Stefania Monteverde, la “garibaldina”
«Non ho un partito alle spalle
ma mi candido per vincere»

MACERATA 2020 – La vicesindaca sceglie il Giardinetto per scendere il campo e si presenta con un comitato promotore. Sui rapporti in maggioranza: «La dialettica è stata anche aspra a volte ma abbiamo sempre trovato una sintesi». Otto i punti programmatici, tra i quali l’ospitalità: «Respingiamo i sistemi di accoglienza disorganizzati: li abbiamo visti e li abbiamo subiti». Nessun commento sulla brochure propagandistica che aveva creato una frattura con il Pd
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La presentazione della candidatura di Stefania Monteverde

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«Mi candido per vincere». Stefania Monteverde, vicesindaca e assessora uscente alla Cultura, non usa mezzi termini scendendo in campo per le primarie di centrosinistra del 16 febbraio. Anzi, guarda oltre, perché la visione va direttamente al «governo della città». Tanti spunti questa sera alla presentazione della candidata, che ha scelto come scenario il Giardinetto (ex circolo garibaldino) recentemente ristrutturato. Ma del passato (che è anche il presente fino alle elezioni) si parla poco o per niente. Nessuna risposta sul caso della brochure propagandistica commissionata l’anno scorso a un consulente di Pizzarotti (con il quale Monteverde ha partecipato alle scorse elezioni europee) per un costo per il Comune di 46mila euro o sul fatto che il sindaco Romano Carancini, di cui è ancora vice, abbia esplicitamente appoggiato uno dei suoi tre avversari alle primarie, l’assessore Narciso Ricotta.

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Stefania Monteverde

«Abbiamo seminato tanto anche nelle relazioni tra di noi – risponte Monteverde sul tema delle continue spaccature tra giunta e maggioranza -. La dialettica è stata anche aspra a volte ma abbiamo sempre trovato una sintesi. Non c’è una delibera che non abbiamo votato insieme e anche in Consiglio comunale abbiamo discusso ma siamo rimasti sempre insieme. C’è capacità di guardare oltre».

L’esordio di Monteverde, in ogni caso, è netto: «Mi candido a governare questa città. Ho riflettuto molto sul perché. Perché in questi dieci anni l’ho conosciuta tanto. Sono tante le città che convivono e c’è bisogno che si parlino di più. Sono contenta di questa esperienza – dice riferendosi agli ultimi anni in amministrazione –. Sono tante le cose non fatte ma anche quelle fatte. La scelta è stata di una città a base di sviluppo culturale. Un’altra scelta quella dei servizi pubblici di qualità. Come nel caso delle mense di qualità. E poi un investimento fortissimo per i bambini. Affrontare il tema della povertà educativa ci dà la possibilità di una società più giusta. Non mi candido da sola – prosegue -. Sarebbe impossibile. Le 56 persone che hanno firmato la mia candidatura mi hanno dato tanta fiducia. Perché non ho un partito dietro. Ho vissuto su di me in questi anni lo sguardo che guarda il politico con disprezzo. È brutto pensare che la politica possa essere disprezzata. Mi candido – aggiunge Monteverde -, perché sto nel centrosinistra . Che deve essere alleato, stare insieme e fare progetto condiviso.

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Il cartellone con gli otto punti programmatici

Le primarie vogliono dire: «Ci scelga la città. Non ci facciamo scegliere da un’azienda informatica né da un capo a Roma o a Milano. Abbiamo tante cose in comune con i candidati ma siamo anche persone diverse». Per adesso c’è un comitato e di liste se ne parlerà in futuro: «Ci presentiamo con questo comitato promotore e subito dopo ci impegneremo con delle liste civiche. Il grande desiderio è che tanti si impegnino. Macerata bene comune ci sarà e poi vedremo, una Macerata Verde?».Otto le linee di sviluppo che compongono il programma e sulle quali si creeranno altrettanti gruppi di lavoro.

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Al centro Gianfranco Borgani

«”Comunità”, che significa stare insieme. Lavorare sulla partecipazione. Lavorare con i consigli di quartiere, dei giovani, coprogettare. Sono tante le possibilità. “Giovane” per occuparsi del futuro come abbiamo fatto ad esempio aprendo un altro nido comunale. “Sicura” perché la sicurezza non può essere l’obiettivo di una parte politica. Significa vivere senza paure. Nessun luogo è in abbandono o degrado, prevenzione, investimento, spazi accessibili a tutti. È spesa pubblica ma è una scelta. “Rigenerata” – e qui lancia qualche idea -. L’ex distretto sanitario in via dei Velini perché non potrebbe diventare una ludoteca? Il vecchio ospedale cosa diventerà? Uno spazio per ampliare servizi di cura per gli anziani? Perché no. Ampliando magari l’azienda servizi alla persona. Ricostruire l’auditorium San Paolo chiuso dal terremoto. Rigenerare le piazze. “Verde” perché è la sostenibilità come unica possibilità che abbiamo per vedere un futuro possibile. Scegliere quindi chi va a piedi, dare uno spazio di qualità per chi va a piedi, favorire chi ha un passeggino o sedia a rotelle. Non significa dimenticarsi le macchine. Investire per una città giardino e per le ciclabili. “Attiva” e qui parliamo di lavoro che è la grande emergenza. Investire di più sulle start up e sui cantieri culturali, musei e mostre. “Ospitale” anche con gli studenti e i docenti. E poi con chi scappa dalla guerra, dalla violenza e cerca un rifugio sicuro. Respingiamo i sistemi di accoglienza disorganizzati: li abbiamo visti e li abbiamo subiti. Ma non respingiamo l’ospitalità. E infine “orgogliosa” che vuol dire avere fiducia in questa città, come abbiamo fatto candidandola a Capitale della cultura».
Ultimo aspetto, la partecipazione in politica delle donne: «Credo molto nel ruolo delle donne e nel loro impegno perché serve davvero una nuova partecipazione delle donne in tutti i settori. Non occorre una sensibilità femminile ma una sensibilità plurale».

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Lina Caraceni e Lucia Tancredi

A introdurre l’incontro Lina Caraceni, consigliera comunale di “A sinistra per Macerata bene comune”. «Una candidatura in un tempo così difficile è quello che ci vuole – spiega Caraceni -. Abbiamo scelto di non partire da zero ma di fare tesoro dell’esperienza in questi anni e dell’impegno che ha prodotto Stefania come assessora e vicesindaca. Il volto di Macerata è innegabilmente migliorato. Questa trasformazione la si deve al lavoro di Stefania sul terreno culturale. La cultura è la precondizione per ogni progetto politico. Ma non vogliamo nemmeno rimanere ancorati al passato. Da qui uno slancio per andare oltre. Stefania ha scelto di essere con la città con un atteggiamento sobrio, attento e costruttivo. Spesso le si è detto di essere presenzialista. Per noi invece è stato un segno di attenzione. Ha interpretato la politica che vogliamo, che si trova nella piazza senza arroccarsi nelle stanze del potere».

Nessuno della maggioranza presente in sala, esclusi Caraceni e Verolo, dato che era convocata alla stessa ora (19). Nel pubblico Michele Verolo, l’altro consigliere comunale di Macerata bene comune e poi la scrittrice Lucia Tancredi e l’avvocato Gianfranco Borgani, tra i 56 sottoscrittori della candidatura di Monteverde.

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Lina Caraceni

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