Treu riempie il Claudiani
“Fate lavorare i giovani”

MACERATA - Sala gremita per l'ex ministro che boccia la riforma Fornero e sottolinea l'importanza della formazione. Il consigliere Massi solleva il paradosso marchigiano: "Ragazzi preparatissimi non vengono accolti in azienda neanche per gli stage finanziati dalla Regione"
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L’ex ministro Treu con Angelo Sciapichetti e Massimiliano Colombi

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La sala del Claudiani gremita

di Maurizio Verdenelli

“Avanti, non c’è posto”. Al ‘Claudiani’ ieri sera superaffollato, in effetti c’erano solo posti in piedi per ascoltare l’ex ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, Tiziano Treu. per il terzo appuntamento (il secondo, saltato, con Sergio Zavoli forse si rifarà) degli Incontri d’autunno, a cura del circolo Aldo Moro.
“I giovani e il lavoro che non c’è” recitava la seconda, esplicativa parte, della relazione alla quale era chiamato a dibattere, introdotto dal sociologo Massimiliano Colombi e dal consigliere regionale Angelo Sciapichetti, il professore della Cattolica di Milano già ministro nei governi Dini, Prodi e D’Alema passato alla storia della Repubblica per il ‘Pacchetto Treu’. Norme che offrivano per la prima volta riconoscimento e legislazione al lavoro interinale ed atipico introducendo il termine di flessibilità nei rapporti contrattuali, e per alcuni lo stesso concetto di precariato.
Sono passati alcuni anni dal ‘Pacchetto’ ma la situazione di grave stagnazione economica non permette di vederne il superamento. Anzi, la Legge Fornero ,nata per regolare gli abusi dei co.co.pro, evocata dal consigliere regionale Francesco Massi che ne sollecitava un giudizio, è stata liquidata da Treu come ‘acqua fresca’. “Non è una legge molto importante seppure i suoi lati negativi siano stati troppo enfatizzati. E’ stato, in definitiva, un errore fare l’ennesima riforma del lavoro. Si tratta di ‘roba’ sovrastrutturale che non incide sui problemi veri: fra 5 anni sarà dimenticata. La legge Fornero non offre indicazioni come investire nella formazione giusta per aiutare i giovani”.
Già, i giovani, la ‘scelta giusta’ della loro formazione è stato il cardine intorno al quale ha ruotato l’incontro maceratese. Al quale, seppure l’età media fosse in maggioranza vicino alla pensione, hanno partecipato in tanti. Citiamo tra gli altri, oltre a Massi unico rappresentante del centrodestra, l’on. Adriano Ciaffi; l’assessore Marco Blunno; l’ex sindaco Giorgio Meschini; il segretario del Pd, Paolo Micozzi e l’ex direttrice generale Inps, Vitaliana Vitaletti Bianchini.. Molte le voci dalla sala, che chiedevano risposte e che hanno ottenuto apprezzamenti: “Mi compiaccio con i maceratesi, non ho sentito stavolta sproloqui” ha detto il professore. “Io lavoro in Banca Marche. Sembrava un colosso fino a poco fa ed abbiamo scoperto una mattina invece che avevamo ed abbiamo tuttora enormi problemi. Il nostro modello economico locale è povero, seppure ricco di innovazione e voglia di fare. Da domani mattina cosa dobbiamo fare per uscire dalla crisi?” è stato uno degli appelli più condivisi ed applauditi. Il professore non ha risposto, appellandosi con un sottile filo d’ironia al ‘quinto emendamento’. Tuttavia non ha potuto rifiutare a chi scrive la risposta secca a conclusione del lungo happenning.

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L’intervento dell’ex ministro Tiziano Treu

Conosce la realtà di Macerata, professore?
“Veramente no”.
Cosa risponde al dipendente di Banca Marche?
“Da domani mattina fate lavorare i giovani!”.
Per il lavoro ‘prossimo venturo’ si dovrà ricominciare da …Treu, e cioè dalla sua ricetta che prevede scuola, dalla formazione. Quest’ultima al solito carente e non calibrata rispetto alle nuovi professioni che un mondo cambiato e globalizzato richiede. “I tempi sono drammaticamente mutati in Italia. La nave non va più e non c’è più da ripartire alcun utile” afferma l’ex ministro. Insomma “la festa è finita” come disse anni addietro l’avvocato Gianni Agnelli agli azionisti Fiat alle prese con la strisciante recessione.
Dice Treu: “La scuola dovrà essere il cardine della ripresa. Guardiamoci però attorno. Gli insegnanti sono pagati poco e si vede anche perché. Si fa carriera solo per anzianità e non per merito. La cultura familiare indica ai ragazzi mestieri vecchi d’antant. ‘Fai l’avvocato, guadagni bene’. Tutto sbagliato, lo capirebbe anche un bambino. E’ un segno positivo, in questo quadro, tuttavia il calo delle iscrizioni nei licei e di contro l’incremento di quelle negli istituti tecnici e professionali. Non basta, tuttavia. Per i giovani, ad un certo livello, non c’è posto. E non so come replicare a mio figlio che risponde alla mia richiesta di ritorno in questo Paese, così: ‘Dovrò portare poi la borsa a qualcuno’. Anche i talenti, ‘ ‘cervelli’ che riprendono la strada di casa, pur incentivati, restano delusi perché trovano ambienti poco disposti ad aprirsi, al cambiamento. Il fatto è che noi sosteniamo troppo le politiche passive: a cominciare dalle pensioni…”.
I dati che il professore di Diritto del Lavoro alla Cattolica snocciola, mettono imbarazzo. Su cento giovani che trovano lavoro la casistica recita così: il 3% grazie ai Centri per l’Impiego, il 10 per il tramite delle agenzie di lavoro interinale e l’87 per conoscenze personali. Già l’antica pratica, sempre vincente, della raccomandazione.
Una casistica che trova pieno riscontro bipartisan anche nelle Marche. Al microfono del piccolo auditorium, Massi (Pdl) si rivolge al collega Sciapichetti (Pd) ottenendo segni di condivisione. I giovani si trovano subito a sbattere contro un muro ciclopico che li annienta all’epoca della crisi. E le provvidenze regionali servono quasi a nulla di fronte alla mancata reattività delle imprese “pure di quelle che galoppano”, puntualizza il capogruppo del Pdl.
“I voucher della Regione per l’introduzione e la promozione al lavoro dei giovani, 650 euro per i diplomati ed 850, per i laureati spesso restano inutilizzati. E ci troviamo davanti al paradosso, se si va in profondità, di 500 giovani preparatissimi, esperti in tre lingue, che non riescono a fare gli stages nelle aziende, anche le migliori, per mancanza di tutors. E questo nonostante la copertura economica, per un anno da parte della Regione” dice Massi.
C’è dunque un Paese ed una scuola da riformare. Con tagli da fare. “Difficilissimi perché tutti sono d’accordo …purché si cominci altrove. E poi si torna daccapo. Pensiamo alle Province: da 10 anni nessuno dissente sull’abolizione e poi ce li troviamo sempre a loro posto. Il governo Prodi varò due, tre buone riforme e poi subito, con un nuovo esecutivo, tutto vanificato. Ogni governo fa approvare una legge sul Lavoro. E’ questo il ‘caso Italia’, l’avventura di un Paese mai coeso. Pure a livello locale. Abbiamo miriadi di aziende municipalizzate, una buona parte in rosso. Le vogliamo chiudere? Macchè!”.

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Il consigliere regionale Massi

Sull’occupazione giovanile e la necessità di coesione nazionale era intervenuto anche Angelo Sciapichetti, promotore (con Piergiorgio Gualtieri, presidente del circolo Aldo Moro) e coordinatore dell’incontro con Tiziano Treu: “Il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli insostenibili. Il Governo deve puntare sul sostegno all’occupazione dei giovani, piuttosto che sull’ Imu o sull’Iva. Occorrono politiche economiche coerenti, per rilanciare la crescita e uno sviluppo ‘intelligente, sostenibile e inclusivo’, come dice l’Europa. Ma è necessario che l’Italia ritrovi la coesione, come fu nel 1993 con un patto sociale che ci permise di superare le difficoltà di allora e che oggi è ancora più importante. Le scelte dei prossimi anni a sostegno delle imprese e contro la disoccupazione e le povertà sono il test decisivo per la ripresa, dimostrando la capacità di ritrovare quell’unità nazionale che, in passato, ci ha consentito di diventare uno dei Paesi più industrializzati al mondo”.
Gli Incontri d’Autunno ritornano giovedì prossimo 17, ore 21, presso la sede della Domus San Giuliano con il politologo Ilvo Diamanti, introdotto dall’assessore regionale Pietro Marcolini. Il tema: “Un salto nel voto” fino a pochi giorni fa attualissimo; tuttavia l’argomento sarà una ‘narrativa’ da parte del professore di Urbino, della politica italiana dei giorni nostri, travagliatissimi.

 

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