Sviluppo del territorio,
l’opportunità dell’economia circolare

MACERATA - Imprese, istituzioni, studenti e associazioni ambientaliste a confronto nella tavola rotonda organizzata da Unimc e Confindustria
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Il rettore Francesco Adornato

 

Siamo di fronte a una cambiamento epocale, che richiede nuovi paradigmi: è la progressiva presa di coscienza dell’emergenza ambientale da parte dell’opinione pubblica. Sulla possibilità di rendere l’economia “amica dell’ambiente” si sono confrontati oggi giovani, imprese, istituzioni e associazioni ambientaliste in occasione della tavola rotonda organizzata dall’università e da Confindustria Macerata e coordinata dal direttore generale di Unimc Mauro Giustozzi. L’appuntamento rientra nell’ambito del percorso di comunicazione, sensibilizzazione e buone pratiche avviato dall’ateneo in collaborazione con Fratelli Guzzini.

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Padre Domenico Paoletti, vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi

«C’è bisogno di un’ecologia integrale, in grado di affrontare la complessità senza rimanere schiacciata –  è stata la riflessione condivisa in apertura da Padre Domenico Paoletti, vicario della Custodia del Sacro Convento di Assisi – Un problema dell’Occidente è la tendenza all’autodistruzione, all’autosufficienza, al ripiegarsi su se stessi. Secondo Papa Francesco, degrado ambientale e degrado umano ed etico sono intimamente connessi», ha detto, proponendo la visione francescana che pone la fraternità alla base di ecologia, economia e sapienza. «Come ateneo, il nostro compito è favorire la responsabilità, la partecipazione, la condivisione, la cittadinanza. Le iniziative dal basso possono contribuire alla modifica dei comportamenti dei consumi, allo sviluppo di un impiego diverso delle risorse. Con l’incontro di oggi vogliamo far riscoprire le risorse del territorio e le possibilità con cui misurarsi in una dimensione globale», ha sottolineato il rettore Francesco Adornato.

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Gianluca Pesarini, presidente di Confindustria Macerata

«Siamo una regione molto forte a livello manifatturiero e se integriamo con l’economia circolare possiamo sperare in un ulteriore sviluppo» ha sottolineato il presidente di Confindustria Macerata Gianluca Pesarini, mentre l’assessore regionale Angelo Sciapichetti ha ricordato che le Marche sono tra le prime regioni in Italia per riciclo dei rifiuti. Ma si può fare di meglio, secondo Domenico Guzzini, presidente della Fratelli Guzzini, azienda invitata come esempio di impegno nel campo della sostenibilità ambientale come la Ica rappresentata da Nadia Capotosti. «Le nostre risorse naturali potrebbero essere i rifiuti, se ci crediamo veramente», ha detto Guzzini, evidenziando, però, la necessità di impianti di riciclo della plastica e di termovalorizzatori. «Servono tavoli di discussione, dove capire e affrontare i problemi tutti insieme: aziende, consorzi per il riciclo dei rifiuti, associazioni ambientaliste».

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L’assessore regionale Angelo Sciapichetti

Secondo Marco Ciarulli, direttore di Legambiente Marche, in Italia non mancano le conoscenze tecnologiche, ma in molti casi ci sono blocchi normativi. Gli stessi ostacoli che hanno impedito per anni l’installazione di impianti come quello per il riciclo dei pannolini, che rappresentano il 4% dei rifiuti solidi urbani e che ora dovrebbe essere finalmente attivato dal Cosmari nelle Marche, seconda regione in Italia. Anche Benedetto Cesaretti della Nerea ha fatto appello a un’azione importante del legislatore e al miglioramento del processo di raccolta dei rifiuti. Chiara la sua posizione sulla proposta della Plastic Tax: «Dovrebbe essere una tassa di scopo, per finanziare nuovi impianti di riciclo. Senza una destinazione definita, sarebbe solo una spesa in più per il consumatore». Il pericolo da evitare, però, è quello di ridurre la questione ecologica a semplice propaganda di marketing aziendale, come ha avvertito Giada Dalla Fiora in rappresentanza del Consiglio degli studenti. Uscire dalla visione di una società basata solo su logiche di mercato e pensare non solo alla competizione, ma anche alla cooperazione è stata la conclusione di Benedetta Giovanola, docente di filosofia morale e delegata ai rapporti internazionali.

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