Sisma, “Vivo perché ho sfondato la porta”
“Al collegio gli studenti urlavano,
mi sono ferita per fuggire”

CAMERINO - I racconti dal centro di accoglienza per gli sfollati allestito al palazzetto. Sauro Fedeli, 56 anni, si è salvato per un soffio ma ha dovuto prendere a martellate l'uscio della casa. Jessica Smith, torinese era nella struttura che ospita gli universitari. Pierluigi Lana: "La mia cagnolina si era nascosta sotto il letto, l’ho dovuta recuperare prima di scappare"
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Sfollati a Camerino

Sfollati a Camerino

Sauro Fedeli

Sauro Fedeli

 

di Federica Nardi

(Foto di Federico De Marco)

«Ho sfondato la porta a martellate per uscire di casa, mai vista una cosa così». Sauro Fedeli, 56 anni, che viveva nel centro storico di Camerino, si è salvato per un pelo dalla seconda scossa. «Stavo cenando – racconta Fedeli – dopo il terremoto sono entrato in camera per controllare e ho visto il muro crollato e la parete sfondata dal crollo del muro del vicino. La porta di casa era bloccata. Ho provato di tutto alla fine ho preso il martello. Anche il portone  del palazzo non si apriva io e un vicino l’abbiamo preso a spallate per uscire». La sua è una delle tante storie che a tre giorni dal terremoto gli oltre 700 ospiti del Cus di Camerino, dove sono stati raccolti parte dei quasi 1.300 sfollati, continuano a raccontarsi tra di loro per esorcizzare una paura che si rinnova a ogni scossa di assestamento.

Camerino

Pierluigi Lana

Pierluigi Lana

 

«Siamo partiti con il buio e al buio siamo rimasti», dice Pierluigi Lana, 68 anni, mentre tiene in braccio la sua cagnolina Camilla di 5 mesi: «Gli era caduto addosso un quadro e si era nascosta sotto il letto, l’ho dovuta recuperare prima di scappare». La sua è una delle case del centro, ora off limits. La sera del sisma «sono scappato con mia moglie. Mentre correvamo vedevamo pezzi di muro cadere dall’ex tribunale e siamo tornati indietro». In casa aveva lasciato tutto, «tranne le macchine fotografiche – dice Lana, che ne ha una al collo – la fotografia è la mia passione. Stamattina alle 6 i vigili mi hanno fatto rientrare per prendere altre cose». Tra centinaia di brandine c’è chi invece attende il ritorno alla normalità, come Matteo Micarelli, 19enne di Camerino: «vedere così la città fa male, meglio non vederla». O come Danilo Pagnotta, 19 anni anche lui, che invece aveva appena cominciato a studiare Informatica a Unicam: «Adesso – dice – ci faranno sapere. Per il momento dobbiamo adattarci». Jessica Smith viene da Torino, ha 21 anni e a Camerino studia Bioscienze. La notte del terremoto «ero nel collegio degli studenti – racconta Jessica – Dopo la seconda scossa è andata via la luce, urlavano tutti e spingevano per scappare, mi sono anche fatta male perché mi hanno colpito». Adesso è con l’amica Gloria ed Enrico, che era venuto a trovarla da Torino il giorno del terremoto ed è rimasto con lei per non lasciarla sola: «abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi», dice Jessica. Per i prossimi giorni «potete scegliere – dice il sindaco Gianluca Pasqui in assemblea nel Cus di Camerino – tra l’autonoma sistemazione o l’albergo. Non voglio imporvi niente. Ci vedremo ogni due o tre giorni così da comunicarvi quello che succede. L’obiettivo è vivere una vita dignitosa. C’è la volontà di non far fermare l’economia di questa città. I commercianti devono essere messi in condizioni il prima possibile di lavorare. Presto decideremo come e dove intervenire». Da stamattina è attivo il servizio per sistemare negli alberghi di Civitanova e Recanati chi vorrà spostarsi per qualche tempo.

Gli studenti Matteo Micarelli e Domenico Pagnotta

Gli studenti Matteo Micarelli e Domenico Pagnotta

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