Lo Sferisterio, Cezanne
e i soldi dei francesi

IL GIALLO DI CAPODANNO - Capitolo primo
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                  Torna Mark B.Montgomery, con il thriller di Capodanno, un giallo a sei puntate che sarà pubblicato ogni giorno – da oggi al 2 gennaio – su Cronache Maceratesi. I commenti saranno aperti solo alla fine del giallo.                                                                                                          

                 

             Di Mark B. Montgomery

Natale 2011/capodanno 2012

                                                                                                                 ***  Premiere  ***

cezanne1-300x240Era un Natale amaro per tutti. L’Italia, col nuovo governo tecnico, non aveva trovato ancora una direzione di marcia precisa e gli scontenti erano in tanti: pensionati, lavoratori, ceto medio, giovani precari, disoccupati e così via. Le tensioni aumentavano, come le preoccupazioni per nuovi attentati terroristici o di sapore razzista. Luca di Montezemolo s’era alla fine accontentato del nuovo treno “Italo” e il “partito dei carini”, quello che avrebbe dovuto prendere in mano le redini del paese dopo i disastri del berlusconismo, sembrava definitivamente uscito di scena. La sinistra, come al solito, era divisa tra i diktat (altro che moral suasion) di Napolitano e le grida manzoniane della Camusso o di Landini. Lucio Magri s’era fatto seppellire a Recanati in attesa di poter colloquiare con un par suo. Ma il divin poeta, a quanto si sussurrava in giro, aveva preferito rimanere a Napoli, sia pur infelicemente sepolto nel parco virgiliano. E neppure Beniamino Gigli, fascio com’era stato, voleva sapere alcunchè del fondatore del Manifesto.

A Macerata, poi, la situazione era di particolare sofferenza. In Comune non ne parliamo, in cassa non c’era più un euro. I grandi progetti, dalle piscine alle bretelle, erano tramontati. Il sindaco aveva litigato con tre quarti dei suoi assessori e con la totalità del Consiglio Comunale.

Insomma, la politica era ridotta a cenere e panni sporchi. Pure il vescovo, che tante energie aveva speso in passato, qualche volta anche in direzioni impervie, per la rinascita civile e religiosa della città, sembrava che avesse abdicato alla propria funzione di orientamento pastorale, almeno su questi temi civili.

    Il declino generale della città era, peraltro, simboleggiato da un punto preciso. Si avvicinava la fine dell’anno ed ancora non c’era il cartellone della stagione estiva dello Sferisterio. E come si poteva del resto? Il nuovo direttore artistico sarebbe stato, forse, nominato alla vigilia di Capodanno, tra tensioni, incomprensioni e progettualità molto diverse. Tra i due contendenti alla prestigiosa carica c’era chi puntava, per risparmiare, su certe sartorie, di fatto  “maison” di provincia, e chi guardava velleitariamente alla Cina, come un nuovo e decisivo sbocco commerciale. I pronostici indicavano quest’ultimo come prescelto, dal nome roboante e, comunque, dalla professionalità acquisita a forza di calcare i palcoscenici di tutto il mondo. Ma in quanto a titoli da porre in scena, cantanti da ingaggiare, budget (soprattutto) da spendere neppure lui avrebbe saputo da che parte iniziare.

    Eppure bisognava fare in fretta. Il 28 dicembre era dietro l’angolo e a Parigi aspettavano con ansia la delegazione maceratese che avrebbe dovuto presentare il cartellone prossimo venturo. Il fatto era che il Municipio di Issy les Moulineaux, comune della banlieu sud parigina gemellato da anni con Macerata, aveva invitato nuovamente gli eredi di padre Matteo Ricci nella città “lumière” per fare loro cosa gradita. L’occasione era la mostra di Paul Cezanne su Parigi e i suoi dintorni che si teneva al museo del Lussemburgo. Cezanne era molto legato a Issy, dove si rifugiava, quando era costretto a scappare da Parigi per i moti giacobini, a casa del collezionista e commerciante Ambroise Vollard che si faceva ripagare con bellissimi ritratti. Ma Vollard così faceva anche con Picasso. Divenne ricco in breve tempo, ma questa è un’altra storia.

Sta di fatto che al Municipio di Issy, chissà se per negligenza o se, anche loro, per mancanza di liquidità, si erano “dimenticati” di spedire prenotazioni alberghiere o biglietti ferroviari di prima classe pre pagati. La mail e i successivi contatti telefonici dicevano soltanto che il colonnello René Santini, deputato di Issy e sindaco a vita della cittadina, un corso di Bastia di vecchio stampo gollista, avrebbe atteso in Municipio i maceratesi la sera del 28 per una cena di gala, poco dopo il loro arrivo alla gare de Lyon. La frittata era fatta. Nessuno aveva avuto il coraggio di dire ai francesi la verità e sullo Sferisterio e sulle spese di viaggio. Su quest’ultimo punto si poteva rimediare. Una colletta e via per tirar su, mille euro non più. Il sindaco, per dare il buon esempio, si autotassò per 10 euro. Ma chi mandare oltralpe? Ecco il punto. Il primo cittadino e gli assessori non se la sentivano di rischiare un gran brutta figura. Figuriamoci il potenziale direttore artistico che, peraltro aveva già un altro impegno internazionale e che finchè non lo nominavano non aveva intenzione di muover paglia.

    Giorni brutti in piazza della Libertà e per corso della Repubblica, sede della Provincia. Le rispettive segreterie si erano quindi mosse subito per trovare un alberghetto economico. Fu scovato sul canal Saint Martin, a nord della città. Aveva appena riaperto: si chiamava Hotel du Nord. Cinquanta euro, ma senza riscaldamento, per una camera doppia. E sì che faceva freddo, in quei giorni, a Parigi. Scalcinato nella sua livrea bianca, l’albergo, aspettando tempi migliori, ospitava immigrati, muratori, un po’ di meretricio asiatico. Si mangiava non male ma tutti si erano dimenticati che si trattava del famoso Hotel du Nord, immortalato nel 1938 dal noir omonimo di Marcel Carnè.

    Alla fine due “disgraziati” li trovarono. Disgraziati per modo di dire. Sarebbe meglio dire due uomini di coraggio, al confine con la temerarietà. Il primo era Ivano Tacconi, consigliere comunale dell’Udc che sia in quanto tale che per l’anzianità di servizio ben poteva rappresentare tutto il Consiglio comunale, o quasi. Ivano amava Macerata in tutte le sue rappresentazioni e questa gli pareva una buona occasione per fare bella mostra di sè, oltre che per esaltare le magnifiche sorti e progressive della città. Gli fu detto si  tenersi sul vago: eccellenza nella quale Tacconi, già di suo, da quel navigato politico che era, primeggiava. <Non parlare delle opere in programma a parte la ripresa della Traviata di Joseph Svoboda, non parlare delle difficoltà finanziarie, parla di Issy, di Cezanne e della sua magnificenza> gli disse il sindaco. <Non ti preoccupare> gli rispose il consigliere in servizio permanente effettivo. Il sindaco era sicuro che tutto sarebbe andato per il meglio. Tra l’italiano di Santini e il francese di Tacconi (o viceversa)si sarebbe instaurata un’intesa meravigliosa.

Convincere il professor Francalancia fu un po’ più difficile. In città  era conosciuto come il “preside” perchè ne aveva fatto le veci, una decina di giorni, in un istituto tecnico commerciale fuori mano. Comunque, da allora era il preside per tutti. In verità, era la memoria storica dello Sferisterio. Non solo: probabilmente era il più grande esperto di lirica che ci fosse in Italia. Di quel mondo – la lirica – Andrea conosceva tutto: vita, morte e miracoli.  Nani, ballerine, froci e mignotte. E talenti veri. Ogni domenica mattina, meglio se all’alba, prendeva un treno per Firenze, Verona o Milano per andare a registrare un’operetta foss’anche la più infima. Insomma, il professor Francalancia sarebbe stato un ottimo supporto tecnico.

Non ci volle molto a convincerlo. Alle parole: <Il partito lo vuole> ebbe un primo tentennamento. Ma il partito di Andrea, quello per cui avere un fede, non c’era più o non c’era mai stato, se non si dava eccessiva bada alle chiacchiere che lo volevano come un estimatore di Pol Pot. Naturalmente erano dicerie da bar, quisquilie di provincia. La parola “partito” fu, comunque, vincente anche se si trattava ormai della stessa formazione politica di Rosi Bindi e di Pietro Ichino.

Alle 6,38 di mercoledì 28 dicembre, Tacconi e Francalancia si incontrarono alla stazione di Macerata. Nevicava. Ivano era elegantissimo col suo montone blu, Francalancia, con i suoi pesanti golf, sembrava un extracomunitario, gravato come era dalla sacche che contenevano cassette, materiale di registrazione e quant’altro.

Fu un viaggio lento e noioso, tra torme di ragazzini e puzza di piedi.

A Modane, subito dopo il confine, Tacconi si addormentò di un sonno pesante. Quando riaprì gli occhi, alla gare de Lyon, si accorse che Francalancia, con tutte le sue mercanzie, non era più  sul treno. Scomparso.

(1/continua)



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