“Un soffio di classici”,
il saggio di Maria Luisa Lasca

NARRATIVA - Il libro è stato presentato dalla professoressa maceratese a Sarnano alla presenza dell'assessore Lippi, l'ispettore didattico Monachesi e il preside Caldarelli

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La professoressa Lasca e il Monachesi

La professoressa Lasca e l’ispettore didattico Ennio Monachesi

“Non resta che inventarci ognuno una biblioteca ideale dei nostri classici; e direi che essa dovrebbe comprendere per metà libri che abbiamo letto e hanno contato per noi, e per metà libri che ci proponiamo di leggere e presupponiamo possano contare. Lasciando una sezione di posti vuoti per le sorprese, le scoperte occasionali”. Sono le parole di Italo Calvino (che proprio oggi – 15 ottobre – avrebbe compiuto 90 anni) da cui ha tratto ispirazione la professoressa Maria Luisa Lasca per ideare il suo saggio “Un soffio di classici. Fondamento educativo della narrazione”. Nata a Tarquinia, ma maceratese di adozione, l’autrice – già docente e dirigente scolastico, nonché collaboratrice di Cronache Maceratesi  – ha scelto la “sua” Sarnano per presentare l’opera pubblicata da “Armando Editore”. Sono intervenuti, fra gli altri, l’assessore provinciale Leonardo Lippi e l’ispettore didattico, oggi in pensione, Ennio Monachesi, che ha coordinato la serata, e il preside Giovanni Cardarelli di San Ginesio. L’incontro, molto partecipato, si è tenuto nelle sale del ristorante Fonte le Castellane, in via Piane di Tenna. Il libro è un saggio molto interessante, in cui il metodo usato è quello del racconto, tipico della pedagogia narrativa, idoneo a valorizzare la relazione tra persone che crescono e si confrontano per raggiungere il loro equilibrio. Nel testo si sviluppa così un intreccio di narrazioni, tra la storia principale e quelle al suo interno, riportate dai partecipanti al convegno sull’emergenza educativa (studenti, docenti, genitori…), negli intervalli dei lavori. Il Professore protagonista è caratterizzato dal fatto che ha un alter ego nel professore che scrive e racconta. Ma perché i Classici? “Gli adulti della storia principale, professori e presidi ormai in pensione, scienziati e umanisti a un tempo, vogliono ricercare – ha spiegato la professoressa Maria Luisa Lasca –, proprio con l’aiuto dei classici, il senso della responsabilità della parola e della professione educativa: fanno un giro lungo prima di tornare a casa, luogo autentico dell’interculturalità, e gli errori, le deviazioni presenti nel loro percorso, non sono tempo sprecato”. Un’altra idea, poi, corre sottotraccia nel lavoro: i giovani nella loro formazione, attraverso la famiglia, la scuola e gli strumenti della tecnologia, siano aperti a tutti i saperi, tecnici, scientifici, filosofici, umanistici, “perché – ha sottolineato l’autrice – la cultura è una sola, a disposizione di tutti, umanistica e scientifica insieme.
E questa ricerca si apre alle scuole, agli studenti e ai docenti, alle famiglie per incoraggiarli a vivere a pieno l’incontro con l’altro, nutriti degli strumenti che la nostra tradizione culturale ci offre in abbondanza”. Tutta la narrazione è immaginata svolgersi nel nostro territorio, in quei luoghi che il grande scrittore marchigiano Paolo Volponi (scomparso nel 1994) chiamava borghi della cultura e della gentilezza, anticipando in qualche modo la consacrazione che sarà data a partire dal 2001 dal Club dei borghi più belli d’Italia, che conta 19 Comuni marchigiani di cui 9 maceratesi. Così, proprio per la Giornata nazionale dei borghi, la presentazione del saggio è stata anche l’occasione giusta per divulgare la pubblicazione del pittore treiese Gianni Compagnoni, il quale ha realizzato 5 disegni a china per ciascuno dei diciannove borghi più belli delle Marche e ne ha fatto uno splendido catalogo, ricco di notizie storiche e informazioni utili per i visitatori. Inoltre, a margine dell’incontro, è stato reso omaggio all’artista Giuliano Febi – bellissima la sua incisione su Moresco – ed è stata distribuita la ricerca storica di Valeria Balzi dal titolo “La Cantina”: un libretto, molto curioso e interessante, dedicato alle vecchie osterie presenti fra Sarnano e San Ginesio, luoghi di incontro e di socializzazione, ognuna con ricette proprie e personaggi tipici del territorio. 


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