Chirurgo offre la sua opera
per i bambini dell’Africa
“Colpita dalla loro dignità”
CIVITANOVA - E' Paola Emiliozzi, mamma di due ragazzi di 16 e 18 anni. Lavora come chirurgo plastico tra tra l'Emilia Romagna e le Marche. E' partita per Togo con l'Aicpe Onlus, un'associazione che presta la sua opera gratuitamente. Insieme a lei l'equipe ha effettuato oltre 40 interventi eseguiti in 10 giorni, compresi i festivi, senza interruzione. Ora le missioni sono ferme a causa del rischio Ebola
Dal bisturi di Civitanova a quello dei bambini africani vittime di ustioni. C’è anche un medico civitanovese nell’equipe di Aicpe Onlus, l’associazione no profit, satellite di Aicpe (
L’ospedale Saint Jean de Dieu di Afagnan è stato costruito 50 anni fa dall’Ordine religioso dei Fatebenefratelli, conta quasi trecento posti letto ed ha degli ottimi standard per il luogo. «Il reparto chirurgia plastica è attivo solo quando arriviamo noi volontari, quindi con le missioni due o tre volte l’anno – dice Emiliozzi -. Molti avevano malattie che si portavano avanti da anni senza essere curate se non da qualche guaritore o sciamano. Si decide di andare all’ospedale dopo mesi o anche anni, affrontando viaggi a piedi di giorni per farsi curare da noi». Tra i pazienti, moltissimi bambini: «Numerose le ustioni non curate, soprattutto alle mani e ai piedi: i piccoli spesso sono lasciati incustoditi intorno ai fuochi, sopra i quali sono appoggiati, in maniera estremamente precaria, grandi pentoloni usati per cucinare – dice la volontaria di Aicpe Onlus -. Frequentissime anche le ferite, anche perché non si portano scarpe. La mancanza di illuminazione stradale causa anche incidenti tra vetture e i pedoni che camminano al lato delle carreggiate. Inoltre manca l’acqua corrente, quindi spesso le ferite si infettano e bisogna amputare l’arto. Un bambino è arrivato con l’osso della tibia completamente esposto per metà della sua lunghezza, non manifestando né dolore,né preoccupazione alcuna. All’inizio non capivo cosa fosse ed abbiamo impiegato un po’ a realizzare che cosa fosse quella cosa bianca. Dopo il nostro intervento ricostruttivo di copertura dell’osso e chiusura della ferita, il nostro bimbo era così contento che ha anche fatto un disegno per ringraziarci». Gli interventi eseguiti sono stati diversi: «Ho operato casi che non avevo mai visto neanche sui libri di specializzazione – ricorda il chirurgo -. Ad esempio abbiamo tolto tre tumori di origine disontogenetica dentale dalle dimensioni spropositate di un grande pompelmo. C’erano anche due anziani: uno aveva l’osso sacro esposto per una vastissima piaga da decubito, un altro il piede completamente ulcerato per il diabete. Abbiamo tolto lesioni cicatriziali enormi (cheloidi) ad alcune donne le quali hanno chiesto il tessuto asportato, per mostrare ai loro mariti che era finita la stregoneria di cui esse erano ritenute vittime». Aicpe Onlus: è la branca di Aicpe (Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica) dedicata alla beneficenza ed al volontariato. Nata nel 2013 con l’intento di sostenere in modo concreto i soci che sono impegnati in prima persona in progetti no profit in giro per il mondo. Raccoglie e gestisce i fondi in rapporto ad esigenze specifiche. Per il 2015, l’obiettivo è creare nuovi “fronti” (Paraguay e Guatemala) dove i soci possano svolgere attività di volontariato. A maggio hanno ripreso il primo progetto di chirurgia plastica umanitaria nei paesi in via di sviluppo attivo sin dalla nascita di Aicpe Onlus, consistente in tre missioni umanitarie annuali all’Ospedale Saint Jean de Dieu in Togo, Africa, temporaneamente sospeso a causa dell’epidemia di Ebola.


Leggere certe cose mi commuove ancora e mi fa tornare alla mia giovinezza, quando l’Occidente aiutava l’Africa a camminare con le sue proprie gambe. I genitori – papà Riccioni, medico, e mamma Letizia, insegnante – dell’attore Simone Riccioni di Corridonia hanno prestato la loro opera in Uganda, dove è nato Simone. Mi chiedo quanti medici neri ritornano in Africa dopo aver preso la laurea in Italia e in Europa? Ci fu il mio amico William Renzi Tembura, figlio di Renzi il re degli Azande (altro che genitore uno e genitore due), che, sposato ad una italiana, potendo quindi rimanere in Italia, ritornò in Sud Sudan per morire a Wau di malattia. Però, c’è gente a cui se dicessi di ritornare in Africa a curare i bambini neri ti beccheresti una denuncia per razzismo. Ormai, in Italia comandano i neri.
Brava Paola!!!!sei una persona speciale!!
Eroe