Dall’anno Mille a oggi:
i sismi del Centro Italia
Il 30 ottobre il terzo più forte

TERREMOTO - I dati di un millennio raccontano la storia di devastazione e ricostruzione da Pesaro all'Aquila. I peggiori movimenti tellurici nel 1703, segue, 313 anni dopo, la scossa di 6.5 con epicentro tra le province di Macerata e Perugia
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Nella mappa pubblicata dall'Ingv, gli epicentri delle maggiori scosse che hanno coinvolto la zona appenninica dall'anno Mille al 2006. I quadratini più piccoli indicano scosse di una magnitudo compresa tra 5 e 5.9 gradi. I più grandi, scosse pari o superiori a 6 gradi

Nella mappa pubblicata dall’Ingv, gli epicentri delle maggiori scosse che hanno coinvolto la zona appenninica dall’anno Mille al 2006. Due le dimensioni dei quadratini: i più piccoli indicano scosse di una magnitudo compresa tra 5 e 5.9 gradi, i più grandi da 6 a 6.9

di Leonardo Giorgi

La storia dell’Appennino è una storia fatta di terremoti e ricostruzione, in cui negli ultimi mille anni le popolazioni del territorio sono state colpite da 153 scosse di magnitudo uguale o maggiore a 5 gradi. E’ quanto risulta da una relazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) in cui vengono elencati i maggiori eventi sismici avvenuti nell’area appenninica (dalle province di Rieti e L’Aquila fino alla provincia di Pesaro) dall’anno 1000 al 2006, a cui vanno aggiunte le sequenze del terremoto in Abruzzo del 2009 e dello sciame sismico di quest’anno nel centro Italia.

La tabella dell'Ingv che elenca, in ordine decrescente, i terremoti più devastanti che hanno colpito l'Appennino dall'anno Mille al 2006

La tabella dell’Ingv che elenca, in ordine decrescente, i terremoti più devastanti che hanno colpito l’Appennino dall’anno Mille al 2006

Tra le 153 scosse registrate le due più potenti sono quelle di magnitudo 6.7 del 1703 che hanno devastato L’Aquila e parte della provincia di Rieti e causato gravi danni anche a Camerino. Considerando che i dati dell’epoca sul livello di intensità del terremoto non possono essere rilevati con la precisione degli eventi sismici attuali, la sequenza del 1703 può essere considerata analoga a quella del 2016. La prima scossa di quell’anno si verificò il 14 gennaio, con una magnitudo di 6.7, devastando i comuni del “Distretto di Cittaducale”, che comprendeva le città di Accumoli, Amatrice e Cittareale. La seconda scossa si verificò il 2 febbraio, giorno della Candelora, e si stima che abbia avuto anch’essa una magnitudo di 6.7 gradi. L’Aquila venne rasa al suolo e le vittime furono oltre 6mila. Il terremoto viene ricordato ancora oggi dai colori della città: dal bianco e dal rosso si passò al nero e al verde. Il primo in segno di lutto, il secondo come simbolo di speranza.

Secondo le stime attuali dell’Ingv il terzo evento più forte che ha coinvolto l’Appennino dal Mille ad oggi sarebbe proprio il terremoto di magnitudo 6.5 che ha colpito l’entroterra maceratese e la provincia di Perugia alle 7,40 dello scorso 30 ottobre, facente parte della stessa sequenza sismica che si è avviata alle 3,36 del 24 agosto con il terremoto di magnitudo 5.9 che ha distrutto Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto. Per ricercare eventi di portata sismica simile bisogna andare indietro ai terremoti di magnitudo stimata di 6.4 gradi del Natale del 1352 con epicentro nelle vicinanze del comune di Sansepolcro tra Umbria e Toscana, del 3 giugno 1781 nell’area dei comuni pesaresi di Piobbico e Cagli, del 27 novembre 1461 a L’Aquila e del Capodanno del 1328 a Norcia.

L'epicentro della scossa di 5,9 gradi del 26 ottobre collocato nella mappa di pericolosità sismica del territorio. Le fasce viola sono quelle più soggette a forti terremoti

L’epicentro della scossa di 5,9 gradi del 26 ottobre collocato nella mappa di pericolosità sismica del territorio. Le fasce viola sono quelle più soggette a forti terremoti

Il sisma più potente degli ultimi cento anni è invece quello del 26 settembre del 1997, quando alle 11,40 l’entroterra maceratese e il centro Italia fu messo in ginocchio da una scossa di magnitudo 6 che rase al suolo i due comuni umbri più vicini all’epicentro, Annifo e Colfiorito. Tra le decine di eventi sismici segnalati nella mappa pubblicata dall’Ingv spiccano terremoti di magnitudo pari o superiore a 5 con epicentro nelle città di Macerata e Camerino. Il 28 luglio 1799 venne devastato proprio il territorio camerte e i comuni di Sarnano, Cessapalombo e San Ginesio da tre scosse di forza crescente, culminata in un evento di magnitudo 6.1 alle 20,05.



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