Messa ai giardini dopo il terremoto,
il vescovo: “Stringiamoci, ce la faremo”
MACERATA - Monsignore Nazzareno Marconi ha rincuorato i cittadini nella funzione delle 12, fatta all'aperto per motivi di sicurezza. "Se non sapete dove andare a mangiare venite a casa mia che un piatto di pastasciutta lo so fare"

La messa ai giardini Diaz

di Marco Ribechi
“Stringiamoci, ce la faremo anche questa volta”. Così il vescovo di Macerata, durante la messa ai giardini Diaz, indetta all’aperto dopo la forte scossa di questa mattina. La speranza di centinaia di fedeli si innalza verso il cielo sereno che sovrasta il parco pubblico. Monsignore Nazareno Marconi ha deciso di celebrare la santa messa delle 12. All’aperto, per confortare i presenti lontano dal pericolo degli edifici ecclesiastici che in tutta la provincia sono stati seriamente danneggiati. Facce scure e spaventate che però trovano nella fede e nella comunità un momento di serenità, riscaldata dai raggi del sole. I maceratesi sono riuniti vicino la fontana, attorno, sul prato, giocano i bambini che riescono a trovare un momento di pace. “La paura è anch’essa un sentimento che ci ha mandato il Signore – spiega il vescovo – serve per capire come comportarsi, per non fare azioni avventate. Il terremoto, la distruzione possono servire a concentrarsi sulle cose importanti, a lasciare il superfluo, a riunire la comunità e le famiglie. Stringiamoci, ce la faremo anche questa volta”. Il pensiero del vescovo è rivolto anche alle carmelitane di Tolentino, evacuate dal convento fortemente danneggiato. Dopo l’eucarestia partecipatissima alcune raccomandazioni su come comportarsi e sulle prossime messe. “Se nella vostra parrocchia si faranno le celebrazioni significa che l’edificio è sicuro, non dubitate”. Anche il seminario è a disposizione dei fedeli e nel giorno di Ognissanti ai giardini si svolgerà un’altra messa, alle 11,30. “Se non sapete dove andare a mangiare – ha concluso il vescovo – venite a casa mia che un piatto di pastasciutta lo so fare”.





Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?».