Onore al merito,
anche a scuola
Terza puntata della rubrica "Il grande quaderno"
Abbiamo ascoltato parole vitali, il 23 settembre scorso, nell’intervento del Presidente Napolitano alla cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2011-2012, dalle quali si evince la sua attenzione sui seguenti aspetti: “Nella scuola come in ogni altro ambito, il merito sia premiato”; “una scuola sempre migliore e possibilità di occupazione effettiva e qualificata, in Italia, per quanti abbiano acquisito una buona formazione”; “una scuola aperta e migliore, una scuola inclusiva”; “un maggior riconoscimento, per un più degno trattamento, dei docenti di ogni ordine di scuola”; “seri test e metodi di valutazione”.
Tutto ciò aiuterebbe a realizzare pienamente i processi di formazione e di apprendimento, che, comunque, hanno la loro base nella conoscenza. Infatti questa è sempre il motore portante di ogni esperienza scolastica e umana.
Pensiamo all’orientamento scolastico: i professori della scuola media fin dall’inizio del triennio, con i laboratori, gli incontri con gli esperti, le visite agli istituti scolastici, presentano alle classi il panorama dell’istruzione secondaria superiore. Gli studenti, attraverso nuovi progetti, sono successivamente guidati alla scelta delle facoltà universitarie o dell’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), o di un lavoro qualificato (da quest’anno le scuole secondarie di secondo grado sono autorizzate a svolgere attività di intermediazione lavorativa, interconnettendosi alla borsa continua nazionale del lavoro per il tramite del portale cliclavoro).
I ragazzi nel loro mondo adolescenziale sono attratti da sogni che devono continuamente e responsabilmente confrontare con la realtà, per cui la scelta finale sarà frutto delle conoscenze acquisite, di esperienze concrete e di introspezioni. Un cambiamento continuo nelle idee, dubbi frequenti, finché il progetto giusto, una lettura illuminante, uno sguardo fiducioso condurranno alla scelta. Il percorso sarà comunque impegnativo e il cammino importante di per sé, indipendentemente dalla meta finale.
Oggi è trascritta nel Grande Quaderno la storia di due ragazzi in cerca di futuro: Percorsi. Sullo sfondo si intravedono gli educatori, genitori e professori, a tutti loro è dedicata la storia.
L’aria pulita, riposata e rilassata dopo il caldo dell’estate, tonica e stimolante, rendeva allegri e sereni, in una mattina dei primi giorni di settembre. Tra la sala interna e l’esterno della stazione numerose persone attendevano l’arrivo del treno. Ci fu qualche segno di nervosismo quando fu annunciato che il regionale con destinazione capoluogo era in ritardo di quasi un’ora. Viaggiatori, un vento leggero e gli ultimi fiori, i settembrini che occhieggiavano dalle vaschette di legno, componevano un quadro in movimento.
Il ragazzo era giovanissimo, forse quattordicenne, jeans, felpa e scarpe bianche, snello e alto, uno sguardo diretto e innocente. Era seduto sulla panchina esterna e teneva in mano un libro, sfogliandolo di tanto in tanto. Guardava verso i binari con aria quasi annoiata, si vedeva che aveva desiderio di parlare con qualcuno, del resto era così giovane e solo.
Io, in jeans con giacca e cravatta, stavo passeggiando. Sentivo tutto il peso della borsa e per riposarmi mi sedetti sulla panchina, vicino al ragazzo. Gli scivolò dalle mani il libro, glielo restituii, dopo aver letto il titolo, A se stesso di Marco Aurelio.
– Grazie, sussurrò.
– Conosco l’opera, l’ho portata all’esame di maturità, proprio lo scorso luglio, come tesina, gli risposi con un sorriso.
Parve interessato, chiese:
– Allora faccio bene a leggerla, i professori della media ci hanno consigliato autori classici per prepararci al liceo.
– Fai benissimo, posso darti del tu?
Gli occhi gli brillarono.
– Anch’io?
– Siamo due ragazzi, anche se non proprio coetanei, è naturale, e intanto gli tendevo la mano come per amicizia.
Sembrò contento.
– Facciamo il viaggio insieme, sicuramente vai anche tu nel capoluogo, mi chiese.
– D’ accordo, è un piacere, sono uno studente anch’io, ho finito le superiori. Il pomeriggio svolgerò la prova attitudinale per entrare nella facoltà preferita che è a numero chiuso.
– Io invece vado ad una cerimonia di premiazione per i migliori studenti usciti dalla media. All’esame di licenza ho preso dieci e lode, la Banca ci darà un piccolo premio in denaro e una medaglia.
– E tutte le istruzioni per diventare cliente, ne so qualcosa, di solito sono invitati anche i genitori, perché vai solo?, aggiunsi curioso.
– A me piace essere autonomo, sono grande, mi vergogno di stare con i genitori e poi sono abituato a viaggiare, spiegò con calma.
– Badando alla meta o al percorso, gli feci una battuta un po’ ovvia…
– Finalmente qualcuno mi capisce, è proprio questo il punto, posso raccontarti dell’ultimo viaggio che ho fatto con la scuola media?
– Sì, ne sono interessato.
– La voglio raccontare questa gita scolastica, a modo mio, perché di discorsi ne sono stati fatti tanti, ma devo dire a qualcuno la mia versione. Pensavo che la gita non servisse a niente, del resto con i miei genitori fin da bambino faccio due viaggi l’anno, uno l’estate e uno durante le vacanze natalizie e di cose belle ne ho viste. Poi ho cambiato idea. Inizialmente ci fu il problema dei fondi, il costo non era troppo elevato, tenendo conto della meta e dei quattro giorni, ma per tre compagni stranieri c’era qualche problema. Il consiglio d’istituto era disponibile a stanziare la somma necessaria. I professori invece sostenevano che era più importante la tecnologia, con quella somma si sarebbe potuto acquistare una nuova lavagna interattiva, a favore di tutti gli studenti. A quel punto i nostri genitori collaborarono e ognuno pagò la somma in più necessaria per la quota dei tre compagni.
Il ragazzo tacque per un attimo. Poi proseguì con decisione.
– Era tutto pronto quando la professoressa di italiano rinunciò a farci da accompagnatrice perché aveva la mamma in ospedale. Si offrì volontario il professore di educazione fisica, noi non avevamo preferenze. Fu allora che qualcuno dei docenti manifestò perplessità, forse è migliore l’altra meta, è più artistica, quest’altro itinerario è più valido perché naturalistico e poi c’è quel ragazzo che non ha mai visto il mare, potrebbe riceverne uno stimolo importante. I professori non si mettevano d’accordo nel confermare l’itinerario scelto inizialmente. Noi studenti non vedevamo l’ora di partire, comunque. Una mattina venne in classe la preside e ci lesse la poesia Itaca di Kavafis, era l’ora di matematica, noi non capivamo il nesso. Comunque fu una bella lettura, voce calma, viso sereno, espressione sorridente. Ero sorpreso nel comparare le due immagini di questa donna: preside severa e responsabile prima e quasi attrice ora. Il giorno dopo la professoressa di lettere consegnò a ciascuno di noi una copia della poesia di Kavafis, senza spiegazioni e soprattutto senza nessun esercizio assegnato. Tu capirai l’ansia che ci prese, con la paura che la gita svanisse.
– Alla fine il viaggio c’è stato?, chiesi interessato.
In quel momento, arrivò il treno che attendevamo, lui salì rapido, io fui preceduto da una signora con bambini, il primo scompartimento in un attimo fu pieno, il ragazzo stretto, tra la signora e i bambini. Decisi di andare oltre, avevo diritto a un posto, lo salutai passandogli davanti.
– Il viaggio c’è stato, mi sorrise tranquillo, ci rivedremo, a presto.
Mi sistemai due vagoni più avanti e osservai altri giovani come me, tutti con una borsa pesante e un sogno da verificare. Non saremmo stati insieme, come aveva chiesto il mio nuovo amico e non avrei conosciuto i particolari del viaggio d’istruzione.
Avevamo letto entrambi Itaca e lui, come me, aveva capito che era più importante il percorso che la meta, il percorso è una costruzione, è stare insieme agli altri lavorando a un progetto in movimento e la meta, quando raggiunta, è solo un soffio che se ne va.
Tra i binari e le rotaie chilometri, paesaggi scorrevano e un ragazzo come me aveva parlato di viaggi, di filosofia e di poesia. È vero, sono i percorsi più corti e più intensi a far comprendere le cose: aprii i quaderni degli appunti letti e studiati per poter superare la prova di ammissione, ma il mio sguardo era lontano e il mio cuore vicino a classici e umanisti.
