Regalo di Natale:
incontra migrante e lo ospita
L’incredibile storia di Sadaqat
MACERATA - Una commerciante ieri sera ha incrociato un giovane pakistano in corso Cavour e ha deciso offrirgli la cena e di dargli un letto dove stare: "Ho pensato che poteva essere mio figlio". Lui ha 18 anni, studiava ingegneria, ed è fuggito da una terra dove gli hanno sparato e hanno cercato di stuprarlo: "Il mio sogno è vivere in Italia"

Sadaqat in un selfie che ha voluto scattare insieme al giornalista di Cronache Maceratesi, Leonardo Giorgi
di Leonardo Giorgi e Federica Nardi
Incontra un migrante in corso Cavour e lo ospita per la notte: gesto di solidarietà di una commerciante di Macerata che ha aiutato uno dei 16 pakistani arrivati il 4 dicembre nel capoluogo e che ieri sera gelavano in piazza della Libertà di fronte alla questura prima di essere allontanati (leggi l’articolo). «Poteva essere mio figlio. Da madre, sarei grata se qualcuno si occupasse di lui» dice Giuseppina, titolare di un negozio in corso Cavour. E’ quasi Natale – aggiunge – Io sono credente e non conosco sotto quali spoglie si presenterà Gesù bambino, forse anche le sue». Il giovane pakistano, Sadaqat, 18 anni e una storia incredibile vissuta nel suo Paese, ieri sera verso le 23 si era allontanato dagli altri migranti, alla ricerca dell’Ufficio immigrazione dove voleva passare la notte. In corso Cavour l’incontro. «Stavo tornando a casa con mia figlia e questo ragazzo, che si copriva con una coperta, ci ha chiesto indicazioni per via Prezzolini. A quell’ora e in inglese era veramente troppo complicato spiegarglielo, quindi ho avvisato mio marito e l’ho invitato a cena – racconta Giuseppina – Non sapevo bene cosa potesse mangiare perché è musulmano, quindi gli ho preparato della verdura. Abbiamo parlato molto, ci ha raccontato, sempre in inglese, dei suoi studi all’università e del lungo viaggio che ha dovuto affrontare dal Pakistan. È partito all’inizio di novembre». La cena, il racconto e poi il momento di dormire. «Gli ho chiesto se voleva che lo riaccompagnassimo dai suoi amici, ma poi l’abbiamo guardato e ho pensato che poteva essere mio figlio. Così gli abbiamo preparato il divano. Non ero tranquilla perché era comunque uno sconosciuto, ma è veramente un bravo ragazzo». Dopo la notte, i saluti. «Stamattina mio marito l’ha accompagnato all’Ufficio immigrazione. Quando mi sono svegliata ho trovato un biglietto di ringraziamenti». Un messaggio semplice, quello del migrante, per il gesto di generosità che, almeno per una notte, l’ha strappato al gelo e alla fame: “Vi ringrazio e prego per voi”.
Sadaqat è uno studente di ingegneria informatica e, come detto, è arrivato a Macerata insieme ad altre 15 persone che come lui ieri erano in piazza della Libertà al freddo. Ha dovuto abbandonare le aule dell’università e fuggire per salvarsi: «Ho visto un mio amico morire, un altro vivo per miracolo e io mi sono ritrovato a correre per diciotto chilometri senza vestiti dopo aver subito un tentativo di stupro» racconta ricordando con amarezza la sua vita in Pakistan. «La censura pakistana – spiega – non permette che certe notizie e immagini circolino nel resto del mondo. Il messaggio che passa è quello di un paese all’avanguardia, grazie a città incredibili come Islamabad. Ma la situazione è ben diversa e nei paesini del centro sud del Pakistan la violenza e le sparizioni di persone sono all’ordine del giorno». Lo scenario descritto da Sadaqat è terribile. Un corpo di polizia corrotto che, dietro lauti pagamenti, permette a gang criminali di rapire ragazzi della sua età per chiedere riscatti o per utilizzarli in un traffico di essere umani a sfondo sessuale. Le gang che si occupano dei sequestri di persona colpiscono spesso nelle scuole e nelle università. La fascia più a rischio è quella tra i 14 e i 18 anni, ma «se hai un viso carino – dice Sadaqat – e non hai la barba, può capitarti anche a venti».
Lui stesso, nel giugno scorso, se l’è vista brutta. «Ero fuori dall’università – racconta – con una decina di coetanei. Arriva un gruppo di persone armato, con pistole e mitra dell’esercito indiano. Veniamo fatti salire su un pulmino e ci chiudono dentro assieme a un paio di uomini, ovviamente armati. Si avvicinano proprio a me e cominciano a strapparmi i vestiti di dosso, riempiendomi di pugni e calci. Rimango praticamente nudo, ma riesco a liberarmi dagli uomini che vogliono abusare di me. Gli altri ostaggi mi hanno aiutato nella fuga. Mentre scappo via sento diversi colpi di pistola sfiorarmi il corpo. Corro più che posso verso casa mia, a quasi venti chilometri di distanza dall’università. Mi copro con qualche stralcio di camicia rimastomi addosso e vedo il sangue scorrere dalle tante ferite subite. Finita l’adrenalina, chilometri e chilometri dopo, non riesco ad andare avanti. Arriva un mio amico in motocicletta che avevo chiamato poco dopo essere uscito dal bus e mi porta all’ospedale. Avevo un grave trauma cranico. In quella situazione mi ha salvato la mia passione per la corsa e il mio corpo allenato. La cosa più assurda della vicenda però è che, quando sono andato dalla polizia per denunciare il fatto, mi hanno detto che non potevano credermi sulla parola e che le ferite che avevo me le ero potute procurare anche da solo». Seduto su una panchina in piazza della Libertà con una coperta sulle spalle, Sadaqat rifiuta molto gentilmente qualunque aiuto in denaro, perchè «non saprei come restituirli – dice – e mi sentirei in colpa». In Italia «non ho niente, ma almeno credo di essere al sicuro. Devo ammettere che non sono scappato unicamente per i problemi sociali del Pakistan, ma anche per problemi di lavoro, la mia famiglia ha perso tutto e ho deciso di darmi da fare e venire a trovare il mio posto qui. Farei qualsiasi cosa, anche la più umile, per guadagnare qualcosa. Arrivare in Italia è stato il mio grande sogno».


C’ è ancora speranza per l’ umanità…..
Grande!!!
Adesso tutti a casa della signora!
Brava persona ha fatto del bene. A suo rischio e pericolo.
Io è 60 che ho 1 desiderio e ancora sogno. Questo appena ha toccato la terra di macerata è stato esaudito dal suo sogno. Presto verrò a macerata. (Gilda )
poli fa tanto mejo ( anke na 20ina )
piu’ in là le darà un tocco de vita ……..tutti a casa della signora
ammazza quanto fate schifo! uno nemmeno a casa sua puo’ ospitare chi vuole! Pubblicate nome e cognome della SIGNORA voglio andare a stringerle la mano! BRAVAAAAAAAAAA!
Questa si è che una BELLA E VERA storia di Natale… che tutti dovremmo continuare a realizzare… <3
“Devo ammettere che non sono scappato unicamente per i problemi sociali del Pakistan, ma anche per problemi di lavoro, la mia famiglia ha perso tutto e ho deciso di darmi da fare e venire a trovare il mio posto qui. Farei qualsiasi cosa, anche la più umile, per guadagnare qualcosa. Arrivare in Italia è stato il mio grande sogno».
pakistano=clandestino
Per ogni giorno la signora dovrebbe avere 35 euro e il rifugiato 2,5. Tra l’altro non ci sarebbe la cresta (il mondo di mezzo, il mondo che si frappone tra il migrante e i soldi).
Una storia strappalacrime
Sicuramente in alcune aree del Pakistan potrebbero esserci problemi (ma non è che nelle città italiane o europee o americane non ci siano: furti, rapine, scippi, stupri, ecc.)
Sarebbe stato più interessante sapere come mai vengonio proprio a Macerata, come si sostengono (cibo, vestiti, giacigli, ecc.) lungo il percorso via terra, chi li consiglia di arrivare proprio nella nostra città, cosa si aspettano dal venire a vivere in Italia (visto che sono anni e anni che l’Italia sta subendo una crisi fortissima e che qui non è l’Eldorado), ecc. ecc.
mmmm…ovviamente un plauso alla signora ma avete letto bene la storia??? perche’ c’e’ una lampante incongruenza nel racconto del ragazzo…
Con il trauma cranico lieve, il paziente può rimanere in stato di coscienza o può perdere coscienza per pochi secondi o minuti. La persona può anche sentirsi confusa oppure un po’ “strana” per alcuni giorni o settimane dopo il danno iniziale. Altri sintomi includono:
cefalea,
confusione mentale,
sensazione di leggerezza alla testa,
eccessiva sonnolenza diurna,
visione doppia, visione confusa, oppure occhi stanchi,
ronzio all’udito,
cattivi sapori alla bocca,
fatica o letargia,
un cambio nei ritmi del sonno,
cambi nel comportamento o nell’umore,
problemi con la memoria, concentrazione, attenzione, o pensiero
i sintomi possono regredire o rimanere gli stessi; il peggioramento dei sintomi indica un danno progressivo come un’emorragia intracranica oppure la formazione di un edema cerebrale che bloccando il flusso del liquido cefalo-rachidiano, porta a idrocefalo, segno e fautore di danni più gravi.
Con il trauma cranico moderato o grave, il paziente può mostrare gli stessi sintomi, associati a:
perdita di coscienza (vigilanza)
cambiamenti nella personalità
un mal di testa forte, persistente, o ingravescente,
vomito ripetuto o nausea,
crisi epilettica,
impossibilità a svegliarsi,
midriasi, cioè dilatazione (aumento del diametro) oppure paralisi di una o di entrambe le pupille,
disfasia: voce alterata, impastata, incomprensibile,
debolezza, formicolio o addormentamento delle estremità,
perdita nella coordinazione, e/o
aumento della confusione, inquietudine, o agitazione
il vomito e il deficit neurologico (p.es. debolezza in un braccio o gamba) assieme sono importanti indicatori della prognosi e la loro presenza richiede una immediata tomografia assiale computerizzata e spesso anche un intervento neurochirurgico.
@ Gualtiero Ceresani
La matassa si infittisce….
E il mistero s’aggroviglia….
Abbiamo già ascoltato, tante volte, queste storie.
Ed ogni volta spunta qualche dettaglio, qualche precisazione che, più che convincere, fanno dubitare…
I motivi ricorrenti sono sempre gli stessi:
– talebani (ma non erano in Afghanistan? sicuramente nelle zone di confine ce ne saranno pure, ma dai racocnti pare che migliaia e migiaia di talebani siano in Pakistan e che l’abbiano quasi conquistato)
– corruzione delle forze di polizia
– taglieggiamenti, rapine, furti
– situazione economica impossibile (già perchè qui in Italia, invece, navighiamo tutti nell’oro e il più pezzente di italiano accende le sigarette con le carte da 500 euro)
Adesso i dettagli aggiunti sono interessanti: gang di delinquenti che rapiscono i giovani per gli organi (come, dicono, accade in Sud America).
Situazione invivibile nel centro-sud del Pakistan (ma allora, qui, i talebani non dovrebbero esserci, visto che il confine e a centinaia di chilometri a nord!!)
Addirittura il ragazzo riesce a identificare le armi (indiane) che gli puntano contro (però, che occhio)
L’impressione che se ne ricava, ascoltando questi racconti, è che siano studiati a tavolino, con sempre l’aggiunta di qualche dettaglio strappalacrime (in un altro giornale online ho letto di una richieta di riscatto di 20 milioni di dollari: 20 MILIONI, manco fosse Lapo Elkann).
Come scrivevo sopra: perchè nessuno si interessa a chiedere come e dove questi dal Pakistan raggiungono l’Italia.
Come sopravvivono durante “la lunga marcia”, dove dormono?
Passano i confini illegalmente oppure hanno i documenti?
Perchè vengono “indirizzati” a Macerata?
Sempre e solo uomini che lasciano spesso mogli e figli e genitori anziani in balia di ladri, trafficanti, estorsori, assassini e delinquenti….
Il ragazzo deve fornire le prove di quello che dice, di bugie se ne raccontano tante, troppe e sembra che il periodico ci creda.
La migliore bugia è quella del ragazzo che disse di venire a piedi dal Pakistan. In un certo senso è vero, prese i ‘mezzi pubblici’ e arrivò in Grecia, qui, a Patrasso, si imbarcò su un traghetto direzione Ancona e poi in qualche modo (pulmino a x posti?) arrivò alla stazione FS di Macerata. Di lì all’ufficio immigrazione il passo fu breve-breve. La favola di Alì Babà e i 40 ladroni viene dopo.
o il fatto di scappare praticamente nudo mentre gli sparavano addosso ma non si sa come aver il tempo di tlelefonare ad un amico????
Intanto i dati del comune dicono che da agosto ad oggi 600 pakistani hanno presentato domanda a macerata di asilo…
Per Ceresani. Avrà letto qualche novella del Decamerone oppure “Le mille e una notte” o simili adattandole a sé stesso allo scopo di ottenere asilo.
Sarebbe stato più convincente se avesse detto di essere il nipote di Mubarak,invece di tante storielle di soprusi e violenze varie,gli italiani ci avrebbero creduto sicuramente.Oltre la bontà della signora e della sua famiglia,la nota positiva della notizia è che se all’estero credono che il nostro paese sia appetibile per darsi un futuro vuol dire che forse non siamo cosi alla frutta come io invece credo.
…e te pareva! ce mancava il commento buonista , ma solo cogli stranieri; mentre non esita , stante i fatti qui su CM, a dare addosso a suoi concittadini che del bene hanno fatto alla sua stessa cità, e a caro prezzo personale, pagando un prezzo anche epr lui e la sua bella faccia da comunista che nulla merita, quando con diagnosi ” cliniche” c a dir poco, da cinico, da malato mentale, da pessima persona. quale è , si è permesso di gudicare persone che neanche conosce! il misero uomo, commentatrore in questione, che non nomino per non ” ‘mprofumallo” come se dice a Roma.
Ma che so’ tutte ste manfrine per una storia che , al netto della verità del racconto incongruente con un grave trauma cranico che consente, però, di fare 20 km. di corsa – come fa notare Ceresani- succedono in mille angoli del mondo, il nostro compreso- in quanto storie di violenza quoitidiana, fisica o non? Ma quante ce ne sarebbero da raccontare , quante ne succedono in Italia? Di bellissimi rapporti personali con migranti o immigrati ne potrei raccontare io stessa a decine, ma rientrano nei rapporti individuai, intepersonali , che nulla c’entrano e devono entrarci con le politiche di uno Stato Sovrano che per prima cosa dovrebbe pensare alla sicurezza dellaNazione! Punto e a capo, idioti di sinistra. Siete degli idioti, pericolosi per la Nazione. Quanta strumentalizzazione! Ma piuttosto: la signora maceratese a cui è stata pignorata la cucina ( che vergogna, per lo psicologo creditore, per l’ufficiale giudiziario, a cui auguro di passare loro le peggiori feste natalizie ) come sta? come vive, ciome cucina, cosa mangia, ce l’ha da mangiare?