Aggressione choc, il ristoratore eroe:
«Alina gridava mi ammazza,
ho visto il coltello e l’ho bloccato»

CIVITANOVA - Riccardo Scoponi, titolare di "Tonno e salmone", rivive i drammatici momenti in cui la donna è entrata nel suo locale per sfuggire alla furia omicida di Sheval Ramadani, il 32enne macedone arrestato. «Lui cercava di colpirmi per liberarsi e finire l'opera con la sua ragazza». VIDEO
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La testimonianza di Riccardo Scoponi

 

 

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Riccardo Scoponi titolare di Tonno e Salmone

 

di Laura Boccanera

«Non avevo percepito la gravità, ho scoperto solo dopo della coltellata all’addome. Ho sentito una donna gridare “aiuto mi ammazza” e sono intervenuto». Non si è forse ancora reso conto che se Alina Emilia Pavel è viva è grazie a lui. Riccardo Scoponi, 29 anni, il titolare del ristorante Tonno e Salmone che ieri pomeriggio è intervenuto fermando l’aggressore della 30enne romena oggi, a distanza di 24 ore, riesce a raccontare quanto accaduto nel suo locale.

00928b92-d5a5-403a-9d90-98d79f00d777-325x182Racconta il suo gesto di coraggio con naturalezza e quasi con distacco, ma è solo grazie a lui e ai ragazzi che lavorano nel suo locale se Sheval Ramadani non ha portato a termine il proposito di uccidere l’ex compagna. Oggi ha rivisto anche le immagini di videosorveglianza e il racconto che quei frame restituiscono è terribile. Un’azione durata pochi minuti, ma potenzialmente letale: «La ragazza è entrata attorno alle 18,40 – ricorda – Aveva in volto un liquido che la rendeva lucida, piangeva e ci ha detto che le era stato tirato dell’acido e voleva un bagno dove potersi sciacquare. L’abbiamo accompagnata nell’antibagno e dopo appena 30 secondi entra il ragazzo dicendo “sono il marito, dove sta”. Noi ovviamente abbiamo cercato di fingere per proteggere la ragazza visto che era molto minaccioso, abbiamo chiesto chi cercasse, ma quando lei ha sentito la voce di lui gli ha detto di andarsene».

accoltellamento-corso-vittorio-emanuele-polizia-soccorsi-civitanova-FDM-3-325x217Il macedone però non se ne va, anzi si dirige in tutta fretta nell’antibagno del locale: «Inizialmente lui le tira i capelli, ma come ho visto che ha estratto il coltello l’ho bloccato e ho cercato di portar via dall’antibagno fino al corridoio. Lui cercava di colpirmi per liberarsi e finire l’opera con la sua ragazza. A quel punto sono intervenuti i miei collaboratori Francesco Sfredda e Dewan Bashar e con una spinta decisiva siamo caduti sia io che lui che ha perso il coltello».

 

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La cameriera di sala prende l’arma e la porta nel circolo vicino per allontanarlo dal macedone e chiede aiuto. Il 32enne è immobilizzato e anche se con qualche resistenza viene portato fuori mentre Scoponi chiamava la polizia e l’ambulanza per la donna. «Io ero concentrato su di lui e non mi ero accorto della coltellata all’addome, solo ieri sera tardi ho saputo che era stato lesionato il fegato». Al titolare il macedone mentre aspettava l’arrivo della volante della polizia ha detto che l’ha fatto perché lei lo aveva rovinato: «avevo 400 operai in Macedonia, lei mi ha rovinato – avrebbe detto a Scoponi e poi rivolto ancora alla ex che era riversa a terra nel locale – Tanto se non ti ammazzo oggi ti ammazzo domani». In tanti oggi hanno chiamato Riccardo Scoponi “eroe”, anche il sindaco Fabrizio Ciarapica l’ha personalmente ringraziato per il suo gesto, ma lui non si sente un eroe: «Ho capito che al richiamo di aiuto di una donna è più facile intervenire che scappare via». 

Alina Emilia Pavel ieri sera è stata operata d’urgenza: la lama del coltello di 7 centimetri aveva raggiunto il fegato. Tre le ferite inferte, la più grave all’addome. «Bisognerà attendere almeno 72 ore prima di dichiararla fuori pericolo», hanno spiegato oggi i chirurghi.

accoltellamento-corso-vittorio-emanuele-polizia-soccorsi-civitanova-FDM-11-325x217Nei primi 9 mesi dell’anno sono stati 65 i femminicidi che si sono verificati in Italia. Un’aggressione quella subita da Alina che ricorda per certi versi l’omicidio di Andrea Christina Marin, la romena di 23 anni trovata morta a Porto Potenza nel gennaio del 2012. Entrambe ballerine in un night, entrambe vittime della furia di uomini accecati dalla gelosia. Solo che Andrea Christina è stata barbaramente uccisa. I suoi aguzzini l’hanno attesa nell’androne del palazzo dove viveva da pochi giorni, le hanno infilato un sacchetto di plastica in testa e l’hanno massacrata a bastonate. Per quel delitto sono state condannate in secondo grado quattro persone: Sandro Carelli, ritenuto il mandante, il figlio Valentino Carelli, e due amici di quest’ultimo Sebastian Capparucci e Silvano Giarmanà, secondo i giudici gli esecutori materiali dell’omicidio.

 

 

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