Aziende maceratesi sfilano in Cina:
«Ripartire dal Made in Italy si può
ma bisogna unirsi»

ESTERO - Si è conclusa a Taicang l'Italian Culture Week che ha visto protagonista il territorio maceratese e fermano con nove aziende del settore pelle. Sue Su di ViaSoccer, capofila dell'iniziativa: "Si deve esportare quello che chiede il mercato, per questo abbiamo iniziato una collaborazione con alcuni istituti universitari". La città alle porte di Shanghai nel 2020 ha avuto solo due casi di Covid
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Una sfilata con le bellezze delle Marche sullo sfondo

 

di Marco Ribechi

La Cina chiama Macerata, un’amicizia più forte del virus. Si è appena conclusa nella città gemellata di Taicang l’Italian Culture Week, il festival del Made in Italy che ha visto protagoniste alcune aziende del nostro territorio. L’occasione è caduta in concomitanza con il 50° anniversario delle relazioni Italia-Cina e ha permesso ad alcuni rappresentanti del compartimento della pelle di presidiare per alcuni mesi il Trade Center della città asiatica dalle porte di Shanghai, un’area che racchiude circa 40 milioni di abitanti con il tasso di ricchezza più alto di tutta la Cina. Sei le aziende maceratesi (Art Pelle, Flora, Gianni Rapari, Giudi, Lupi, Zamponi) e tre del fermano (Carlo Salvatelli, Gironacci, Sante).

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Uno dei prodotti presentati in Cina

Proprio nel trade center è stato allestito il padiglione di 600 metri quadrati interamente dedicato al Maceratese. Capofila del progetto l’associazione ViaSoccer che da anni si impegna per creare relazioni economiche e culturali durature tra il maceratese e la Cina. «Quest’anno a causa della pandemia non è stato possibile unire le persone – spiega Sue Su, presidente di ViaSoccer – però il nostro messaggio ha voluto lo stesso unire i cuori. Ero a Washington pochi giorni fa e sono rimasta molto colpita da ciò che è successo. Il nostro scopo è creare ponti e sostenere le generazioni future promuovendo l’unione, non la divisione».

Cina-Taicang-6-650x353Il messaggio, oltre all’amicizia, è mostrare alle aziende italiane che è possibile lavorare e vendere in Cina a patto però di conoscere il mercato: «Abbiamo fatto grandi sacrifici per permettere a queste aziende di essere presenti gratuitamente – prosegue Su – perché volevamo onorare la nostra promessa nonostante le grandi difficoltà. Purtroppo sono ancora poche le aziende con una mentalità davvero aperta, cosa invece necessaria per fare affari con la Cina. Altri paesi europei, prima tra tutti la Germania, lo hanno capito in anticipo ed ora sono ampiamente ripagati».

Cina-Taicang-4-650x356Il vero aspetto critico è che non è sufficiente avere un bel prodotto Made in Italy per venderlo dall’altra parte del mondo: «A meno che non ci si trovi di fronte a un nome planetario come Prada o Gucci il valore del Made in Italy non è sufficiente, bisogna aggregarsi – continua Dario Marcolini di ViaSoccer – bisogna andare come una famiglia e non farsi guerra a vicenda. Inoltre è necessario esportare ciò che il mercato richiede poiché i gusti e le necessità dei cinesi sono molto differenti da quelli degli italiani, per questo spesso si incontrano difficoltà. A tal proposito abbiamo creato una partnership con il Chin Shiung Istitute of Tecnology dove oltre 700 studenti studiano arte, marketing, pubblicità. Questa può essere un’arma vincente per penetrare la mentalità cinese e ottenere preziose informazioni per profilare i propri prodotti. Vogliamo insegnare alle aziende come produrre ciò che il mercato richiede. Stiamo anche organizzando dei seminari di formazione e progettando una piattaforma online che sarà lanciata quest’anno».

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Un mercato di Taicang

La presenza a Taicang del maceratese è stata messa a dura prova dalla pandemia poiché, a causa dell’assenza di voli, è molto complesso spedire le merci nonostante nel 2020 nella città di Taicang si siano registrati solo due casi di contagio. «Ho visto la situazione negli Usa, in Italia e in Cina – continua Sue Su – sinceramente credo che nessun paese sia ora in grado di copiare quello che ha fatto la Cina per debellare il virus. Il controllo è stato totale, le regole osservate alla perfezione. A febbraio, in piena emergenza, fuori da ogni edificio c’erano dei volontari a misurare la febbre e se anche una sola persona di un palazzo risultava positiva si isolava completamente la struttura, provvedendo a portare sul posto cibo e beni di prima necessità. Durante il picco inoltre tutti i medicamenti e i controlli sono stati gratuiti per tutti. Nelle scuole, riaperte ad aprile, l’osservanza dell’uso delle mascherine era assoluta, il distanziamento imposto sempre rispettato. I cinesi non hanno pensato che il Governo agisse contro di loro e il risultato è che per strada è tornata la normalità e si può camminare anche senza mascherina, sapendo però che pochi migliaia di casi significherebbero zona rossa immediata».

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Il messaggio del sindaco Sandro Parcaroli

Il Festival quindi, salutato anche dal neosindaco Sandro Parcaroli, vuole così essere un’occasione di speranza e un buon auspicio per il futuro: «Tutti vogliono vendere in Cina ma purtroppo lo fanno male – conclude Sue Su – noi siamo consapevoli che il territorio maceratese ha un enorme vantaggio rispetto al resto del mondo, ciò è testimoniato dal padiglione ad esso riservato, che nessun altro aveva uguale. Questo vantaggio però deve essere messo a frutto e non dato per scontato noi siamo pronti ad assistere le aziende che hanno bisogno di ossigeno per ripartire».

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