Piano cave, Regione diffida la Provincia:
“Annullatelo entro 40 giorni”

QUERELLE - La giunta ha intimato all'ente di ritirare il provvedimento con cui aveva aggiornato la programmazione scaduta

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Una cava a Botontano (treia)

 

La Regione diffida la Provincia per il Piano delle attività estrattive. “Entro 40 giorni deve annullarlo”, dice in sintesi la delibera di giunta del 23 ottobre. Il motivo: il piano non solo è stato approvato con il parere negativo della Regione, che non vedeva la necessità di autorizzare ulteriori estrazioni o cave in un settore dove il mercato è fermo da anni (come evidenziato dall’inchiesta di Cronache Maceratesi), ma inoltre il piano non era stato nemmeno comunicato al presidente della giunta, il che non l’avrebbe reso efficace fin dall’inizio. Ricostruzione permettendo. Secondo qualche sindaco bloccare le cave potrebbe finire con il rallentare ulteriormente la ripresa dopo il terremoto, ma sono ipotesi tutte da verificare. Il direttore di Confindustria Macerata Gianni Niccolò sulla questione non si sbilancia ma immagina che “se c’è un blocco delle attività estrattive si creerà sicuramente uno stop per il reperimento di materiali inerti”. Insomma “è una cosa delicata – dice Niccolò -. Forse se ne poteva fare a meno, si potevano trovare altre strade che non fossero il conflitto istituzionale.  Innesca spirali di contenzioso e in mezzo ci sono le aziende che hanno presentato progetti e sostenuto dei costi e quasi sicuramente ci sono profili risarcitori”.

Nel mirino della diffida una cava tra Caldarola e Camerino, per cui c’era l’autorizzazione dei Comuni che però, a questo punto, secondo palazzo Raffaello non sarebbe valida. Però le cave non sono tutte in montagna. Restano in ballo anche i progetti sulle colline per l’estrazione di sabbia e ghiaia, a Treia e Cingoli, dove le ditte hanno subito uno stop perché i Comuni, con il parere negativo della Regione, non sanno se concedere o meno l’autorizzazione. Da un lato la Provincia che è andata avanti a testa bassa nonostante si sapesse da tempo che la Regione avrebbe prima o poi messo mano con un provvedimento al piano. Dall’altra la Regione che, oltre alla diffida, ha tempo fino al 30 ottobre per impugnare davanti al Tar il provvedimento con cui è partito il piano provinciale. In mezzo i Comuni, che non sanno cosa fare o non sanno della diffida (da Caldarola il sindaco Luca Maria Giuseppetti dice che “noi non abbiamo ricevuto comunicazioni”). Poi le aziende, come ha ricordato Confindustria ma anche l’ambiente e il paesaggio. Centinaia le cave dismesse ancora da recuperare, per cui servono soldi (il che era anche sulla carta un obiettivo dell’aggiornamento del piano provinciale) e poi i terreni ancora da scavare, o le montagne ancora da minare, che ambientalisti e sindaci, come quello di Cingoli Filippo Saltamartini, hanno difeso strenuamente prima del sisma.

(Fe. Nar.)

Nuove cave, frattura Provincia-Regione

 

 


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