Aggressione choc, Alina alla polizia:
«In passato altri episodi di violenza»

CIVITANOVA - La 30enne è stata ascoltata dagli agenti della Squadra mobile in ospedale, ha ripercorso i drammatici momenti quando Sheval Ramadani le ha prima gettato dell'acido in faccia, poi l'ha accoltellata. Ha ammesso che l'uomo già in passato era stato violento per gelosia
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I soccorsi ad Alina sabato scorso

 

di Laura Boccanera

Lei voleva lasciarlo, lui cercava casa per vivere con lei. C’è una gelosia morbosa dietro l’aggressione di Alina Emilia Pavel. Questa mattina la trentenne romena, dalla sua camera d’ospedale, ha risposto per tre ore alle domande degli agenti della Squadra mobile di Macerata che hanno verbalizzato la versione della ballerina romena accoltellata all’addome e aggredita con l’acido muriatico da Sheval Ramadani. A breve la 30enne sarà dimessa: venerdì è stata sciolta la prognosi e Alina si appresta a tornare a casa sua. Questa mattina però ha dovuto ripercorrere quei momenti rispondendo alle domande degli inquirenti. La 30enne ha confermato la versione fornita da Ramadani, spiegando che fra loro due c’era un legame travagliato, iniziato 3 anni fa, ma ancora difficile da etichettare. Lui era geloso, ma non si capisce perché lei lo avesse incontrato di nuovo prima dell’agguato. Vero è che Pavel non era andata sola a quell’appuntamento, ma con lei c’era anche un’amica.

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Maria Raffaella Abbate

La vittima ha raccontato poi il momento dell’agguato: non ci sarebbe stata un’ennesima litigata all’uscita del sottopasso. I due si sono scambiati solo qualche parola, poi lui ha tirato fuori l’acido e gliel’ha gettato addosso. La ballerina romena ha ammesso che in precedenza c’erano stati episodi violenti che però lei non aveva denunciato, sempre legati alla gelosia di lui. Probabilmente aspettative diverse avevano portato i due a definire la relazione in maniera differente: per lei era una frequentazione discontinua, per lui invece lei doveva essere solo sua e di nessun altro e ogni sospetto si mutava in aggressività. Gli inquirenti hanno fatto domande alla donna anche in merito all’aggressione subita nel 2017, quando l’episodio fu più grave rispetto alle esplosioni di violenza sporadiche che la donna non aveva denunciato. Gli agenti ora vogliono capire se fu sempre Ramadani l’autore di quella violenza. Ma al momento su questo c’è stretto riserbo. Alina ora è più tranquilla: sa che il suo ex è in carcere, dal letto dell’ospedale ha seguito l’evolversi degli avvenimenti e saperlo rinchiuso la rende più serena anche se ripercorrere quel terribile sabato pomeriggio con gli inquirenti non è stato facile. Da domani forse riuscirà a riprendere in mano la sua vita che, solo grazie all’intervento di un ristoratore coraggioso, non è finita in quel conteggio straziante dei femminicidi.

 



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