Vulnerabilità sismica del Don Bosco
«Neanche i lavori di adeguamento
garantirebbero la piena sicurezza»

TOLENTINO - Il sindaco Pezzanesi ha presentato i risultati dello studio effettuato sulla scuola e rilancia sul progetto di costruirla ex novo: «Bisogna andare oltre gli steccati della politica, perché i soldi pubblici sono il frutto del sangue degli italiani e non possiamo sacrificarli in nome di un amarcord»
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L’istituto Don Bosco

 

«Bisogna andare oltre gli steccati della politica, perché i soldi pubblici sono il frutto del sangue degli italiani e non possiamo sacrificarli in nome di un amarcord». Sono le parole del sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi, che oggi ha presentato lo studio sullo stato di vulnerabilità dell’istituto comprensivo Don Bosco. La scuola è da mesi infatti  al centro delle polemiche: il progetto dell’amministrazione di utilizzare le risorse necessarie al restyling per costruire ex novo in due diversi punti della città (una parte resterebbe in centro, nell’area dell’ex istituto delle Maestre Pie Venerine, l’altra nascerebbe vicino al campus delle superiori), ha incontrato diversi oppositori. Da qui l’idea dello studio. «L’indice di vulnerabilità è una radiografia -spiega Pezzanesi – è un metodo che non consente repliche e non lascia spazio a dubbi». E cosa ha detto, in soldoni, lo studio? «Che con un indice di 0,494 – sottolinea ancora il sindaco – non si raggiungerebbe la piena sicurezza dal punto di vista sismico neanche dopo eventuali lavori di adeguamento».

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La presentazione dello studio

LO STUDIO –  E’ stato effettuato dall’ingegnere Vania Feliziani del Geoteam Associati e il metodo eseguito ha permesso di arrivare ad ottimi livelli di conoscenza delle condizioni in cui versa l’edificio utilizzato come scuola e quello destinato a palestra. In primo luogo sono state condotte ricerche, negli archivi storici del Comune di Tolentino al fine di determinare l’epoca costruttiva per ogni immobile oltre che i principali interventi di ristrutturazione edilizia che abbiano interessato anche gli aspetti strutturali degli immobili trattati. Entrambi sono risalenti alla seconda metà del terzo decennio del 1900. Relativamente all’edificio ad uso scuola, pertanto, sono stati analizzati due progetti di intervento per la manutenzione straordinaria e il rinforzo strutturale di cui uno risalente tra il 2007 e 2010 mentre l’altro contempla, invece, gli interventi di riparazione post sisma 2016. Il lavoro ha poi preso in considerazione le caratteristiche materiche degli elementi costruttivi. Con il supporto della Spectra Engineering sono state eseguite indagini su elementi strutturali campione degli immobili trattati, ed in particolare sono state eseguite prove indirette con tecnica termografica Ir al fine di investigare le tipologie e il senso di orditura degli impalcati ai vari livelli del fabbricato. Sono state condotte indagini visive per identificare e caratterizzare la muratura, oltre che indagini endoscopiche, prove penetrometriche ed indagini dirette con prove con martinetti piatti doppi e shove test. Sono state prelevate anche carote di calcestruzzo ed effettuate prove sulla durezza degli acciai e prove magnetometriche sugli elementi in cemento armato. Il lavoro si è concluso con indagini georadar e prove di carico sui solai.
In ultima analisi sono stati investigati i sistemi fondali e i terreni di sedime degli immobili oggetto di trattazione. Il geologo Pucciarelli ha curato l’analisi di risposta sismica locale. «Il lavoro conoscitivo condotto – spiega l’amministrazione – è stato molto scrupoloso ma fondamentale per arrivare a risultati il più attendibili possibile, gli immobili trattati sono infatti datati e la scuola in particolare è un fabbricato di oltre 4.300 mq di forma in pianta particolare, non regolare in altezza». Le informazioni così riportate sono state utilizzate per creare un modello strutturale tridimensionale redatto su base di un rilievo geometrico esistente e confermato in sito.
Al fine di determinare l’indice di vulnerabilità sismica di ogni struttura sono state implementate due tipi di analisi, in primo luogo quella dinamica modale e successivamente l’analisi sismica statica non lineare (push over). Le analisi sono state condotte anche con gli assi principali inclinati di 45°. Il risultato dello studio condotto è stato determinato dal confronto tra la capacità di spostamento della struttura con la domanda di spostamento. A seguito delle analisi svolte, l’indice di rischio dell’edificio utilizzato come scuola del plesso Don Bosco è pari a 0,494 valutato in termini di Pga. «Lo studio in particolare – continua l’amministrazione – evidenzia la forte amplificazione sismica dei terreni di sedime, le evidenti vulnerabilità dell’immobile legata alla forma e alla presenza di setti murari snelli soggetti ad elevati carichi dati da solai molto rigidi. A ciò si aggiunge che l’immobile è stato rimaneggiato molte volte nel corso della sua vita, da evidenziare la presenza di una struttura in cemento armato in ampliamento alla parte in muratura e che presenta un giunto dinamicamente non efficace e che pertanto potrebbe causare fenomeni di martellamento con conseguenti danni e lesioni anche importanti».

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L’interno del Don Bosco

IL NUOVO PROGETTO – Insomma per il sindaco Pezzanesi questo studio è stata un’ulteriore conferma del fatto che sistemare la Don Bosco dov’è ora sarebbe antieconomico e non garantirebbe comunque il massimo della sicurezza. «Perché va considerato anche – ha specificato il sindaco – che già la Soprintendenza aveva sentenziato che l’edificio attuale non può essere abbattuto. Per questo non vedo nessun problema nel nuovo progetto, anzi lo considero un’opportunità favolosa. Circa metà della scuola infatti verrà ricostruita ex novo in centro, a pochi metri da quella attuale e un’altra metà vicino al campus delle superiori. Così avremmo due edifici nuovi, perfettamente sicuri, comodi dal punto di vista della viabilità e al top sotto il profilo ambientale con la stessa spesa necessaria per ristrutturare l’esistente. In più il vecchio don Bosco resterà a disposizione della cittadinanza, per ravvivare ancora di più il centro. In uno Stato che non ha la pienezza delle forze né a livello normativo, né a livello economico per supportare una ricostruzione che è il primo cantiere d’Europa, come possiamo pensare oggi di spendere soldi senza una prospettiva a lungo termine? Chi ci garantisce che domani quei soldi ci saranno ancora? Per questo dico che non si tratta di una battaglia politica, ma è una questione di opportunità. Il compito di un amministratore è quello di garantire sicurezza e servizi ai cittadini ed è quello che noi stiamo cercando di fare al meglio».

(redazione CM)



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