Bolognola dice no,
salta l’Unione Montana

I sì arrivati da Acquacanina, Camerino, Fiastra, Muccia, Pieve Torina, Serravalle di Chienti non sono bastati per costituire l'ente. Il sindaco di Pievebovigliana Sandro Luciani: «Sono molto deluso». Presenti il segretario regionale del Pd Francesco Comi, il segretario provinciale Pd Teresa Lambertucci, il consigliere regionale Angelo Sciapichetti e l'onorevole David Favia
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Bolognola (foto Picchio)

Bolognola (foto Picchio)

di Monia Orazi

L’Unione Montana di Camerino non si farà. Serviva almeno il voto favorevole di 7 comuni su 13 per costituirla, ma la contrarietà del consiglio comunale di Bolognola, espressa ieri pomeriggio, ha fatto saltare tutti i pronostici favorevoli della vigilia (leggi l’articolo). Sei i consiglieri a favore, uno contrario che si alza e se ne va. Tanto basta per far mancare il numero legale. E così l’unione si spacca prima di formarsi. Da una parte i comuni favorevoli: Acquacanina, Camerino, Fiastra, Muccia, Pieve Torina, Serravalle di Chienti; dall’altra i contrari: Fiordimonte, Montecavallo, Ussita, Visso, Castel Sant’Angelo sul Nera. Tutto da rifare, se ci saranno i numeri per una votazione positiva e se la Regione permetterà una proroga per l’adesione, oltre la scadenza, prevista per il 30 novembre.

Una fumata nera che era già nell’aria all’incontro a porte chiuse organizzato dal Pd, ieri mattina a Camerino a cui erano presenti il segretario regionale del Pd, Francesco Comi, il segretario provinciale Pd Teresa Lambertucci, il consigliere regionale Angelo Sciapichetti, e l’ex deputato David Favia, insieme ad alcuni sindaci del territorio della comunità montana. «L’unione è una grande risorsa – ha commentato il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui – qualora non si facesse sarebbe una grave perdita per tutti. Essere uniti è una conditio sine qua non. Tra le preoccupazioni espresse condivido quella di Comi sull’organizzazione e i costi dei servizi, prima su tutti la sanità, per i singoli centri del territorio pedemontano. Ci sono altri aspetti poi. La presentazione di progetti, bandi, i fondi per le aree interne, le quote Contram, il parco eolico. Come fa un comune piccolo a sopravvivere senza l’unione? Sono 11 mila su 14 mila gli abitanti dei comuni che si sono espressi per il sì. La legge regionale ha sbagliato a porre come parametro di riferimento solo maggioranza numerica del comune e non il numero degli abitanti».

Sandro Luciani, sindaco di Pievebovigliana

Sandro Luciani, sindaco di Pievebovigliana

Ad uscire prima di tutti dalla riunione è stato l’unico sindaco presente tra quelli che sinora non hanno aderito all’Unione Montana, il primo cittadino di Pievebovigliana, Sandro Luciani, che ha dichiarato:«Non sono contrario all’unità della montagna, ma un piccolo comune che non riesce a trovare neanche pochi euro per i voucher per lavori socialmente utili a chi è rimasto senza impiego, come può accollarsi le spese per il personale dell’ente? Parliamo di circa 480 mila euro di costi per gli stipendi e 350 mila euro di passivo».

Cosa accadrà adesso, se non si riuscirà a costituire l’unione, lo ha anticipato il commissario dell’ente montano, Sauro Scaficchia. «Se non si costituirà l’unione, le deleghe date dalla Regione alla comunità montana attuale saranno trasferite ad altre unioni montane vicine con disagi per i cittadini.  L’attuale comunità montana inoltre è proprietaria di quote del Contram e di Contram Reti, rispettivamente per il 26 e 20 per cento. Queste torneranno alla regione e vi sono altre società interessate all’acquisto. Così il nostro territorio perderà il controllo su un servizio funzionante ed attivo. La comunità montana è poi proprietaria dello stabile dove ha la sede e della concessione per la realizzazione del parco eolico pubblico. Tutto questo patrimonio andrebbe perso».

 



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