Paladina la Form con Soudant:
trionfo di suoni nell’era di Achille Lauro
MACERATA - Al teatro Lauro Rossi la stagione Sinfonica 2020 offre un concerto di rara bellezza degno solo di palchi internazionali. Assoluta l'opera monumentale di Mendelssohn, straordinario il violino solista di Čepoveckis

Hubert Soudant alla direzione della Form
di Marco Ribechi
Hubert Soudant e la Form offrono un concerto magistrale al Lauro Rossi. Mentre tutta Italia continua a chiedersi se Morgan e Bugo abbiano pianificato a tavolino la loro squalifica da Sanremo, e se i vestiti di perline sfoggiati da Achille Lauro siano sufficienti a colmare le sue enormi lacune artistiche, in punta di piedi, a Macerata, un evento di caratura internazionale diffonde nell’aria le vibrazioni appartenenti solo ai capolavori universali. Nel dettaglio Beethoven, Bruch e Mendelssohn. In punta di piedi perché, come spesso accade, il pubblico è quello dei soliti affezionati poiché è ben più semplice accendere una tv piuttosto che prendere parte attiva a qualcosa che forse potrebbe essere irripetibile.

Un momento del concerto
D’altronde, sempre restando in tema Form e di attimi irripetibili, proprio Ezio Bosso al Teatro delle Muse di Ancona, durante un altro evento magnifico che lo ha visto alla direzione della Sinfonia n.5 di Beethoven, disse riprendendo il proprietario di un cellulare che aveva squillato in platea: «Qui ci sono 60 Maestri di musica che hanno studiato tutta la vita per offrire questo momento. Quello squillo è stato come lo squarcio di una tela del Caravaggio con la differenza che la tela si può riparare, l’attimo appena trascorso è invece fuggito per sempre e non ritornerà». Allora viene da immaginare questi eccellenti Maestri come dei Don Chisciotte armati non di lance ma di fiati, violini e quant’altro, per cercare di mantenere viva la cultura musicale fatta ormai più di gossip e post che di suoni. Proprio a Sanremo era nata anche la polemica dell’orchestra pagata 50 euro al giorno ad elemento ma forse, l’umiliazione più grande, è stata quella di essere costretti ad accompagnare Elettra Lamborghini capace di far “scomparire non solo tutto il resto ma anche la musica”.

Jevgēnijs Čepoveckis
Ma tornando a Macerata quello che è andato in scena al teatro è stato l’ennesimo concerto che non tutte le città del mondo possono vantare, probabilmente neanche molte capitali. Partendo dalla fine a fare da padrona è stata la Sinfonia n.3 in la min. op. 56 di Mendelssohn, la Scozzese, che il genio di Amburgo compose in maniera monumentale alla fine della prima metà dell’Ottocento. Guidata da Soudant la Form è esplosa in tutta la sua carica emotiva regalando chiare immagini romantiche di nature incontaminate, danze popolari, paesaggi nordici. Immagini ovviamente solo pensate ma condivise da molti spettatori in sala. Il concerto, aperto da “Le creature di Prometeo” di Beethoven ha visto anche un altro passaggio di altissimo livello con protagonista il violino solista guidato da Jevgēnijs Čepoveckis, giovane promessa (classe 1995) lettone. Esemplare l’esecuzione del Concerto per violino e orchestra n.1 in sol min. op.26 di Max Bruch con cui ha letteralmente estasiato i presenti in sala. Tanta bellezza per un teatro pieno solo a metà può rappresentare uno spreco? La speranza è che i maceratesi si accorgano il prima possibile del tesoro che stanno perdendo, attimi irripetibili. Con la Form restano ancora tre appuntamenti, il prossimo, martedì 3 marzo vedrà protagonista Stefan Milenkovich su brani di Paganini, Britten e Beethoven.