Il M5S socchiude la porta al Pd:
«Contano i temi, poi decide Rousseau»

MARCHE 2020 - I parlamentari grillini, Giorgio Fede in testa, allentano i toni su una possibile alleanza con i dem alle elezioni regionali. Critico il capogruppo regionale Gianni Maggi: «Il loro no fece saltare la candidatura di Longhi. Con questi strateghi il M5s andrà lontano»
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Giorgio Fede

 

«Ai marchigiani interessa sapere cosa, non chi e queste sono le nostre priorità, e di questo parliamo nelle riunioni che si svolgono periodicamente a tutti i livelli, a partire da quelle tra noi parlamentari. I nostri discorsi riguardano le scelte concrete, non poltrone o alleanze fatte per spartirsi il potere». Così i parlamentari marchigiani del M5S, con il senatore Giorgio Fede in testa, su un possibile accordo con il Pd in vista delle regionali. Voci che sono riprese a circolare insistentemente soprattutto a livello nazionale dopo le parole del premier Giuseppe Conte («Non fare alleanze nelle regioni sarebbe una sconfitta per tutti anche per me») seguite dal segretario dem Nicola Zingaretti, e subito prese al volo dal candidato governatore del centrosinistra Maurizio Mangialardi. Ma a differenza delle scorse settimane o mesi, ora i grillini non chiudono la porta tout court.  «Ci fa molto piacere che sia riconosciuta la centralità del nostro ruolo alle prossime elezioni regionali – continuano i parlamentari dem – ma va chiarito che il nostro obiettivo politico è e resta mettere al primo posto le tante necessità dei cittadini marchigiani. Sono i punti del nostro programma, che segnano una forte discontinuità con le politiche del passato: un nuovo modello di sanità, pubblica, diffusa ed efficiente, rendere il nostro territorio adeguatamente connesso con l’Italia e l’Europa con infrastrutture moderne e funzionali, favorire il rilancio dell’economia marchigiana, con un’amministrazione regionale finalmente vicina alle necessità di imprenditori e partite Iva». Aggiunge il senatore Sergio Romagnoli, presente a un incontro sul Covid nelle Marche ad Ancona insieme al candidato presidente Gian Mario Mercorelli: «Contano i temi, aldilà delle possibili distorsioni fatte da titoli e articoli di giornale. Poi le nostre decisioni sono sempre frutto di un confronto democratico, che passa dal confronto con i cittadini e con la nostra base, attraverso il voto su Rousseau, lo stesso percorso attraverso il quale abbiamo scelto i nostri candidati e il percorso da seguire. Un percorso condiviso e trasparente, qualcosa di diverso da quanto portato avanti in precedenza da altri, non trame per spartirsi le poltrone».

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Gianni Maggi

Ma nel M5S marchigiano volano gli stracci. Critico infatti il capogruppo in Regione Gianni Maggi, che fu il primo a tentare un accordo col Pd con Sauro Longhi candidato. Tentativo che poi venne stoppato proprio dai parlamentari.  «Con il rifiuto ufficiale a qualsiasi alleanza dei 5 Stelle – ricorda Maggi – la candidatura civica di Sauro Longhi viene accantonata anche dal centrosinistra che nomina Mangialardi suo candidato governatore. Però, con l’avvicinarsi delle elezioni, alle persone di buon senso sembra assurdo che il Movimento 5 Stelle governi a Roma con il centrosinistra e con Conte presidente del Consiglio civico, mentre nelle Marche si consegni la regione su un piatto d’argento a Salvini e alla destra. Talmente assurdo e insostenibile nelle motivazioni che, leggo oggi sulla stampa nazionale, i parlamentari marchigiani grillini decidono di “andare a vedere le carte”. Non hanno accettato Longhi candidato civico e ora vanno a vedere le carte con Mangialardi candidato del Pd? Il Movimento 5 Stele delle Marche è in buone mani e con questi strateghi andrà sicuramente lontano».



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