Assicurazioni sisma
“blindate” dall’ex commissario,
il Tar dà ragione ai sindaci

SENTENZA - I primi cittadini hanno vinto il ricorso contro la decisione di Paola De Michele. «Venivano decurtati circa 70 milioni di euro ai Comuni senza tener conto che avevano sostenuto anche il costo delle polizze»
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Decine di sindaci delle province marchigiane hanno vinto il ricorso al Tar impugnando la decisione dell’ex commissario alla Ricostruzione Paola De Micheli che bloccava di fatto le assicurazioni per il sisma, decurtandole dal contributo per la ricostruzione e tenendole ferme e a disposizione del commissario.

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Franco Capponi

«Le risorse ottenute dal ristoro dei danni sugli edifici pubblici assicurati e danneggiati dal terremoto non possono essere confiscati dal commissario della Ricostruzione per finanziare i piani di ricostruzione pubblica – dicono i sindaci, tra cui il primo firmatario del ricorso Franco Capponi, primo cittadino di Treia -. Prima della sentenza del Tar, i sindaci previdenti e lungimiranti, che ogni anno riservano risorse per stipulare polizze assicurative a tutela del patrimonio immobiliare pubblico, si ritrovavano penalizzati rispetto a quelli che non avevano assicurato niente».

I Comuni dove si sbloccano le risorse sono: Treia, Apiro, Camerino, Cingoli, Colmurano, Corridonia, Esanatoglia, Fiastra, Gualdo, Macerata, Mogliano, Monte San Giusto, Morrovalle, Pioraco, Pollenza, Sarnano, Serrapetrona, Serravalle, Valfornace e altri dell’Ascolano e del Fermano. L’ordinanza nel mirino dei sindaco era la numero 43 del 15 dicembre 2017 e in particolare una norma dell’articolo 5 – ora completamente cassata -, che prevedeva la decurtazione del finanziamento delle opere pubbliche finanziate dalla legge sulla ricostruzione delle somme percepite dai Comuni con le assicurazioni sisma. «In pratica – spiegano i sindaci -, circa 70 milioni di euro che venivano confiscati ai Comuni senza tener conto che avevano sostenuto anche il costo delle polizze assicurative. A niente inoltre erano serviti gli incontri e le proposte di modifica avanzate dalla Commissione Anci terremoto al commissario della ricostruzione». Il Tar del Lazio dopo due anni ha dato ragione a questi sindaci, dichiarando nulla quella parte di ordinanza. «Certo, sarebbe stato meglio non dover ricorrere, perdendo così tempo e risorse – concludono i sindaci -, ma alla fine la vittoria è totale, visto che il Tar ha pure stabilito che le spese processuali spettano al Governo. Una sentenza molto articolata, di oltre 20 pagine che fa scuola e chiude una querelle in cui tornano a sorridere i sindaci più previdenti come ad esempio Treia, Sarnano, Amandola, Fermo, Servigliano, ed altri. Importante inoltre perché stabilisce un altro principio e cioè la necessità di una collaborazione stretta e concorde tra commissario, Regione ed enti locali soprattutto quando si tratta di ricostruzione pubblica. La famosa intesa sulle ordinanze e sulle principali decisioni dei commissari, ora azzoppata dal Governo, doveva essere estesa anche alla rappresentanza dei Comuni (Anci) e non ridimensionata con l’esclusione, invece, addirittura delle Regioni».



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