Il dottor (Hotel) House:
da 10 anni è il medico
della più grande famiglia nelle Marche

PORTO RECANATI - Paolo Francesco Capodaglio ha aperto il suo ambulatorio all'ottavo piano del palazzo multietnico. Visita circa 90 pazienti alla settimana. "La mia scelta quando facevo la guardia medica, il mio studio è aperto a tutti. Qui tante belle realtà poco conosciute"
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Paolo Francesco Capodaglio (foto TgR Marche)

 

di Marco Ribechi

Si è guadagnato il soprannome di “dottor House”. Non per le pratiche poco ortodosse a cui ci aveva abituati il personaggio della famosa serie tv ma piuttosto per il suo impegno nel curare i residenti del palazzone multietnico di Porto Recanati. E’ Paolo Francesco Capodaglio, un medico che da ormai 10 anni ha deciso di esercitare la sua professione all’interno dell’Hotel House, spesso al centro di episodi di cronaca ma anche capace di regalare belle storie di solidarietà e cooperazione. In un decennio di attività ha già visitato migliaia di persone considerando che ogni settimana riceve mediamente tra gli 80 e i 100 pazienti. Un uomo che opera dietro le quinte, sempre al fianco di chi chiede un aiuto. «Ho avuto il desiderio di iniziare questa attività quando ero di servizio come guardia medica a Porto Recanati – dice Capodaglio – Mi sono reso conto quasi immediatamente che lo stabile necessitava di un presidio fisso. Sia per i casi di emergenza ma anche per l’educazione sanitaria che forse è l’aspetto più importante da trasmettere. Così ho preso in affitto un appartamento all’ottavo piano con la filosofia che dovesse essere aperto a tutti».

L'Hotel House

L’Hotel House

Anno dopo anno Capodaglio è riuscito ad inserirsi sempre più nelle complesse dinamiche che esistono all’interno dell’edificio, sviluppando una conoscenza approfondita delle persone che lo popolano e anche delle situazioni di difficoltà che in tanti sono costretti ad affrontare. «Esistono tanti pregiudizi sull’Hotel House – continua Capodaglio – ma la realtà è che spesso mi trovo davanti a persone che hanno lasciato condizioni anche di benessere nel loro paese. Laureati, farmacisti, veterinari. Persone con un buon livello di istruzione arrivate qui con una speranza che è stata disattesa e ora si trovano a vivere all’Hotel House. Ci sono tante belle realtà che restano sommerse dal clamore che circonda l’edificio». Un’esperienza preziosa da più punti di vista: «Posso dire di aver avuto un grande arricchimento culturale, professionale e umano. Per la cultura ho la possibilità di conoscere tanti mondi e dinamiche sociali diverse dalla nostra. Come medico posso dire senza dubbio di aver avuto a che fare con una tale varietà di casi che difficilmente si potrebbero riscontrare in un comune ambulatorio. Infine come uomo ho a che fare ogni giorno con le gioie e i dolori reali di tanti individui, specialmente bambini. Cerco sempre di spingerli a sviluppare le loro potenzialità e capacità. Li vedo crescere provo un grande piacere nel poterli consigliare».

Hotel House --- L'arrivo di un pulmino nel piazzale invaso dalla pioggia. Le spese condominiali all'Hotel House ammontano a 80 euro mensili

Un pulmino ferma all’Hotel House

Essere dottore all’Hotel House non è solo un mero fatto scientifico. I pazienti spesso hanno bisogno di essere curati anche da un punto di vista psicologico e sociale. «Fare attenzione al benessere mentale dei propri pazienti credo sia un dovere di ogni medico di base – spiega Capodaglio – E’ esattamente quello che una volta veniva chiamato il medico di famiglia. Una persona malata spesso nasconde anche delle sofferenze a livello psicologico. Anzi molti malesseri possono essere la manifestazione di un disagio. Il mio pensiero va a tante donne che per varie ragioni vivono in un contesto molto duro e complesso. Sono obbligato a tenere conto dell’aspetto personale della sofferenza». L’intreccio culturale a volte ha creato delle difficoltà al medico che però non le ha mai considerate un ostacolo troppo complicato da superare: «E’ ovvio che ad esempio possono esserci difficoltà linguistiche – conclude Capodaglio – Può servirmi un interprete, a volte anche due. Bisogna dire che quello del dolore è un linguaggio abbastanza universale quindi è automatico stabilire un’intesa. Un dottore uomo può anche aver delle difficoltà nel visitare pazienti donne di altri credi religiosi. Negli anni ho sviluppato una forte discrezione e per questo posso visitarle senza problemi. Resta il fatto che alcune signore preferiscono rivolgersi a delle dottoresse. Ma questo non è il punto. Per me l’importante è esserci: chi ritiene di avere bisogno troverà sempre la porta aperta».



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