«No allo stigma sociale sull’aborto,
potenziare consultori una priorità»

MACERATA - La richiesta di Cgil, Cisl e Uil è di incontrare la direttrice di Area vasta Daniela Corsi e capire lo stato di salute del servizio: «Da tempo processo di smantellamento e di riduzione del personale»
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La protesta dei movimenti per i diritti delle donne davanti ai consultori del 9 gennaio

 

«Riteniamo che il potenziamento dei consultori debba costituire una priorità della politica socio-sanitaria regionale, una realtà del territorio da monitorare e su cui investire per garantire i diritti delle donne e la piena effettività della legge dello Stato». A dirlo Cgil, Cisl e Uil di Macerata che hanno chiesto un incontro a Daniela Corsi, direttrice dell’Area vasta 3, «per conoscere la situazione attuale dei consultori del territorio in termini di personale, strutture e servizi e per sviluppare gli attuali percorsi assistenziali integrati ospedale/territorio di tutela sociale della donna in gravidanza e interruzione volontaria di gravidanza (Igv) chirurgica e farmacologica».

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La protesta ad Ancona del 6 febbraio

I sindacati esprimono «preoccupazione per il crescente clima di tensione e scontro e, soprattutto, per il rischio reale di arretramento e negazione che siamo costretti a registrare attorno ai diritti delle donne e alla loro libertà di scelta. Diritti che dovrebbero invece rappresentare un punto di arrivo indiscusso della nostra convivenza civile. Respingiamo con forza le crescenti e preoccupanti affermazioni volte a ricostruire attorno all’interruzione volontaria della gravidanza uno stigma sociale e morale che speravamo ormai superato. Respingiamo con forza e decisione qualsiasi interpretazione strumentale e sconcertante che connetta il diritto all’aborto con il calo demografico. L’accostamento tra il tema della denatalità e una supposta necessità di revisione della Legge 194 è delirante e fuori luogo e ancora più grave è invocare tale revisione in nome della tesi primatista del rischio di sostituzione etnica. I continui e reiterati attacchi alla legge 194, provenienti da più parti, preoccupano perché colpiscono al cuore il diritto delle donne alla maternità consapevole. In una battaglia ideologica oscurantista e di retroguardia si smarrisce il valore profondo di quella legge che ha saputo mediare posizioni diverse e ha di fatto riconosciuto il diritto della donna a interrompere la gravidanza all’interno di un percorso socio-sanitario pubblico di accompagnamento orientato a lasciare alla donna stessa, e solo a lei, la libertà di scelta e, al contempo, a non lasciarla sola nell’esercizio del suo diritto di interrompere o proseguire la gravidanza. Ci preoccupa un sistema pubblico che, non investendo sui consultori, rischia di rendere difficilmente esigibile questo diritto e lasciare davvero le donne sole. I consultori pubblici da tempo fanno i conti anche nel nostro territorio con un processo di smantellamento e di riduzione del personale. Siamo di fronte al rischio di uno svuotamento dall’interno della Legge 194 attraverso una riduzione dei servizi che pregiudica la libertà di scelte delle donne, pregiudica l’accompagnamento socio-sanitario della maternità e incrementa il rischio di aborti clandestini». 

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