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Pasqui tuona contro l’Anci
e si dimette da coordinatore del cratere
«Solo un titolo politico»

CAMERINO - Il sindaco lascia l'incarico con una lettera ad Antonio Decaro e a Maurizio Mangialardi : «Referente del niente, preferisco essere operaio di qualcosa che produce come il comitato che mi diffidate dal costituire»
giovedì 7 Febbraio 2019 - Ore 12:47 - caricamento letture
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Il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui

 

Con una lettera inviata questa mattina ai presidenti di Anci, Antonio Decaro , e Anci Marche, Maurizio Mangialardi il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, si è dimesso da coordinatore dei sindaci del cratere. Nelle motivazioni il primo cittadino sottolinea la critica ricevuta da Mangialardi dopo l’annnuncio di voler promuovere la costituzione di un comitato dei sindaci del cratere del sisma 2016.  «Leggo con stupore la missiva – scrive Pasqui – che ha il sapore della diffida. Sono stato chiamato (sulla carta) a rappresentare i sindaci del sisma proprio all’interno di Anci, e ci sono state occasioni di confronto e, non neghiamolo, anche di scontro. Perché mi sono trovato a fare i conti con un atteggiamento tutt’altro che collaborativo sia da parte dell’Anci regionale che da parte dell’Anci nazionale».  Pasqui ricorda il testo della nota di incarico del 13 aprile 2017 : “Ti prego di voler tenere informata l’associazione e di coordinare le tue attività con il delegato politico Bruno Valentini, sindaco di Siena e con la struttura organizzativa competente per materia, che rimarranno responsabile di tutti gli aspetti tecnici ed operativi di ogni attività”.  «Risulta evidente – sottolinea il sindaco di Camerino – come si sia, sin dall’inizio, voluto rendere privo di potere tale incarico».

Maurizio Mangialardi, presidente Anci Marche

La lettera prosegue con riepilogo di quanto accaduto: «Il presidente nazionale di Anci, Decaro – ripercorre Pasqui – mi conferisce l’incarico, considerati i limiti di autonomia stabiliti nel suddetto incarico, dopo diversi solleciti telefonici infruttuosi, nel maggio 2017 chiedo formalmente la convocazione di un incontro con il presidente Decaro per avere delle linee guida e poter iniziare il lavoro. Nella stessa nota sottolineo come in maniera assai strana nella Regione Marche, nonostante l’affidamento al sottoscritto dell’incarico di coordinatore dei sindaci del cratere per conto di Anci, il presidente Anci Marche Maurizio Mangialardi continui ad occuparsi, anche attraverso altri sindaci (Capponi) delle questioni inerenti il terremoto nella Regione Marche e ciò a testimonianza di una mancanza di ufficialità del ruolo assegnatomi. Per rendermi operativo e perdurando il silenzio dell’Anci con nota del 22 giugno 2017, inviata ad Antonio Ragonesi responsabile Anci Protezione civile, e per conoscenza al presidente Anci Decaro e al vice presidente Anci Roberto Pella, propongo un’ipotesi di piano di lavoro evidenziando la necessità di creare un apparato tecnico-amministrativo di supporto. Il  20 luglio 2017 finalmente viene convocato dal presidente Decaro un incontro nella sede Anci di Roma dove il sottoscritto viene presentato ai presidenti Anci delle quattro Regioni terremotate e mi viene ufficializzato dallo stesso presidente nazionale l’incarico di coordinatore dei sindaci del cratere.

Successivamente viene indetta una riunione con i presidenti Anci delle quattro Regioni terremotate, in verità non tutti presenti, nella quale il presidente Mangialardi sottolinea, con mio grande stupore e grande sorpresa, che il ruolo che avrei dovuto svolgere consisteva nel confronto solo con i direttori e presidenti Anci regionali e non direttamente con i sindaci. Il motivo è che tale ruolo ha caratteristiche consultive e non decisionali. Con nota 25 maggio 2018, perdurando il silenzio Anci e la chiara volontà di non rendere operativo il ruolo assegnatomi, e preso atto delle continue inefficienze del Governo e delle sempre crescenti necessità dei terremotati, ho chiesto al presidente De Caro se riteneva ancora essenziale e proficuo il ruolo di coordinatore e se era possibile avere delle linee direttive.  Faccio notare che questo “carosello” ostruzionistico giunge fino a maggio 2018 nonostante la mia continua volontà di essere operativo per il bene dei territori e dei terremotati. La volontà di non rendere operativa la funzione e il ruolo assegnatomi si palesa in maniera grossolana con il mancato invio degli indirizzi mail di tutti i Comuni del cratere chiesti espressamente dal sottoscritto, attraverso la mia segretaria, sia telefonicamente che per mail in data 9 ottobre 2017 ed ancora oggi non pervenuti nonostante diversi solleciti.  Sottolineo infine che in dispregio alle mie richieste non sono mai stato chiamato a far parte della cabina di Regia, e addirittura Anci Marche nomina come referente per il sisma il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro. Una persona che stimo come uomo e che ammiro come amministratore, ritenendo che sia uno dei migliori sindaci espressi dalla nostra regione, ma che, proprio perché di Fermo, città fuori cratere, con il terremoto c’entra poco o niente. Nonostante tutto, ho continuato a mantenere il massimo spirito collaborativo con l’apparato nazionale e regionale, rimanendo a disposizione ogni volta che sono stato chiamato a portare un contributo costruttivo partecipando a ogni incontro a Roma e portando quasi sempre con me competenze che potessero coniugare nella pratica le idee condivise in quel consesso. Con lo spirito sempre più disilluso, tuttavia, di chi si è ritrovato con una mera “poltrona” quando invece pensava e sperava di aver avuto un “banco da lavoro” da mettere a disposizione delle comunità bisognose».

La lettera si conclude  con la sottolineatura della lontananza del sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi,  dalle vere problematiche dei territori duramente colpiti:  «Voglio ricordare che il terremoto e i terremotati non hanno né appartenenza politica né interessi di “poltrona” ma esclusivamente l’obbligo per chi amministra queste terre di essere presente, efficace ed efficiente. Ecco perché – conclude Pasqui – non posso accettare il “carosello” suddetto ed ecco perché la scelta di un comitato specifico, che non ha alcun interesse e alcuna ambizione a scavalcare Anci o a sovrapporsi, ma che intende lavorare solo ed esclusivamente su un tema: la rigenerazione e ricostruzione dei territori e delle comunità colpite dal sisma. Pertanto, ad una missiva dal chiaro sapore di diffida, rispondo senza troppi giri di parole con le mie dimissioni ufficiali da un incarico che, così come è stato voluto e pensato da Anci, ha il solo valore di “titolo politico”. Un “titolo politico” di cui chi intende lavorare non sa cosa farsene. Caro Mangialardi, so che potrà sembrare strano, ma preferisco essere operaio di qualcosa che produce, come il comitato che lei mi diffida dal costituire, piuttosto che “responsabile o referente” del niente».

 



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