Treia ricorda
Giuditta Montecchiari,
“sposa della croce”

CERIMONIA - Messa nella chiesa di San Filippo domenica alle 18 in onore della donna vissuta e morta in concetto di santità. A seguire presentazione del libro del professore Alberto Meriggi

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GIUDITTA

 

Domenica, nella chiesa di San Filippo di Treia, alle 18, il vescovo Nazzareno Marconi celebrerà la messa in ricordo di Giuditta Montecchiari nel centenario della morte e, alla fine della messa, presenterà il libro del prof. Alberto Meriggi, pubblicato in seconda edizione, sulla vita di Giuditta, vissuta e morta in concetto di santità. Nel 2005, ricorrendo il 150 della nascita di Giuditta, si organizzarono a Treia degli eventi per rinnovarne la memoria. Uscì la prima edizione del libro sulla sua vita e il vescovo di allora guidò diverse manifestazioni religiose tra cui una solenne celebrazione nella cattedrale di Treia. Nel 2006, la famiglia Montecchiari decise di costruire nel cimitero di Treia un nuovo monumento-tomba per i resti mortali di Giuditta, prima collocati in un semplice loculo. Quest’anno, con un anno di ritardo causa terremoto, per celebrare la ricorrenza dei cento anni dalla morte, la zona pastorale di Treia ha deciso di organizzare incontri di preghiera e di conoscenza di Giuditta in tutte le parrocchie di Treia, Appignano e della Grottaccia. Tale cammino si chiuderà, appunto, domenica a Treia, con la presenza del vescovo.

 

LA STORIA – Giuditta Montecchiari (1855-1916) nacque a Santa Maria in Selva, ma sotto il comune di Macerata. Più tardi la famiglia si spostò solo di qualche chilometro, trasferendosi sotto il comune di Treia. Giuditta dedicò tutta la sua vita alla preghiera e alla sofferenza per la remissione dei peccati dell’umanità. Si definiva “sposa della croce”. Il Signore le concesse dei privilegi particolari: per 15 anni visse in perfetto digiuno senza toccare né cibo né acqua e ogni venerdì riviveva sul suo corpo tutte le fasi della passione di Gesù con estremo dolore e con manifestazioni visibili come le stimmate alle mani, ai piedi, al torace e alla fronte, dalle quali usciva abbondante sangue che veniva raccolto in bende, oggi conservate in gran quantità presso l’archivio della curia vescovile di Treia, nelle quali il sangue a volte formava i simboli della passione formati da disegni di sangue detti emografie. Sono molte le testimonianze che riferiscono di scampati pericoli e di inspiegabili guarigioni avvenute per sua intercessione. Dopo la sua morte si tentò di avviare un processo di beatificazione che si interruppe per motivi estranei alla sua santità. Quanto è scritto nel libro è tratto dalla documentazione inedita conservata nell’archivio della curia di Treia. La prima edizione si pregia della prefazione di monsignor Luigi Conti. La seconda, oltre a riportare l’intero contenuto della prima corredato di aggiunte, contiene il racconto, anche fotografico, di tutto ciò che è avvenuto nel 2005 e subito dopo, fino all’inaugurazione della nuova tomba, posta di fronte a quella della scrittrice Dolores Prato, due eccellenze femminili di Treia. Contiene il saluto del vescovo Giuliodori e il resoconto delle operazioni di estumulazione e nuova sepoltura dei resti di Giuditta.


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