento regionale Le donne avanzano #moltopiùdi194 in vista dell’8 marzo, a partire da una tappa territoriale questo sabato, 27 febbraio». Qui il link dell’appuntamento.

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Marta Ruggeri e Simona Lupini

«La famiglia ha assunto molte forme negli ultimi decenni e la Regione deve essere rappresentativa di tutte e tutti, senza esprimere giudizi, fossero anche personali: Ciccioli ogni settimana alza l’asticella con dichiarazioni sempre più assurde – dichiarano le consigliere regionali del M5S Marta Ruggeri e Simona Lupini, che è anche  psicanalista specializzata in infanzia adolescenza e genitorialità – Tutti gli studi indicano che quello che conta, per lo sviluppo bio-psico-sociale del bambino, è il clima che respira in famiglia e le funzioni che i caregiver svolgono, concetti molto complessi, che vanno declinati in ambito clinico, non usati per fare propaganda. Se la legge sull’aborto è del 1978, la riforma del diritto di famiglia è del 1975 e la legge sul divorzio è del 1970: ormai sono decenni che il termine famiglia va declinato al plurale. Di sicuro, all’educazione dei bambini, non serve un modello padronale uscito dritto dall’800: che si tratti di famiglie tradizionali, divorziati e separati, famiglie Lgtbq, ovunque c’è un focolare di affetti c’è una famiglia, che merita il sostegno delle istituzioni».

 

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