Stop ai parti dal 18 gennaio,
via libera al ricorso al Tar

SAN SEVERINO - Capigruppo e comitato decisi all'azione amministrativa contro la delibera regionale sulla chiusura del punto nascita. L'ex sindaco Manlio Rossi: "Possiamo dimostrare di essere in regola"
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capigruppo san severino

La riunione dei capi gruppo sul punto nascita

 

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A sinistra l’avvocato Marco Massei e il presidente Marco Marchetti del comitato per il punto nascita

di Monia Orazi

Il comune di San Severino ricorrerà al Tar contro la scelta della Regione di chiudere il punto nascita il prossimo 31 gennaio. E’ la volontà emersa dalla riunione dei capigruppo che si è tenuta lunedì sera, al termine del consiglio comunale, convocato dal sindaco Cesare Martini. Dal 18 gennaio prossimo il punto nascita di San Severino non potrà accogliere più le partorienti. Il primario Angelo Mantovani ha dichiarato nei giorni scorsi che continuerà a fare il suo lavoro e a fare parti di emergenza (leggi l’articolo).  Anche sul fronte del comitato si affilano le armi, con le azioni da attuare stabilite nell’incontro di ieri sera. «Valuteremo anche noi il ricorso al Tar, un esposto denuncia al prefetto di Ancona e Macerata per segnalare la situazione di disagio dell’entroterra che si verificherà all’eventuale chiusura del punto nascita – ha detto l’avvocato Marco Massei del comitato – vorremmo inoltre, con l’aiuto del Comune, convocare un incontro pubblico per coinvolgere tutti i sindaci dell’entroterra gravemente toccati dai tagli alla sanità, inoltre abbiamo fatto pervenire al ministro Lorenzin tutta la documentazione relativa all’ospedale di San Severino ed alle criticità che si registrano a Macerata, sinora ho sentito tante parole e pochi fatti, è ipotizzabile la turbativa di pubblico servizio».

capi gruppo san severino 3Battagliero il presidente del comitato Marco Marchetti: «Che i punti nascita con mille parti siano più sicuri è un teorema che si inventa il presidente Ceriscioli, in medicina bisogna presentare le statistiche. Occorre fare ricorso al Tar. E’ notizia di pochi giorni fa che a Macerata un bambino che non stava bene è stato trasferito in ambulanza al Salesi. Quindi anche l’ospedale maceratese manca dell’ assistenza specifica al neonato che invece si trova al Salesi». L’ex sindaco di San Severino Manlio Rossi ha aggiunto: «Possiamo dimostrare che San Severino è in regola, grazie a Dio non è mai successo niente di grave, nell’accordo Stato Regioni si prevede che per bisogni specifici del territorio, zone con viabilità difficile si possano tenere aperti i punti nascita sotto i mille e sopra i cinquecento parti, raccogliamo le firme delle donne, coinvolgiamo l’Unione montana».

capi gruppo san severino 2Preoccupato anche il consigliere comunale Gilberto Chiodi: «Bisogna fare un immediato ricorso al Tar ed una segnalazione alla corte dei Conti per chiarire le ragioni per cui si fanno gli investimenti su un ospedale che viene poi depotenziato, segnalare al ministero della Sanità, rivolgersi al Prefetto. La politica ha fallito, l’azione giudiziaria ed un eventuale provvedimento amministrativo sono l’unica via». Interviene sul tema anche il consigliere comunale Sabrina Piantoni: «Come capogruppo dell’Udc mi dissocio, a livello regionale si è votato a favore della chiusura dei reparti di Fabriano, Osimo e San Severino. Sono disgutata e schifita, si taglia esclusivamente per risparmiare, in realtà si smantella la struttura, vorrei vedere una donna che si fa seguire per la gestazione a San Severino poi al momento del parto corre a Macerata da un altro ginecologo. Qui si fanno figli e figliastri. Leggendo la determina Asur 913 anche Urbino, Senigallia, Jesi, Osimo e Civitanova hanno meno di mille parti l’anno, perché loro non chiudono? Dovrebbero chiuderli tutti, in base allo stesso parametro dei mille parti. Serve una proroga per San Severino».



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