Cinquecento visitatori in zona rossa:
Camerino oltre le ferite del sisma (Foto)

IL CUORE della città ducale dove nessuno può entrare da 3 anni è stato aperto in occasione delle giornate del Fai d'autunno. Su 400 edifici solo 10 sono agibili. Il vicesindaco Lucia Jajani: «E' stata l'occasione per poter consentire a tanta gente che non era mai rientrata, di poter passeggiare di nuovo per le vie del centro storico»
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La visita nella zona rossa

 

di Monia Orazi

Non ci sono macerie nella zona rossa di Camerino, solo vie soleggiate e deserte, circondate da antichi palazzi dai muri pieni di crepe, negozi dalle vetrine vuote, finestre semi-aperte che si affacciano sul silenzio di una città deserta. Si è presentata così alle oltre cinquecento persone che oggi per le giornate Fai d’autunno hanno varcato la zona rossa, la Camerino abbandonata a se stessa dal 26 ottobre 2016.

zona-rossa-fai-camerino-5-650x650«Da quel giorno di ottobre non c’è più nessuno qui – ha raccontato al suo gruppo l’ingegnere camerte Roberto Di Girolamo – in queste vie ci sono solo topi, piccioni, gatti e a volte qualche volpe che si è portata via le cose rimaste. Ci hanno dimenticato, è questo il messaggio che vogliamo lanciare». L’amministrazione comunale di Camerino ha scelto di aderire alle giornate Fai d’autunno, con l’ingresso in zona rossa, la visita all’orto botanico, all’archivio di Stato ed al castello di Rocca D’Aiello. Per entrare in centro storico si deve andare in piazza Cavour, lasciare un documento e firmare, dando un contributo di tre euro, indossare il casco di sicurezza, le visite proseguiranno anche domani. Ad accompagnare gruppi di quindici, venti persone ci sono i tecnici di Camerino che fanno la staffetta per le visite, sono responsabili della sicurezza dei visitatori, ad illustrare la storia e l’arte della città studenti dei licei e dell’Antinori, accompagnati da un docente. Tappe fisse le piazze, in cui radunarsi e fermarsi per qualche minuto è meno pericoloso.

Si inizia davanti a palazzo Bongiovanni, sede del Comune, dove due foto mostrano la bellezza del teatro Filippo Marchetti, ci si sposta a piazza dell’Angelo per i camerti, il luogo della movida universitaria, su via XX Settembre, il tecnico di turno intima di stare vicini e camminare veloci, lo sguardo si apre di fronte allo scheletro del tribunale, via verso San Filippo, con la storia del Tiepolo che si è salvato tre volte dai terremoti, tappa finale Santa Maria in via, con il racconto della storia del santuario, un accenno a quella maledettisima notte, quando crollò il campanile ed il salvataggio di alcune vite si deve solamente alla provvidenziale scossa delle 19, che fece uscire tutti di casa.

zona-rossa-fai-camerino-22-650x650In uno dei gruppi ci sono una coppia di sessantenni arrivati da Ancona, lui aveva frequentato l’università di Camerino e voleva rivedere la città ducale e nell’attraversare le vie, fanno paragoni con il terremoto del 72 ad Ancona. Più tardi arrivano anche due coniugi cinquantenni di Montefano, che il sabato pomeriggio avevano l’abitudine di venire a farsi un giro, mangiare un gelato, fare le vasche lungo corso Vittorio Emanuele ed in via Lili, fare acquisti nei negozi del centro, ed è come se ritrovassero un vecchio amico che non vedono da anni. Ci sono anche i camerti che in quelle vie hanno visto ambientati pezzi di vita, e passando ricordano di chi era quella casa, i giochi da piccoli al Pincetto, il panino da Savino prima di andare al liceo, ogni tanto gli occhi luccicano loro di emozione. C’è anche chi Camerino non l’ha mai vista in vita sua, e resta inevitabilmente colpito dalla maestosità secolare dei palazzi, chiede informazioni su dove sono i residenti, si informa se i lavori fatti dopo il sisma del 1997 hanno retto, domanda quanto ci vorrà perchè si possa tornare a passeggiare tra quelle vie e commenta «questa è una città martoriata». «In luoghi dove tutto è venuto giù – spiega Di Girolamo -, è più semplice ricostruire. Nel centro storico ci sono quattrocento edifici, dieci sono agibili ed in teoria ci si potrebbe vivere, una ventina hanno danni lievi e tutto il resto è inagibile, una trentina sarebbero da demolire. Qualsiasi intervento si faccia può comportare conseguenze sugli edifici adiacenti, questa città è un sistema complesso, ricostruire sarà un problema di non semplice soluzione. I costi di finanziamento sono basati sul terremoto dell’Emilia Romagna, dove in media i muri sono spessi 30 centimetri, da noi i muri portanti possono essere spessi tra gli 80 centimetri ed il metro, per questo i contributi non sono sufficienti». Non tutti a Camerino andranno a rivedere la città ferita, per qualcuno entrare in zona rossa è una ferita aperta, di certo è un’esperienza surreale, come vedere una Pompei dei nostri giorni, abitata e viva fino a tre anni fa. «E’ stata l’occasione per poter consentire a tanta gente che non era mai rientrata, di poter passeggiare di nuovo per le vie del centro storico – commenta il vicesindaco di Camerino Lucia Jajani, seduta al banchetto Fai in piazza Cavour – siamo stati fortunati con il tempo ed una giornata soleggiata, che ci ha consentito di vedere del bello dove putroppo non c’è più, perchè tanti palazzi sono stati martoriati nel vero senso della parola. Tra i visitatori c’era anche chi ha visto Camerino per la prima volta in assoluto, ed è rimasto colpito da tanta bellezza. Anche per noi residenti e per me personalmente, è stata l’occasione per rivedere dei palazzi più belli di come li ricordavo. Prima del terremoto, presi dall’abitudine di vederli tutti i giorni, non ci rendevamo conto dell’effettiva bellezza che ci circondava. Rivederli dopo tanto tempo è stata una sensazione bellissima, forse della loro bellezza ci eravamo un po’ dimenticati».

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