Due mesi fa il sisma, Spuri:
“Per ora più fondi che nel 1997”
POST TERREMOTO - Un convegno a Macerata ha analizzato a 360 gradi l'evento tellurico che ha colpito il Centro Italia e creato numerosi danni. Il capo della Protezione civile: "L'obiettivo è chiudere per dicembre tutti i sopralluoghi. L'ufficio ricostruzione nelle Marche avrà sedi anche ad Ascoli, Fermo e Macerata". Presenti diversi sindaci dei comuni più colpiti e psicologi che sono al lavoro per aiutare la popolazione

Il convegno a Macerata

Cesare Spuri
(Foto Lucrezia Benfatto)
«L’obiettivo ambizioso che ci siamo posti è chiudere per dicembre tutti i sopralluoghi», dice Cesare Spuri, capo della Protezione civile delle Marche, protagonista questa mattina in aula magna del convegno sul terremoto organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza dell’università di Macerata a due mesi esatti dal sisma. «A oggi abbiamo circa 30 squadre di tecnici abilitati sul campo», dice Spuri, con un pensiero già alla ricostruzione: «L’Ufficio ricostruzione nelle Marche avrà sedi anche ad Ascoli, Fermo e Macerata. Si farà tutto lì, con Conferenze dei servizi permanenti. Sarà il capo e la coda di ogni procedimento evitando lunghe trafile a chi chiederà i finanziamenti per la ricostruzione». E sul decreto che stanzia i primi 200 milioni di euro «aspetterei qualche giorno – dice – per essere soddisfatti o meno. Per adesso le risorse messe in campo sembrano superiori a quelle del terremoto del ’97. Resta il problema delle case agibili ma con danni che non saranno ammesse al finanziamento». Tra i punti positivi del decreto, Spuri ricorda «la forte attenzione all’aspetto economico e produttivo e l’approccio alle seconde case». Con lui al convegno, presenti anche Venanzo Ronchetti, ex sindaco di Serravalle, Rosa Piermattei, sindaco di San Severino (a lei Spuri fa i complimenti per come ha gestito coraggiosamente la riapertura della scuola Luzio), Pietro Cecoli, sindaco di Montecavallo, Giuseppe Rivetti, presidente del corso di laurea in Teorie, culture e tecniche per il Servizio sociale e il giornalista Maurizio Verdenelli, insieme a Rivetti organizzatore del convegno e autore del libro “Il ragazzo dell’altopiano”, dedicato al sisma del ’97. Nel pomeriggio si sono aggiunti al convegno anche i sindaci Mauro Falcucci (Castelsantangelo sul Nera), Ornella Formica (Colmurano), Mario Baroni (Muccia) insieme al direttore del dipartimento di Salute mentale di Camerino Angelo Meloni e alle psicologhe Pamela Caramboni e Giulia Grifantini che hanno allestito i punti di ascolto nei comuni colpiti dal sisma. A coordinare gli interventi Federica Nardi di Cronache Maceratesi.

Ornella Formica
IERI E OGGI – «Al contrario del ’97 – dice Baroni – ci sarà una lista delle imprese a cui rivolgersi, un passo avanti fondamentale per affidare i lavori ed essere certi del risultato». Anche se resta il rammarico per i lavori mai finanziati del sisma precedente. «I terremoti – dice Ronchetti – non sono una ricchezza. Da noi ci sono seconde case, in graduatoria dopo il ’97, che ancora aspettano i finanziamenti». Un punto che preoccupa anche gli altri primi cittadini anche se «siamo stati rassicurati – dice Formica – sul fatto che il gruppo istituzionale che si sta formando comprenderà anche i sindaci fuori dal cratere. Dobbiamo ricostruire i nostri paesi non per farli diventare dei musei ma per farli rivivere». L’invito insomma, anche da parte di Falcucci, è a vigilare anche ora che la crisi iniziale sembra passata. «Sono in arrivo – dice Falcucci – le disposizioni per i lavori nelle case agibili con provvedimenti».

Venanzo Ronchetti
L’IDEA – Tra cratere e fuori cratere l’unica differenza, sulla carta, riguarda il finanziamento delle seconde case e la no tax area. È su questo che Ronchetti lancia una proposta, spiegata poi da Giuseppe Rivetti: «Invece nella no tax area si potrebbe pensare a una zona franca, dove utilizzare la leva fiscale per rilanciare l’economia e creare attrattiva dai finanziamenti esterni – dice Rivetti -. Sarebbe un gesto di attenzione verso la popolazione, non come una disposizione di emergenza ma come un piano di sviluppo per il territorio».
IN PRIMA LINEA – C’è un’emergenza che però non è finita ed è quella del trauma vissuto da chi ha perso la casa, amici e parenti. «Abbiamo suddiviso l’intervento – spiega Grifantini – tra supporto diretto alle persone e sostegno psicologico, aiuto a minori e famiglie e questioni sanitarie. Quando si va nei luoghi colpiti è importante leggere i bisogni della comunità e non arrivare prevenuti con ricette pronte. Ogni esperienza è nuova e ci aiuta a migliorare il modo in cui interveniamo». Soprattutto dove, come nel Maceratese, «le ferite alle case diventano ferite intime – spiega la psicologa Caramboni -. Vedere la propria casa in piedi ma non poterci entrare è un trauma che si ripete». Anche i ragazzi di Arquata che hanno fondato il gruppo “Chiedi alla polvere” hanno voluto essere presenti al convegno inviando una nota, letta da Maurizio Angeletti: «Le sensazioni – dicono i ragazzi di Arquata nella lettera – sembrano avere sempre un doppia essenza, una straziante e l’altra serena: un momento maledici la natura per quello che ti ha tolto e l’istante dopo la ringrazi perché sei vivo. Un momento vorresti estirpare il ricordo di quella notte e il momento dopo pensi che vorresti poterlo raccontare ai tuoi figli. Un momento pensi che tutto sia andato perso e l’istante dopo ti accorgi che è tutto lì, intatto davanti ai tuoi occhi. E’ così: ciò che serve per ricominciare non è stato scalfito, anzi, sembra ancora più forte di prima».

Da sinistra Pamela Caramboni e Giulia Grifantini (foto di Luciano Carletti)

Mario Baroni

Pietro Cecoli (foto di Luciano Carletti)




Il sindaco Rosa Piermattei
