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Il cratere non vale Genova:
così i terremotati
sono diventati cittadini di Serie B

SISMA - Per il ponte Morandi è partito tutto mentre per le zone colpite dal terremoto nulla. Intanto a Visso c'è il problema dell'acqua, la restituzione della busta paga pesante è una mazzata e con i 34 milioni degli sms solidali fino sono stati completati solo 15 progetti. Ma c'è vivacità imprenditoriale secondo l'ultimo rapporto della Fondazione Merloni
venerdì 4 Ottobre 2019 - Ore 19:51 - caricamento letture
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Non è bello invidiare chi sta meglio di noi. Tuttavia vedere che, superando tutti gli ostacoli burocratici, il ponte di Genova è in via di ricostruzione e gli operai vi lavorano giorno e notte, da un lato fa piacere ma dall’altro non si può fare a meno di sottolineare che, con qualche intralcio in meno, anche nella zona terremotata la ricostruzione sarebbe stata almeno avviata. Ma evidentemente siamo stati in errore noi quando avevamo accolto con piacere il “Decreto sblocca cantieri”. Forse nel testo originale era scritto “Decreto sblocca cantiere di Genova” e non ce lo avevano detto. Ecco perché da noi non è successo nulla e a Genova è partito tutto alla grande.

Il ponte crollato a Genova

Si dirà che Genova ha avuto 43 morti nel crollo del ponte. Nell’Italia centrale veramente ce ne sono stati 300. Si dirà che Genova è una grande città. Nell’Italia centrale sono stati investiti dal sisma 131 Comuni. E si potrebbe continuare a lungo, ma di fronte alle disgrazie – l’avevamo già accennato sopra – è bruttissimo fare confronti. Tuttavia possiamo dire che i terremotati (cioè colpiti dalla forza della natura) sono cittadini di serie B e quelli colpiti dall’insipienza umana, che (almeno in base ai primi risultati delle indagini) ha “trascurato” i doveri di ordinaria manutenzione, sono di serie A? Il confronto non ci piace…Meglio dire che quelli colpiti dal sisma sono “figli di un dio minore”. E questo non per un “destino cinico e baro” (come disse un capo partito che aveva perso le elezioni) ma soltanto perché a Roma, come a Milano, l’Italia centrale (specialmente quella che si affaccia sull’Adriatico) è considerata già Italia meridionale e come tale va trattata: cioè come l’Irpinia e come il Belice.

Vallinfante, Castelsantangelo

Ma contro di noi c’è anche della cattiveria. Infatti non solo non è ripartita la ricostruzione, per una serie di concause provocate dall’umana dabbenaggine, ma addirittura i terremotati vengono anche “perseguitati” da tanti provvedimenti vessatori che non danno loro tregua.
Si è cominciato bloccando i termini per la presentazione dei progetti per i danni lievi entro il 31 dicembre 2019. E il rispetto di questa data è perentorio perché altrimenti si perde il diritto ad ogni intervento dello Stato. Sapendo bene, chi ha emanato questo provvedimento, che in tre mesi non sarà possibile presentare tutta la documentazione richiesta. Si è proseguito con l’obbligo di versare entro il 15 ottobre le cinque rate dell’Irpef il cui pagamento era stato sospeso a giugno quando fu varata la norma nota come “busta pesante”. «Così ci troviamo – ha detto Gianvincenzo Lebboroni di Camerino – con una bella fetta della busta paga decurtata e questo significa non poter fare la spesa o altri investimenti che ricadono sul territorio. Infatti Camerino è un paese in cui tante attività chiudono la settimana con 200 euro nel cassetto e vanno avanti grazie ai risparmi dei titolari. Così stiamo pagando quello che ci era servito per sopravvivere». Ben più saggi gli amministratori del 1997 quando ci fu una riduzione del 60% dell’importo.

David Ballini

«Noi adesso – ha detto David Ballini della Femca Cisl –non chiediamo tanto ma almeno un 10/20%». Ma non è finita qui. Infatti il vice sindaco di Cingoli, Filippo Saltamartini, ha sollevato il problema costituito dal fatto che ai Comuni terremotati viene negato il diritto di rinegoziare i mutui contratti con la Cassa depositi e prestiti. Quando invece questo diritto viene consentito a tutti gli altri Enti territoriali. «L’abbassamento dei tassi di interesse da parte della Bce – sostiene Saltamartini – potrebbe consentire a molti enti locali di rinegoziare i tassi fissi, con un abbattimento della spesa per interessi». A beneficio dei Comuni terremotati c’è invece un’altra norma positiva che però non viene rispettata. Infatti in base al decreto 189 del 2016 le macerie del sisma, se non riutilizzate, possono essere vendute e il loro ricavato deve essere ceduto, come contributo, al Comune da cui provengono. Alcuni Comuni facevano molto affidamento su queste cifre anche se modeste, tuttavia sembra che il ricavato da quelle vendite sia stato irrisorio per cui in loro favore non ci sarà alcun contributo. E va ricordata anche l’altra angheria nei confronti dei professionisti che hanno presentato progetti per danni lievi o per danni gravi ma che non riescono ad ottenere il pagamento del 50% della parcella di loro spettanza, come previsto da una precisa norma. Questo neppure se i progetti sono stati approvati e addirittura anche quando sono aperti i cantieri.

La piazza di Visso, zona rossa da due anni e mezzo

Ma l’ultima “cattiveria” è stata consumata in danno dei terremotati di Visso proprio in questi giorni. Si sapeva che le sorgenti Le Vene che alimentavano l’acquedotto di quella cittadina, a causa del terremoto, si stavano esaurendo per cui tempestivamente era stata avviata la procedura per allacciare le condutture cittadine all’acquedotto del Nera. Erano stati richiesti i dovuti permessi e autorizzazioni ma il nulla osta è arrivato solo dalla Regione per cui i lavori non si sono potuti eseguire. Il decisivo via libera all’allaccio si è avuto soltanto mercoledì 2 ottobre per cui, nonostante le autobotti, la cittadinanza di Visso si è trovata in gravissime difficoltà, mettendo in crisi non solo le famiglie che abitano nelle Sae ma anche varie attività come i bar, mentre addirittura la fabbrica di pizze Svila sempre mercoledì scorso ha dovuto rimandare a casa alcuni dipendenti perché c’erano dei problemi per mancanza di acqua.
L’ultima brutta notizia ci giunge da Amatrice, e si tratta del fatto che la rimozione delle macerie è a carico dei proprietari dell’immobile da demolire. «Infatti – ci è stato spiegato – le macerie sono classificate come rifiuti speciali e come tali, secondo le normative ordinarie, vanno trattati. Si pensava ci fosse una deroga per tutti. E invece questa riguarda soltanto le macerie degli edifici pubblici. Il proprietario di una quadrifamiliare che aveva chiesto il preventivo per la rimozione delle sue macerie gli è stato risposto che la spesa è di 40.000 euro, che però l’interessato non può permettersi».
Qualche lettore ci aveva chiesto di conoscere che fine abbiano fatto i 30 milioni ricavati con gli Sms dei cittadini, in seguito all’appello lanciato in tutta Italia subito dopo il terremoto del centro Italia. Complessivamente sono stati raccolti 34 milioni e 537.834 euro. In base alle indicazioni giunte dalle Regioni i fondi sono stati ripartiti tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Il comitato dei garanti ha approvato 94 progetti che però in sede locale si moltiplicano in una serie di interventi più piccoli che superano, complessivamente, le 150 unità. Le Marche hanno avuto dalla Protezione civile 21 milioni e 213.000 euro destinati a finanziare 83 progetti, ripartiti in 107 interventi. Ne sono stati ultimati 15 (tra i quali: palestra di Tolentino, centro polivalente di Caldarola, biblioteca scolastica a Belforte del Chienti, altri interventi a Colmurano, Fiastra, Muccia e Pieve Torina, nonché le perizie sugli impianti sciistici dei Sibillini). Sedici sono attualmente i cantieri aperti mentre sono in corso le gare di appalto per 36 interventi per i quali il commissario ha versato gli anticipi agli enti attuatori. Invece altri 25 interventi hanno avuto solo il decreto di approvazione del progetto. Per altri 15 interventi debbono ancora essere presentati i progetti. Scendendo ai particolari dei vari interventi va precisato che è prevista la realizzazione di 23 progetti per l’adeguamento di elisuperfici già esistenti (attrezzandole per il volo notturno) e altre da realizzare ex novo. Due milioni sono destinati a Visso per attrezzare l’area in cui delocalizzare le attività produttive. Invece 42mila euro saranno investiti in 60 progetti riguardanti strutture sociali e culturali, la mappatura del patrimonio culturale di Valfornace, la riqualificazione degli impianti sportivi di Belmonte Piceno, l‘eliminazione delle barriere architettoniche di Massa Fermana, l’area verde attrezzata a Servigliano, una geostruttura destinata alla palestra di Camerino, il centro polifunzionale a Sant’Angelo in Pontano. Sono tre i milioni stanziati per la sistemazione della grotta sudatoria delle Terme di Acquasanta.
Infine va sottolineato che ha sorpreso non poco il fatto che nell’ultimo rapporto della Fondazione Merloni sia emersa una “vivacità imprenditoriale proprio nelle aree colpite dal sisma”. Tanto che l’ex presidente della Giunta regionale nonché attuale vice presidente della Fondazione Merloni, Gian Mario Spacca, ha commentato: «Si nota una voglia di reazione che rappresenta una leva sulla quale ripartire, puntando su specifici settori». E’ evidente che la voglia di ripresa c’è ed è diffusa ma non nell’area dell’epicentro, bensì nella fascia più a valle da individuare lungo l’asse Sarnano, San Ginesio, Tolentino, San Severino, Castelraimondo, Matelica, Cingoli, dove alcuni cantieri sono già partiti, dove i giovani hanno avviato nuove attività, dove si sono trasferiti alcuni piccoli imprenditori che hanno lasciato la “zona calda” del terremoto dove peraltro la stessa Fondazione Bocelli ha creato lavoro realizzando scuole, senza dimenticare Della Valle che ad Arquata ha portato una sua azienda di calzature e neppure le startup favorite dalle attività di ricerca della stessa Università di Camerino, che è affiancata da non poche aziende forti e importanti. Ma forse più intensa è la ripresa economica lungo la vallata del Tronto, che ha particolari benefici finanziari essendo stata compresa “nell’area di crisi industriale complessa”, per la “riconversione e riqualificazione industriale, il rilancio delle attività industriali e la salvaguardia dei livelli occupazionali”. Per questo la più modesta vivacità imprenditoriale del nostro territorio ha bisogno del massimo sostegno delle Istituzioni, che non debbono essere “matrigne crudeli” (almeno fino ad ora si sono comportate come tali), ma aiutare chi si batte per non trasformare l’area del terremoto del 2016 come l’Irpinia o il Belice. E un primo aiuto sarebbe quello di eliminare l’ultimatum fissato al 31 dicembre per presentare i progetti per danni lievi. Se infatti si riesce a far partire la ricostruzione sicuramente ci sarà il rilancio dell’edilizia in tutto il centro Italia, dove avremo “il più grande cantiere d’Europa” e con l’edilizia ripartirà tutta l’economia di un territorio bellissimo che non deve diventare terra di mafia e terra dei fuochi.



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