Preti soldato di 100 anni fa
Spuntano lettere e testimonianze

CAMERINO - Una mostra racconta il dramma dei sacerdoti e cappellani militari dell'Arcidiocesi in trincea grazie a documenti inediti, trovati in un archivio segreto

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L'inaugurazione della mostra Preti soldato a Camerino

L’inaugurazione della mostra Preti soldato a Camerino

di Monia Orazi

Preti soldato, testimoni della fede nell’orrore della carneficina del primo conflitto mondiale. Una mostra racconta il dramma dei sacerdoti e cappellani militari dell’Arcidiocesi di Camerino in trincea, a cento anni dall’entrata dell’Italia, nella prima guerra mondiale, avvenuta il 24 maggio 1915, grazie a documenti inediti, trovati in un archivio segreto. La mostra è stata fortemente voluta dall’arcivescovo di Camerino monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, resterà aperta sino al prossimo 30 ottobre dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, nei sotterranei del Palazzo Arcivescovile. La mostra è nata per caso, dalla scoperta in un vecchio mobile di noce, fatta dallo stesso arcivescovo insieme al professor Luca Barbini, responsabile dell’archivio diocesano, di una serie di documenti rimasti dimenticati per cento anni.
Tra questi spiccavano cartoline, fotografie, che una volta visionate dall’arcivescovo Brugnaro, hanno rivelato un pezzo di storia dell’arcidiocesi, le missive spedite da cappellani, chierici, seminaristi e novizi all’allora arcivescovo di Camerino Pietro Paolo Moreschini. Luca Barbini, in collaborazione con Anna Maria Piccioni ha riordinato il materiale, organizzando la mostra.

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Alcuni dei preti cappellani militari, di cento anni fa dell’arcidiocesi di Camerino

Sono così riemersi dalle nebbie della storia, grazie alla descrizione del professor Pierluigi Falaschi, direttore dei musei diocesani, che alcuni li conobbe personalmente, la figura del sacerdote guerriero di Esanatoglia don Antonio Giordani, classe 1877, che ebbe il privilegio di conoscere Nazario Sauro, sacerdote attivissimo e di grande piglio, di cui in mostra c’è il libro di memorie sul battaglione dei Lagunari, che seguì in guerra nella Marina, che a Camerino fu tra i fondatori nel 1921 dell’allora settimanale diocesano “In cammino”, poi divenuto l’attuale Appennino Camerte. Un altro cappellano fu don Achille Salvucci, nato a Cessapalombo nel 1884, poi divenuto vescovo di Molfetta, la cui memoria ancora oggi viene onorata. Prima di diventare protagonista del romanzo di Dolores Prato, anche un sacerdote di San Ginesio, don Pacifico Ciabocco, conobbe come cappellano l’orrore della guerra. Altro protagonista di quegli anni fu don Raffaele Campelli, vescovo di Cagli e Pergola, nato a Belforte nel 1887, poi il professor Falaschi nella sua relazione ricorda don Alfredo Taliani di Pievebovigliana, si sofferma con dovizia di particolari su don Federico Sargolini, la cui vita è divenuta una biografia scritta da don Antonio Napolioni, importante per aver formato generazioni di giovani, grazie al suo ruolo nell’Azione Cattolica, di cui in mostra c’è il diario del 1916 e 17, ricordato per la sua grande umanità. Don Venanzio Cambi, altro cappellano militare, ispirò lo sceneggiatore di Rossellini.

L'intervento di monsignor Brugnaro

L’intervento di monsignor Brugnaro

Nel primo conflitto mondiale morirono 252 giovani camerti, partirono da tutte le Marche 53 sacerdoti, altri 33 tra religiosi, novizi e diaconi, secondo i dati resi noti da monsignor Eraldo Pittori, cappellano militare. Monsignor Pittori ha ricordato aneddoti vissuti, dettagli particolari, di un gruppo di sacerdoti che si sono spesi per stare accanto ai soldati, portare loro conforto e sostegno, facendosi ambasciatori dei loro documenti e ricordi, quando i militari morirono al fronte. Don Eraldo Pittori ha ricordato il musico di Santa Maria in Via don Igino Cicconi, che cadde prigioniero, padre Giuseppe Brandi di San Severino, che morì di malattia nel 1919, a causa dei postumi della guerra, don Pacifico Arcangeli di Treia. All’epoca c’era anche un quindicinale “Il prete al campo”. “La guerra vera comincerà quando verrà la pace”, la frase di don Federico Sargolini ha chiuso l’appassionato intervento del cappellano.
Prima dell’inaugurazione hanno illustrato la mostra monsignor Brugnaro, il professor Luca Barbini, il professor Edoardo Bressan dell’università di Macerata che ha ricordato tra le altre cose, come la piazza di Corridonia “sia interventista”. Sono intervenuti anche i dirigenti scolastici Maurizio Cavallaro, Giancarlo Marcelli e Francesco Rosati che hanno ricostruito il sistema dell’educazione pubblica e dell’istruzione di cento anni fa. Presenti tra il pubblico anche i rappresentanti del comune di Camerino, Castelraimondo, Tolentino e i comandanti provinciali e locali di tutte le forze dell’ordine.

Una delle sale della mostra

Una delle sale della mostra

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