Anche Monsignor Fratini
per la prima della Bohème
MACERATA OPERA FESTIVAL - Il Nunzio Apostolico per la Spagna, originario di Urbisaglia, sarà presente al debutto dell'opera allestita da Leo Muscato, domani (domenica 26) allo Sferisterio
Monsignor Renzo Fratini, nunzio apostolico per la Spagna e il Principato di Andorra, sarà ospite allo Sferisterio per la prima di La Bohème. Originario di Urbisaglia e dal 2009 Nunzio Apostolico per la Spagna, è una delle personalità del mondo cattolico più autorevoli. Ordinato sacerdote nel 1969 dal Vescovo Ersilio Tonini, ha lavorato nel servizio diplomatico della Santa Sede, ed ha offerto il proprio contributo nelle rappresentanze pontificie in Giappone, Nigeria, Etiopia, Grecia, Ecuador, Gerusalemme, Palestina e Francia. Nel 1993 papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Pronunzio apostolico in Pakistan e Arcivescovo Titolare di Botriana, per poi diventare Nunzio in Indonesia nel 1998, a Timor-Est nel 2003 e in Nigeria nel 2004. Una personalità di spicco dal punto di vista umano ed intellettuale che onora lo Sferisterio della sua presenza. Insieme a Monsignor Fratini, ospiti per la prima di La Bohème il Questore Leucio Porto, il Prefetto Roberta Preziotti, il Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Carlo Fuortes, il Direttore Artistico dell’Opéra de Nice Adam Marc e il Senatore Francesco Verducci, Vice Presidente della Commissione di Vigilanza della Rai.
Dopo il successo del 2012 La Bohème del regista Leo Muscato (LEGGI L’INTERVISTA), torna sul palco dello Sferisterio. L’allestimento, concepito per l’arena e ambientato in una viva e incandescente Parigi del 1968, si inserisce pienamente tra gli spettacoli più apprezzati e fortunati del Mof e viene riproposto prima di essere ospitato, a partire da ottobre, dai Teatri del circuito lirico lombardo e Reggio Emilia. Per Leo Muscato la scelta di ambientare l’opera durante le rivoluzioni del 1968 è frutto di un’analisi del lato “politico” di Puccini. Quando Puccini cominciò a lavorare su La vie de bohème di Murger era ormai un compositore di successo. Probabilmente in quel soggetto ravvisava un po’ sé stesso all’epoca della Scapigliatura. Quei giovani, animati da un forte sentimento di ribellione e di disprezzo nei confronti della cultura e del perbenismo borghese, avevano desunto il loro nome da una libera interpretazione del termine francese Bohème (vita da zingari), e si erano ispirati alla vita libertaria e anticonformista degli artisti parigini descritta proprio nel romanzo di Murger. Nel momento in cui l’opera di Puccini andava in scena per la prima volta, il sentimento nostalgico per quei tempi passati, era un sentimento diffuso.
Da qui la scelta di puntare sulla memoria emotiva degli spettatori, con l’ambientazione sessantottina. I protagonisti dell’allestimento di Muscato, vivono e agiscono in una delle più grandi rivoluzioni culturali del ‘900, decisamente diversa dalla Scapigliatura, ma altrettanto dirompente. E poiché nei primi due quadri appaiono allegri, divertiti, divertenti e spensierati, è difficile immaginarli con i libri di Althusser e di Marcuse nelle tasche. Non è così Mimì. Lei è soggetto storico privilegiato, non astratta categoria dell’anima, ma categoria sociale. Quella che nella seconda metà dell’Ottocento si trova assembrata nelle fabbriche grigie di fumi velenosi e nei sobborghi mefitici delle metropoli industriali. Lei è il movimento reale delle cose, è il sacrificio umano che sorregge l’impalcatura di pensiero rivoluzionario che si muove lungo i binari della storia. E se in questa messa in scena, Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline e Musetta sono forse pretestuosamente “sessantottini”, Mimì è invece la scelta d’elezione del regista. Era operaia e ultima ai tempi di Murger, di Puccini; è un’operaia che soccombe in questa messa in scena, è la morte bianca che affolla i nostri tempi. È stata Mimì a trascinarsi dietro tutti gli altri, per andare a posizionarsi proprio là dove la storia del ‘900 ha tentato la rivoluzione, riuscendovi solo a metà. A dirigere l’Orchestra filarmonica marchigiana è il maestro David Crescenzi, noto al pubblico dello Sferisterio per aver diretto Cleopatra di Lauro Rossi con la regia di Pier Luigi Pizzi, inaugurando la stagione 2008, e lo scorso anno la serata Nozze d’oro, gala per i cinquant’anni del Mof. In palcoscenico Carmela Remigio e Arturo Chacón-Cruz sono i coloratissimi Mimì e Rodolfo. Con loro nel cast: Larissa Alice Wissel, Damiano Salerno, Andrea Porta, Andrea Concetti, Antonio Stragapede, Alessandro Pucci, Giacomo Medici, Roberto Gattei, Gianni Paci, Giovanni Di Deo. Le scene sono di Federica Parolini, mentre Silvia Aymonino e Alessandro Verazzi firmano rispettivamente costumi e luci. Sul palco anche il Coro Lirico “V. Bellini”, il complesso di paloscenico Banda Salvadei e i Pueri Cantores “D. Zamberletti”.





















Biglietto gratis?
Se si, allora è anche mio ospite.
Ospite non gradito.
Se invece ha pagato il biglietto spero che si sia divertito.
La cosa un po che stona è il fatto che la gente non arriva a fine mese e un rappresentante della Chiesa fa l’aristocratico all’opera. Avrebbero fatto più bella figura a non pubblicizzare l’ospite, mentre il monsignore avrebbe dovuto dare in beneficenza il biglietto e regalarlo a chi l’opera non se la potrà mai permettere.