Macerata, Toni Capuozzo sui Marò:
“Fu la guardia costiera indiana a uccidere”
GIALLO - Nell'incontro organizzato all'Hotel Claudiani dal circolo Aldo Moro, l'inviato del Tg5 rivela la tesi contenuta nel suo libro sulla vicenda della Enrica Lexie: "L'errore è stato fatto ricadere sui militari italiani"

Il peacekeeper Andrea Angeli, il consigliere comunale Alessia Scoccianti e il giornalista Toni Capuozzo all’Hotel Claudiani per gli Incontri d’autunno
di Claudio Ricci
(foto di Andrea Petinari)
Il segreto dei Marò raccontato dal giornalista Toni Capuozzo, a Macerata. L’inviato speciale e già vice direttore del Tg5, conduttore e autore dell’approfondimento Terra, conosce «da 10 anni il capo di prima classe Massimiliano Latorre» , come ha rivelato lui stesso nell’incontro organizzato dal circolo Aldo Moro all’hotel Claudiani, ieri sera. Era presente anche Andrea Angeli, per 30 anni portavoce dell’Onu. Capuozzo, che ha conosciuto Latorre quando era a capo della sua scorta militare a Kabul, ha seguito il caso della Enrica Lexie da vicino, sia per il suo lavoro che, appunto, per l’amicizia che lo lega al fuciliere di Marina. In un intervento che non ha lesinato elementi e dettagli di una vicenda quanto meno complicata il giornalista di guerra ha ripercorso i fatti, formulando ipotesi e componendo teorie su un caso troppo scomodo, sia per la politica e le istituzioni indiane, che per quelle italiane. «Alla fine con l’accoglienza di ben due capi di Stato, Napolitano prima e Mattarella poi – ha detto – si è in qualche modo premiato il silenzio e il sacrificio imposto in nome di un superiore interesse nazionale che lega i due paesi».
Le ipotesi di Capuozzo, che per l’occasione ha presentato il suo libro “Il segreto dei Marò”, scaturiscono da elementi ricavati da rapporti, registrazioni e dichiarazioni e smentite dei vari protagonisti della vicenda e dai fatti «rigorosamente raccolti sul campo, lontano dai pregiudizi», ha precisato. Il giornalista ha ripercorso la vicenda, dalle prime dichiarazioni del capitano del peschereccio, incongruenti con l’orario in cui Latorre e Girone spararono colpi di avvertimento contro il St.Anthony, al calibro delle munizioni ritrovate sul peschereccio dei due marinai uccisi e non corrispondente con le armi in dotazione ai fucilieri, passando per la prova balistica che ha attribuito i colpi ad altri due marò presenti sul mercantile battente bandiera italiana. La sua tesi: «La guardia costiera indiana ha fatto fuori due connazionali in uno scontro in mare pensando che fossero pirati ma commettendo un errore che si è voluto far ricadere sui due militari italiani». Il libro di fatto riapre il caso sulla controversia internazionale, raccontando senza sconti per nessuno, verità scomode e una storia che, chiosa l’autore: «alla politica non è mai piaciuta».




