Il dolore del padre di Daniele:
«Erano fermi e la neve ha ceduto»

DRAMMA AL GRAN PARADISO - Andrea Catorci è al centro del Soccorso alpino valdostano e sta seguendo il recupero del corpo del figlio, il 27enne di Camerino, caduto in un crepaccio di 30 metri: «Saša, l’amico che era con lui ha detto che si stavano attrezzando per la scalata, non si erano accorti di cosa c'era sotto di loro»
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Daniele Catorci in una escursione con Saša Polimanti

 

Sono ore disperate quelle che si stanno vivendo al Gran Paradiso e a Camerino per la sorte di Daniele Catorci, l’alpinista di 27 anni che è precipitato in un crepaccio nelle prime ore del mattino di ieri dopo essere partito, insieme ad un amico, Saša Polimanti, che vive a Monte San Giusto, per salire la parete nord del Gran Paradiso. Sul posto, a seguire i soccorsi, c’è il padre di Daniele, Andrea Catorci: «Stanno cercando di recuperare il corpo dal ghiacciaio. Noi siamo qui al centro del Soccorso alpino e stiamo seguendo le operazioni – trova la forza di dire il padre di Daniele, che fa parte del Cai di Camerino –. L’amico che era con lui ha detto che erano fermi si stavano attrezzando per la scalata e il pavimento ha ceduto. Nessuno di loro ha visto che sotto c’era il crepaccio». Le operazioni in montagna sono difficili e speranze che l’alpinista sia vivo in pratica non ce ne sono. Daniele è precipitato in un crepaccio profondo 30 metri e che era coperto da un ponte di neve. I due ragazzi erano partiti dal rifugio Chabod nelle prime ore del mattino di ieri, alle 5,30 è avvenuto l’incidente dopo che avevano fatto una ascesa di circa 700 metri. L’amico che era con Daniele, scampato miracolosamente alla caduta, ha riportato una ferita alla mano e dovrà essere operato. Ieri è stato portato in ospedale, dopo essere stato raggiunto con l’elicottero. Daniele, dopo la laurea a Camerino, si era trasferito a Trento per il dottorato.

(Gian. Gin.)

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