Camera di commercio,
l’ombra della fusione:
ente unico ad Ancona
MACERATA - Il decreto attuativo momentaneamente accantonato dal governo prevede la riduzione da 105 a 60 sedi sul territorio con rischio di taglio del personale fino al 25% e riduzione delle funzioni. Sindacati e dipendenti sul piede di guerra. Il presidente Bianchi: "Le Marche hanno bisogno di due Camere mentre la Regione pressa su una sola"
pertura sotto

Il presidente della Camera di Commercio Giuliano Bianchi
di Claudio Ricci
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Accorpamento delle sedi, tagli al personale e dimezzamento delle funzioni. Lo spettro della spending review aleggia sulle Camere di commercio e i dipendenti si mettono sul piede di guerra. L’altolà arriva anche da Macerata dove stamattina nella sede di via Lauri, lavoratori e sindacati si sono confrontati sul dimezzamento degli enti che dovranno passare da 105 a 60. Al centro delle preoccupazioni il decreto attuativo, per il momento bloccato dal governo dopo le proteste dei giorni scorsi, che non esclude il rischio per Macerata di trovarsi incorporata in un’unica Camera regionale ad Ancona.
«Oltre alla riduzione del 50% dei diritti annuali pagati dalle imprese entro il 2017 – ha detto il segretario di Fp Cgil Matteo Pintucci – nel decreto delegato si prevederebbe anche l’eliminazione di alcune funzioni fondamentali rivolte alle imprese come la promozione, l’internazionalizzazione e l’imprenditoria femminile, con grave rischio anche per le aziende speciali. Funzioni fondamentali con un risparmio per le imprese di appena 100 euro all’anno. Per il personale si era parlato di un ridimensionamento prima del 15%, per le camere che si accorpano, e poi del 25% per complessive mille unità in tutta Italia. Né si sa a chi andrebbero assegnate le funzioni eliminate». Giudizio negativo espresso da tutte le parti alla fusione in un unico ente ad Ancona a cui si preferisce la soluzione – più legata ai territori – di due enti per Marche Nord (con Ancona e Pesaro) e Marche sud (Macerata, Fermo, Ascoli).

La deputata di Sel Lara Ricciatti con Silvia Spinaci e Alessandro Moretti di Cisl
«Con tanti enti inutili perché sono state prese di mira proprio le Camere di commercio che non costano nulla allo Stato? – è la domanda del presidente Giuliano Bianchi – Proprio le Camere di commercio che aiutano il 95% delle piccole e medie imprese italiane? La scelta è stata quella di togliere l’internazionalizzazione ai prodotti delle piccole imprese che sono le eccellenze dei nostri territori e fanno concorrenza alle grandi imprese. Noi abbiamo puntato sul territorio per occupare i giovani mentre altri aiutano i ricchi e fanno aumentare i poveri. Siamo già punto di riferimento per Ascoli di alcune funzioni come conciliazioni, economato e tutela delle imprese. Le Marche hanno bisogno di due Camere di commercio mentre la Regione ci dice: se fate una sola Camera noi vi daremo le deleghe ». In accordo con la giunta camerale Bianchi ha chiesto un incontro a Roma con il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli. «L’intento – ha detto – è quello di unirsi a livello locale, regionale e nazionale per andare uniti allo stesso tavolo di concertazione».

Stefano Ghio, membro della giunta camerale
Presente anche la deputata fanese di Sel, Lara Ricciatti membro della commissione attività produttive della Camera che ha invitato l’assessore regionale Manuela Bora al suo tour nelle realtà produttive regionali per conoscere le problematiche dei lavoratori: «I livelli occupazionali vanno garantiti e occorre dire no ai tagli lineari ed indiscriminati. No ad una sola Camera di commercio nelle Marche, due sono indispensabili per garantire il territorio». In attesa della bozza definitiva del decreto che Unioncamere e Governo dovranno definire, al massimo entro luglio (ad elezioni finite), i sindacati annunciano già altre proteste. «Lo stand by del decreto è il risultato di una mobilitazione molto ampia dei lavoratori – ha detto Silvia Spinaci di Cisl Marche – il governo ha capito che deve fermarsi ma questo non ci basta. Andremo avanti avanti. Non si dovrà perdere un posto di lavoro come specifica chiaramente la legge delega. E’ positiva in tal senso la previsione del pre-pensionamento ma andranno evitati a tutti i costi i licenziamenti. E’ poi necessario che al tavolo di contrattazione col governo siedano anche i sindacati che sono la vera rappresentanza dei lavoratori». Spinge sull’unità di intenti Stefano Ghio, presidente dell’ordine degli avvocati e membro della giunta Camerale: «Ora è il momento che tutti insieme tiriamo la carretta della Camera di commercio facendo pressione sull’Unioncamere, sia a livello regionale che nazionale, per ottenere un mantenimento se non una maggiorazione delle nostre funzioni».




Non si è mai capito cosa devono commerciare le camere di commercio.
Non è pensabile che gli esuberi si traducano in licenziamenti. In realtà i dipendenti che andranno in pensione non saranno rimpiazzati. Tutto ciò dovrebbe essere l’effetto (benefico) dell’informatizzazione sempre più spinta degli uffici.
ma basta con tutte queste chiacchiere. A cosa serve la camera di commercio nel 2000? Qualcuno ce lo spieghi. Fatte salve le poltrone (nel senso proprio della parola) che danno visibilità agli amici di o ex del a ai figli di….
Cosa fa in concreto la camera di commercio per aiutare le aziende. Siamo onesti una volta tanto. Commissioni su commissioni, enti su enti. Viaggi, missioni ecc… ecc.. Ma basta con personaggi che ricoprono incarichi su incarichi (che scienziati, e che energia per poter lavorare con tanta lena). Chi lavora veramente – prestando la sua opera in un unico lavoro veramente impegnativo – la sera arriva a casa stanco a con tanta voglia di riposare per poter re-iniziare una nuova giornata di “vero lavoro” e non ha nessuna voglia né, soprattutto, forza per svolgere altri tre o quattro lavori. Allora mi chiedo. “I NOSTRI” come fanno, quanta forza hanno. Oppure: non serve né forza né altro ma soltanto qualche santo protettore?. E non si banalizzi questo ragionamento: non voglio dire che non servono i colletti bianchi ma non è più possibile assistere al loro girovagare fra incarichi vari (sempre pubblici e sempre per “grazia di Dio” e, soprattutto, strapagati) senza alcuna responsabilità: un paio di esempi: l’ Aerdorica e Banca Marche – sono sufficienti?
Giuliano Bianchi potrebbe tornare con un incarico di prestigio nella NUOVA ANZI NUOVISSIMA BANDA MARCHE.Ha fatto un lavoro egregio con gli altri scienziati del vecchio cda( tutti indagati ma e’ un dettaglio) perche’ non riprenderselo?Poi ci lamentiamo della fuga dei cervelli all’estero.
Detto cio’ poiche’ Bianchi si chiede perche’ qualcuno ritiene proprio le camere di commercio enti inutili forse potrebbe guardarsi allo specchio e darsi una risposta da solo:la sua nomina a presidente smentisce la tesi del governo o la conferma?Ai posteri l’ardua sentenza
Quel che non si capisce è il modo in cui, come dice Bianchi, le Camere di Commercio (che saranno due contro le attuali cinque) aiuterebbero le .
Dev’essere proprio bello concepire l’intento d’essere uniti per andare uniti a cercar di concertare di rimanere divisi, però credo che arrivarci non sia solo questione di possedere un gran talento ma che ci voglia anche una meticolosa preparazione.
Al giorno d’oggi con la telematica si può fare tantissimo. Per fare un esempio, la Telecom non ha più sportelli aperti al pubblico. Allora non si capisce perché nel settore del commercio non si può fare lo stesso.