
La presentazione del libro “Adè più d’un sorrisu” ai vivai Bellesi presenti i sindaci di Urbisaglia Francesco Giubileo e di Colmurano Ornella Formica
Le suggestioni suscitate da un ambiente immerso nella natura e nel cuore dei vivai Bellesi di Urbisaglia, hanno fatto da magica cornice alla presentazione del libro “… adè più d’un sorrisu”. Non solo una raccolta del noto poeta contadino Pippo de Rongó, al secolo Albino Graziosi, ma anche di proverbi, o meglio, di “gocce di saggezza popolare”. Il tutto, corredato da un approfondito e particolarissimo glossario. Sono intervenuti, dopo una breve presentazione del presidente della pro loco di Colmurano, Fabrizio Ferretti i sindaci di Colmurano e Urbisaglia, Ornella Formica e Paolo Francesco Giubileo, il presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri, Giampiero Feliciotti, il direttore dell’associazione culturale “La Rucola”, Fernando Pallocchini, lo studioso e figlio del poeta Nazzareno Graziosi e il poeta e scrittore Giovanni Paolo Carlino-Giuliani.
Il libro, fortemente voluto da un altro dei figli dell’autore, Mario Graziosi, è stato il frutto di un lungo, minuzioso e faticoso lavoro, che ha condiviso con altri quattro curatori: i fratelli Nazzareno e Rita, il cognato Walter Ferranti, e l’amico Carlino-Giuliani. Gli obiettivi dell’opera sono molteplici. Tra questi, recuperare i valori di un tempo non troppo lontano nel quale Graziosi è vissuto, e che il poeta ha fissato nei suoi scritti dipingendo in maniera delicata e coinvolgente costumi, atmosfere e sentimenti, che potrebbero aiutarci a comprendere meglio i tempi in cui viviamo e a farci riflettere su tutto quello che abbiamo perso.
Leonardo, il giovanissimo pronipote del poeta, ha declamato la sua significativa poesia “Ha da rmané…” che non ha mancato di strappare una lacrima al nonno Mario Graziosi. Il ricavato della vendita del libro “… Adè più d’un sorrisu”, sarà interamente utilizzato per migliorare lo stato della cappella utilizzata dalla “Congrega della buona morte” di Colmurano alla quale Albino Graziosi era fiero di appartenere. Soprattutto perché, come spesso e saggiamente diceva: “”Ciascuno di noi è degno di non essere lasciato solo, nemmeno nel più solitario ed estremo momento””.
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