Diventa consigliere comunale in carcere:
un mistero avvolge Forza Italia
“Reccia non è iscritto, mai conosciuto”

RECANATI - Restano molti punti interrogativi sulla candidatura del 63enne arrestato per 2,3 tonnellate di marijuana a inizio settembre. Nel 2014 si presentò come capolista a sostegno di Simone Giaconi, ma i vertici del partito si smarcano. "Non aveva la tessera, io non l'ho mai incontrato", specifica il senatore Remigio Ceroni. Che appoggi aveva, chi l'ha spinto? Il prefetto potrebbe deciderne la sospensione
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Andrea Reccia si era candidato con Forza Italia alle elezioni comunali del 2014

 

di Giovanni De Franceschi

Nessuno sembra lo conoscesse, almeno a livello politico. Non era e non è un iscritto al partito, né pare si sia mai interessato della vita amministrativa della città. Però è stato candidato come capolista nelle ultime elezioni comunali. E adesso, a distanza di tre anni, poco dopo essere stato arrestato in una delle più importanti operazioni antidroga della nostra regione, che ha portato al sequestro di 2,3 tonnellate di marijuana, rischia di diventare consigliere. Ironia della sorte, uno scherzo del destino. Un intreccio di appoggi taciuti, di scelte discutibili, di leggi garantiste e di scaricabarile.  E’ il caso che vede protagonisti Andrea Reccia, geometra 63enne originario di Napoli, e Forza Italia. Sullo sfondo la città di Recanati. La vicenda ha inizio nel 2014 quando Reccia, da perfetto sconosciuto, si presenta o viene presentato in una delle cinque liste a sostegno del candidato sindaco di centrodestra Simone Giaconi.  Le elezioni però vengono vinte dall’attuale sindaco Francesco Fiordomo e Reccia non riesce a entrare in Consiglio, è il terzo per preferenze (31) nella lista di Forza Italia. Passate le urne, di lui non si sente più parlare nella vita cittadina. Fino a inizio settembre scorso, quando viene arrestato nella maxi operazione della finanza a San Benedetto. Era a bordo del furgone che stava per consegnare ai trafficanti arrivati dall’Albania le taniche di carburante per il viaggio di ritorno in motoscafo e probabilmente per riportare il carico di marijuana sulla terra ferma. Un blitz dalle potenziali implicazioni con la criminalità organizzata del nostro Paese, camorra in testa, come già evidenziato dall’approfondimento dell’avvocato Giuseppe Bommarito.  Nel frattempo la prima eletta di Forza Italia Franca Maria Galgano si dimette da consigliere e il secondo, Vitangelo Paciotti, non accetta la carica. Tocca quindi al terzo, Reccia appunto, rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto. Per questo venerdì sera il consiglio comunale ha dovuto prendere atto della rinuncia di Paciotti e della surroga prevista con Reccia. Un voto all’unanimità, non c’era scelta. Un’immagine che la città si sarebbe volentieri risparmiata.

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Remigio Ceroni

RECCIA, QUESTO SCONOSCIUTO – Ma come è avvenuta l’irruzione sulla scena politica del 63enne campano? Questo sembra davvero un mistero. Chi l’ha spinto, quali appoggi aveva nel partito? A livello locale sembra nessuno. “Io l’ho conosciuto durante le elezioni – esordisce l’allora candidato sindaco Giaconi – era in una delle cinque liste che mi sostenevano. Ricordo che quella di Forza Italia era coordinata da Enzo Marangoni, all’epoca consigliere regionale. Posso solo dire che se la condotta di Reccia risale nel tempo e non è solo un fatto recente, allora siamo stati presi in giro in tanti: noi e i circa 2.300 recanatesi che ci avevano votato. Per il resto mi sembra allucinante il silenzio che avvolge questa vicenda a ogni livello”. Dunque il candidato sindaco non lo conosceva prima delle elezioni. Era un volto noto tra i vertici del partito? Stranamente neanche. “Non ho nulla da dire, non lo conosco, so solo che non è iscritto a Forza Italia, per il pregresso dovreste chiedere a Ceroni”, taglia corto Lorena Polidori, coordinatrice provinciale che effettivamente durante le elezioni del 2014 aveva assunto la carica da appena un mese. “Reccia non è stato mai iscritto a Forza Italia – ribadisce il coordinatore regionale Remigio Ceroni – io non l’ho mai incontrato, né lui aveva mai partecipato prima alle iniziative del partito. Non so come sia capitato, credo che sia stato incautamente candidato.  Stiamo molto attenti a presentare liste pulite, per questo ci affidiamo ai rappresentanti locali che conoscono la realtà più da vicino. Noi di solito non mettiamo bocca nelle scelte, tanto più che a Recanati a coordinare la lista c’era un consigliere regionale. Possiamo verificare alcuni casi sospetti, ma qui obiettivamente non c’erano i presupposti. Reccia nel 2014 non aveva problema, per questo non mi sento di addebitare colpe a Marangoni. Può capitare a ogni partito di incappare in queste situazioni, perché nessuno può sapere se dietro a una persona si nasconde un diavolo”. Sembra proprio quindi che l’unico in grado di dipanare la matassa sia Enzo Marangoni. Ma a quanto pare neanche lui lo conosceva, gli è stato presentato da qualcuno. Ma da chi? “Non ho voglia di commentare”, dice l’ex consigliere regionale. Chi sia stato a introdurre nella vita politica recanatese Reccia resta dunque un mistero. Qualcuno più in alto dei vertici regionali del partito? Un personaggio influente al di fuori della politica? Domande senza risposta al momento.

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Francesco Fiordomo

LE CONSEGUENZE IN CITTA’ – Venerdì sera perciò il consiglio comunale è stato costretto a votare la delibera che prevede l’ingresso di Reccia. “E’ stato un voto unanime – spiega il sindaco Francesco Fiordomo – e tutti i gruppi hanno fatto ciò che era ineluttabile, era un atto dovuto. Prima del consiglio infatti avevamo chiesto al prefetto, il quale in una lettera ha specificato che non avevamo scelta perché non è nostro compito entrare nel merito, avremmo solo potuto votare ciò che abbiamo votato”. A livello amministrativo dunque non c’erano altre vie se non quella di accettare che a un detenuto possa essere data la possibilità di entrare in consiglio. Lo prevede la legge. “In materia di incandidabilità – si legge nella lettera della prefettura, che a sua volta aveva interessato il ministero dell’Interno – la Corte Costituzionale ha più volte specificato che solo una sentenza irrevocabile può giustificare l’esclusione dei cittadini che intendano concorrere in cariche elettive”. Nel caso di Recanati quindi “il Consiglio comunale non può esimersi dalla convalida del candidato subentrante”. Ciò che potrebbe fare il prefetto è sospendere Reccia, in base alla legge Severino, visto che è in carcere. Quindi oggi il Comune pubblicherà la delibera, poi verrà notificata al casa circondariale di Marino del Tronto e se Reccia dovesse accettare, circostanza che appare più che probabile, in quel caso il prefetto potrebbero sospenderlo. Per 18 mesi, quando poi si andrà nuovamente a votare. “Mi rendo conto – aggiunge Fiordomo – che è una vicenda eclatante, sui cui si possono dire molte cose. In primis va detto che qualcuno comunque l’ha candidato in lista e qualcun’altro poi l’ha votato. Quindi c’è il discorso che riguarda il nostro territorio, questo caso dimostra che non siamo per niente esenti da problematiche legate al traffico di droga. Tutti sentenziano e accusano, ma nessuno è in grado di fare un mea culpa, un esame di coscienza. Infine dispiace perché getta Recanati in una cattive luce, ma il Consiglio non può prendere il posto della magistratura, la giustizia deve fare il suo corso. L’augurio quindi è che passi quanto prima, perché la città si è trovata nel mezzo per caso. Reccia era uno dei candidati delle 17 liste che si erano presentate, siamo stati sfortunati”.

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