Porta santa, il vescovo:
“Chiudiamo l’esperienza
di dolore che è stato il terremoto”
MACERATA - Monsignor Nazzareno Marconi ha celebrato la messa in vista del termine del Giubileo, previsto per il 20 novembre. La funzione religiosa è stata spostata, causa danni al Duomo per il sisma, all'aula sinodale. Nella parola ai fedeli ha sottolineato la vicinanza degli aiuti agli sfollati ribadendo: "Dobbiamo iniziare un tempo di ricostruzione anche dei cuori"

Il vescovo Nazzareno Marconi
Chiudere con il dolore e il timore che per tutti è stato il terremoto e ricominciare a ricostruire non solo le case ma anche la fede. Questo il contenuto dell’omelia del vescovo Nazzareno Marconi alla chiusura, oggi pomeriggio, della porta santa a Macerata. La messa è stata spostata, causa danni al Duomo riportati dopo il sisma, nell’aula sinodale. La funzione religiosa, ad una settimana dalla fine del Giubilo straordinario della misericordia, proclamato da Papa Francesco e aperto l’8 dicembre dello scorso anno (la fine ufficiale è per il 20 novembre), è stata officiata da monsignore Marconi, vescovo della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia.
«In questa preghiera vorrei rinnovare al Signore la supplica che si possa anche chiudere la porta su questa esperienza di dolore e di timore – ha detto nei passaggi cruciali del suo intervento il vescovo Marconi – che per tutti noi è stato il terremoto. Da ogni cosa che accade si può trarre un insegnamento di bene ed una occasione di crescita e di purificazione. Nel tempo potremo riconoscere che anche questa tragica esperienza di fragilità e di povertà ci ha fatto crescere nel bene e nella fede. Ma ora, ben coscienti della nostra fragilità e dei nostri limiti, invochiamo dal Signore, per intercessione dei nostri santi patroni, che ci sia risparmiato questo cammino così faticoso. Che si chiuda la porta su questa esperienza, per iniziare un tempo nuovo di serenità e di ricostruzione, non solo degli edifici, ma anche dei cuori. Incontrando la nostra gente ho infatti potuto riconoscere le peggiori crepe e del terremoto proprio nei cuori spaventati e stanchi di tanti nostri fratelli più fragili e più piccoli». La porta santa è stata chiusa in mattinata e l’atto è stato ripreso e trasmesso ai fedeli.
«Nella nostra fede i gesti e i simboli hanno una grande importanza – ha detto monsignore Marconi all’inizio dell’omelia – Questa celebrazione si è aperta quando il vescovo ha chiuso alle sue spalle la porta giubilare e si è incamminato per celebrare con voi l’eucaristia, cioè il rendimento di Grazie a Dio. Ma di cosa dobbiamo rendere grazie? Certo di tutti i doni di grazia di cui abbiamo fatto esperienza in questo anno Santo. Il Signore è passato tra noi con la sua misericordia, ci ha donato con generosità il suo perdono, ci ha riconciliato con sé e tutto questo ha favorito e sostenuto molti passi positivi di riconciliazione tra noi. Pur con tutti i nostri limiti siamo una comunità più unita». Il vescovo ha poi confidato il messaggio evangelico contenuto nella chiusura della porta santa. «Quella porta aperta, lo dicevamo all’inizio dell’anno Santo – ha aggiunto monsignore Marconi – costituiva un invito ad entrare in una più profonda comunione con Dio e tra di noi. Dopo l’esperienza della misericordia di Dio che tutto perdona e che dimentica ogni nostro errore passato, il gesto che abbiamo compiuto è davvero una porta chiusa sul nostro passato, sui nostri peccati, sulle nostre fragilità».
Il vescovo ha invitato i fedeli ad incamminarsi positivamente verso il futuro, chiudendo la porta al male. «Questa tentazione è ancor più pericolosa quando diventa ricordo rancoroso del male subito, perenne ricordo delle colpe degli altri. Noi che abbiamo ricevuto un perdono così generoso in questo anno di grazia, offriamo ai fratelli un perdono altrettanto radicale e sincero, chiudiamo la porta al ricordo dei loro errori ed incamminiamoci con loro verso una vita nuova. Ma c’è una tentazione più profonda da vincere, sulla quale è bene chiudere una porta molto pesante e solida, è la tentazione della nostalgia del male».
Ricordando il sisma ha aggiunto: «Incontrando la nostra gente ho potuto riconoscere le peggiori crepe e del terremoto proprio nei cuori spaventati e stanchi di tanti nostri fratelli più fragili e più piccoli. Vogliamo iniziare un cammino nuovo ed in questa celebrazione lo significa il conferimento dei Ministeri di lettori ed accoliti a dei fratelli che si sono generosamente messi a disposizione di tutta la Chiesa Diocesana per questo servizio».



Non mi sembra un affermazione realistica,il dolore del terremoto sarà chiuso per lui che non ci si trova!Non per le persone che lo vivranno ancora chissà per quanto tempo!
Se la vicinanza della Chiesa fosse più concreta non sarebbe male.