Meloni “benedice” Acquaroli (Foto/Video)
«La sinistra si vergogna dei propri simboli,
noi come Traiano crediamo nelle Marche»

REGIONALI - La leader di FdI al porto Antico di Ancona, sotto l'arco che porta il nome dell'imperatore romano, dà lo start alla campagna elettorale del candidato governatore di Potenza Picena: «Abbiamo scelto di investire su questa regione, ci mettiamo la faccia. Non veniamo qui a proporre assistenzialismo e reddito di cittadinanza. Ma a parlare di infrastrutture, turismo, imprese». Stoccata al al competitor Mangialardi e al Pd: «Fanno finta che venga da un altro pianeta e che non sia inserito nelle solite logiche di potere». Ad accoglierla tutto il gotha regionale del suo partito ed esponenti di Forza Italia e Lega
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Le parole di Giorgia Meloni e Francesco Acquaroli ad Ancona

di Martina Marinangeli (foto/video Giusy Marinelli)

La location scelta è quella del porto antico di Ancona, all’ombra dell’arco di Traiano, «un imperatore che aveva scelto di credere nello sviluppo di questa città e di questa regione, come vogliamo fare noi».

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Giorgia Meloni e Francesco Acquaroli all’Arco di Traiano

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni lancia la volata elettorale del “suo” candidato Francesco Acquaroli, condiviso anche dagli alleati di Lega, FI e Udc dopo mesi di serrate trattative. Ora è tempo di lasciare alle spalle le ruggini all’interno della coalizione, marciando compatti «per ottenere un risultato storico». Meloni declina la ricetta per le Marche partendo della – sempre gettonata durante le campagne elettorali, tanto a destra quanto a sinistra – uscita dall’isolamento infrastrutturale, «perché non è possibile che nel terzo millennio, la via più veloce per raggiungere Roma da Ancona sia il pullman. Tra un po’ andremo a dorso di mulo», scherza. Per poi allargare il perimetro delle proposte: «Servono investimenti sul turismo. Se penso a questa regione, penso alla manifattura ed all’operosità, ma non al turismo. Non esiste un marchio Marche, ma il Conero non ha niente da invidiare a località più conosciute». Impossibile non citare la ricostruzione post sisma, ancora al palo a quattro anni di distanza: «Serve il modello Genova anche nelle Marche – dice la numero uno di Fdi, che parla del centrodestra come dello schieramento portatore di un’idea di sviluppo diversa per questa regione. Non veniamo qui a proporre, come fa la sinistra, assistenzialismo e reddito di cittadinanza. Veniamo qui a parlare di infrastrutture, della capacità di combattere il dissesto idrogeologico, del turismo, di come si possa aiutare la piccola e media impresa, che qui è un’eccellenza. Costruiremo una filiera di sviluppo nella dorsale adriatica, dove già governiamo in Abruzzo e vogliamo aggiungere Marche e Puglia».

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Il candidato governatore del centrodestra Francesco Acquaroli

Riserva poi una stoccata al centrosinistra, dove «fanno finta che il candidato Mangialardi venga da un altro pianeta e che non sia inserito nelle solite logiche di potere, quando invece è evidente a tutti che sia così. Non hanno messo neanche i simboli dei partiti perché si vergognano e hanno ragione a farlo». Acquaroli, invece, parola di Meloni. «E’ un valore aggiunto – ha sottolineato il candidato governatore – perché è una persona che conosce questo territorio, che lo ama». Ad applaudire il suo intervento, molti volti noti della politica marchigiana, come i consiglieri regionali della Lega Zaffiri e Zura Puntaroni, il coordinatore provinciale per Ancona di Forza Italia, Silvetti, ed il gotha dei Fratelli d’Italia made in Marche: dal coordinatore regionale Ciccioli alla capogruppo in Consiglio Leonardi, passando per il sindaco di Ascoli Fioravanti ed il suo predecessore Castelli, fino all’ex sindaco di Fermo Di Ruscio. «Il centrodestra ora è unito nei fatti – rimarca la deputata – in tutte le questioni cruciali siamo sempre compatti. Poi, i partiti sono diversi e discutono, ma siamo affetti stabili, per dirla con i termini del governo. Bisogna anche ricordare che tra dicembre, quando abbiamo fatto i nomi dei candidati ed oggi, ci sono stati anche tre mesi di lockdown e non siamo stati a fare le trattative per le Regionali – spiega così i 7 mesi di stand by –. È normale che si facciano tutte le verifiche per dare l’ok ad un candidato che non conosco, come nel caso degli altri nei confronti di Francesco: non lo conoscono come lo conosco io. Ci sta la richiesta di approfondimento».

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Giorgia Meloni, Carlo Ciccioli e Francesco Acquaroli

Ed ora che l’approfondimento è stato fatto, Acquaroli può finalmente parlare da candidato ufficiale, ed individua quattro priorità per le Marche. «Liberare la sanità dalla politicizzazione che c’è stata negli ultimi anni, con una medicina del territorio presente e forte – specifica – Far ripartire la ricostruzione: il commissario parlava di 10 milioni di euro per la rimozione delle macerie. Ancora, dopo quattro anni, si parla di macerie: questo non è più accettabile. La tutela del lavoro, accompagnando le aziende nella sfida all’internazionalizzazione ed alla globalizzazione». Ultimo, ma non ultimo, il leitmotiv delle infrastrutture: «Superare l’isolamento, anche a livello istituzionale, della nostra regione, che non viene considerata. Il balletto inaccettabile, ad inizio pandemia, tra Marche e governo ne è stata una prova lampante. Non vogliamo più essere trattati così: le Marche non sono una sede del Pd». Già cinque anni fa, Acquaroli era sceso in campo per sfidare l’allora candidato dem Luca Ceriscioli per lo scranno più alto di palazzo Raffaello. Oggi lo scenario è decisamente mutato ed il centrodestra ci crede.

(ultimo aggiornamento alle 13,30)

 

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Guido Castelli

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Giorgia Meloni, Carlo Ciccioli e Francesco Acquaroli

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Guido Castelli



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