Lo Sferisterio, Cezanne e i soldi dei francesi
“DAL FURTO AL RICATTO”

IL GIALLO DI CAPODANNO - Capitolo quarto
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Quarto capitolo del thriller di Capodanno, il giallo a sei puntate pubblicato ogni giorno su Cronache Maceratesi. I commenti saranno aperti solo alla fine del giallo.                                                                                                          

Di Mark B. Montgomery

Natale 2011/capodanno 2012

*** QUATRIEME ***

cezanne2-300x240 Il Preside camminava lentamente lungo boulevard Saint Germain: perché il suo piano riuscisse il rispetto degli orari era essenziale ed in effetti al momento era un po’ in anticipo. Il suo ingresso alla mostra di Cezanne doveva avvenire a pochi minuti dall’ingresso del terzo turno di visita dei gruppi organizzati, quello delle 14,30. Lui sarebbe entrato invece come visitatore singolo pagando il prezzo pieno del biglietto, dall’ingresso dedicato. Si fermò quindi ai Deux Magots per un caffè, deviò poi per una viuzza interna sino a giungere al celebre (anche se un po’ decaduto) ristorante Le Procope ove ordinò un’omelette con un bicchiere di claret du Rhone e, pagato il conto, riprese la leggera salita che portava infine ai giardini del Lussemburgo.

Arrivò  alle 14 e 23 minuti, ristette un attimo per ingoiare il fiatone (la salita in effetti non era così agevole per lui, con la pesante sacca da viaggio che doveva trasportare) e dopo poco entrò nella sala esposizioni adiacente ai palazzi del Senato della Repubblica Francese.

Subito dopo il terzo turno dei visitatori che costituivano un gruppo organizzato sciamò nelle sale adibite ad esposizione, berciando e ciarlando in modo del tutto inconferente alla solennità del luogo.

    Per il Preside fu un attimo: estrasse dalla capace borsa da viaggio il petardo che aveva così bene custodito sin dalla partenza da Macerata, lo accese utilizzando uno di quegli accendini antivento che, in effetti, non hanno fiamma visibile e lo gettò tra le gambe del folto gruppo di visitatori.

Non appena il petardo esplose fu il panico: urla, movimenti inconsulti, le guardie giurate che accorsero tutte sul luogo dell’esplosione, una donna lamentò che stava per partorire ed attrasse l’attenzione degli astanti. Gli estintori antincendio eruttarono schiuma bianca e in un attimo la sala si riempì di polvere rendendo impossibile la vista a più di pochi centimetri.

    Era quello il momento: il Preside estrasse dalla tasca destra del giaccone l’affilatissimo taglierino che aveva portato con sé da Macerata e, con mossa abile e veloce, in soli quattro movimenti tagliò la tela che aveva preventivamente individuato come bersaglio. Un Cezanne giovanile, l’unico dipinto esistente al mondo che descriveva la strada che da Parigi portava ad Issy le Moulineaux attraversando, all’epoca, un ponticello.

Nel trambusto generale nessuno si accorse del furto ed il Preside arrotolò la tela infilandola poi all’interno della sacca da viaggio. Si affrettò quindi ad uscire dalla sala delle esposizioni: nessuno badò a lui in quanto la donna che si era lamentata stava in effetti partorendo e tutti erano impegnati nel gestire tale difficile e singolare situazione.

Rimase quindi la cornice vuota e, sotto, la targhetta identificativa del dipinto: “ Sur la rue de Paris a Issy Le Moulineax, 1887, proprietè priveè de monsieur Renè Santini”.

    Il quadro che aveva rubato il Preside era quindi proprietà personale del sindaco di Issy,   Santinì le grand.

Fuori dalla sala delle esposizioni del Lussemburgo stazionava una lunga teoria di taxis: il Preside salì sul primo e scandì, nel suo francese lento ma chiaro, poche parole: “Hotel du Nord, s’il vous plait”.

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Nel quale Hotel du Nord già si trovava il consigliere Ivano Tacconi, maledicendo sé e la propria generosità per aver accettato di rappresentare il comune in quel drammatico viaggio.

La serata in Municipio, a Issy, non era stata delle migliori: c’era si, fortunatamente, l’interprete ufficiale (una creola peraltro stupenda, con un derrière degno di Maria Antonietta) ma il non avere a disposizione il programma della stagione lirica dell’estate 2012 e l’assenza del Preside Francalancia lo avevano costretto a ricorrere a arzigogolati giri di parole nel tentativo – purtroppo vano – di non deludere troppo gli astanti. Un po’ se l’era cavata parlando di Enrico Mattei che, se non avesse fatto la brutta fine che aveva fatto, certamente avrebbe trovato il petrolio anche a Issy, un po’ aveva scavato nei ricordi di quando, per la prima volta, aveva visto allo Sferisterio la celebre Traviata degli Specchi, nel lontano 1992, ma insomma: più di tanto non aveva potuto fare ed aveva cercato di salvarsi in corner preannunciando maggiori dettagli per la riunione prevista per la mattina dopo.

Sperava, in tale lasso di tempo, che il Preside riapparisse e lo salvasse da tale spiacevole situazione.

    Fortunatamente il mattino dopo la riunione venne presto interrotta dalle notizie sul folle gesto di Francalancia alla chiesa di Saint Julien e Tacconi potè finalmente rilassarsi: della stagione lirica dello Sferisterio ormai non importava più niente a nessuno e lui chiese di poter essere accompagnato all’Hotel du Nord ove aveva già preso possesso di una squallida stanzetta la sera prima, dopo la cena di gala. Santinì non smentì la grandeur dei francesi e lo fece accompagnare dal suo autista, un corso massiccio con una benda nera su un occhio ed un vistoso gonfiore sotto l’ascella sinistra. “Almeno l’automobile è di classe – pensò Tacconi – una fiammante Citroen C 7 dagli interni in pelle, pulitissima e profumata, i miei abiti non ne risentiranno”.

Certo, l’albergo non era granchè – pensò Tacconi – ma doveva rimanerci ancora per poco, il giorno dopo o al più tardi il successivo ancora, sarebbe risalito sul treno per tornare a Macerata, forse con gli occhi stanchi ma con il cuore sereno per aver comunque salvato l’onore della sua città.

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    Anche il Preside aveva già preso possesso della sua stanza all’Hotel du Nord: certo, non quella che era stata prenotata a suo nome ma un’altra che aveva opzionato al momento, fornendo un nome di fantasia. Il concierge non si era fatto troppo problemi vista la clientela abituale dell’hotel, immigrati, prostitute di bassissimo bordo, qualche turista americano intenzionato a rivivere le atmosfere dei grandi noir francesi degli anni cinquanta. L’importante era il pagamento cash, no credit card.

Seduto sul bordo del letto fece una rapida ricerca con il suo Ipad e scovò  il numero di telefono del municipio di Issy le Moulineax.

Represse l’istinto di utilizzare il proprio cellulare e, dal telefono fisso della stanza, chiese di esser messo in contatto con il sindaco Santinì: aveva notizie estremamente importanti da riferire in relazione ad una “perdita” che questi aveva recentemente subito.

La centralinista si convinse e passò la telefonata.

Nel frattempo la notizia dell’audace furto dei soliti ignoti e della sparizione del Cezanne aveva fatto il giro di Parigi: i giornali erano usciti in edizione straordinaria anche per il valore della tela scomparsa, si parlava di quasi 4 milioni di euro come prezzo base laddove il proprietario avesse deciso di venderla ad un’asta di Sotheby’s o Christie‘s.

Quando alzò  la cornetta Santinì era quindi comprensibilmente affranto, quasi in lacrime. Ma quando la telefonata ebbe termine aveva riacquistato il suo aplomb: l’agile mente del corso metabolizzò la comunicazione ricevuta ed iniziò a pensare a come risolvere la questione nei termini che gli erano stati posti dal preside Francalancia.

Dopo poco chiese alla centralinista di fare una telefonata per lui: direzione Eliseo, il sindaco – nonché onorevole – Santinì voleva parlare con la premiere dame di Francia, la bellissima Carla Bruni! La quale, ora che era diventata anche la premiere maman di Francia e passava molto tempo nel palazzo presidenziale per accudire alla premiere fille di Francia, aveva tempo a disposizione anche per conversare al telefono e fu quindi ben contenta di rispondere alla richiesta dell’onorevole Santinì.

Ma quanto la telefonata finì la contentezza aveva lasciato il posto al turbamento ed all’inquietudine. Nervosamente si accinse alla ricerca del marito Nicolas, sicuramente occupato in qualche riunione in una delle tante stanze dell’Eliseo.

(4/continua)

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