Scuola, allarme precari
La Cgil: “E’ una vergogna”

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Dalla Cigl Macerata:

Presso tutte le sedi provinciali della Cgil, con le stesse modalità degli anni passati, è  in corso l’opera di affiancamento degli insegnanti precari che debbono rinnovare la domanda per l’inserimento nella graduatoria docenti abilitati. Una graduatoria che, secondo le indicazioni ministeriali, servirà per l’attribuzione degli incarichi annuali e per l’individuazione di coloro che possono essere assunti a tempo indeterminato.

“E’ una autentica vergogna –ha dichiarato il responsabile della FLC CGIL-Scuola Giampaolo Cingolani – che questi insegnanti (molti dei quali hanno anche venti/venticinque anni di insegnamento alle spalle e più di 50 anni di età) non abbiano una stabilizzazione definitiva, non venga loro garantita una progressione economica del loro stipendio (anche dopo 30 anni di lavoro precario viene riconosciuto loro solo lo stipendio iniziale) , non si dia loro la certezza di un incarico e una sede stabile. Costringerli ogni anno a cambiare Istituto – ha aggiunto Cingolani – comporta l’impossibilità di garantire una continuità didattica che si riflette negativamente sugli studenti e sull’organizzazione stessa delle scuole”.

La CGIL e la FLC CGIL cercheranno di dare a questi lavoratori (considerati anche i tempi più stretti rispetto gli anni passati, 20 giorni anziché 30), assistenza e aiuto per presentare una domanda formulata in modo corretto. La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione dalla graduatoria.

“E’ da ricordare, infine, che da tempo la FLC CGIL chiede al Ministero e al Governo di inserire in ruolo, un numero nutrito di precari (100.000 circa: 60.000 docenti e 40.000 ATA) perché esistono le condizioni per farlo, in quanto è questo il numero di posti liberi che a settembre dovrà essere coperto dai lavoratori precari, per far funzionare le scuole del nostro Paese. Ad oggi – ha concluso Cingolani – abbiamo avuto solo mezze risposte e nessun impegno formale. E intanto questi lavoratori precari vengono costretti, di nuovo, ad elemosinare un minimo di stabilità; stabilità che andrebbe prima di tutto a vantaggio della scuola pubblica. Ma pensiamo che la qualità della scuola pubblica non sia tra le preoccupazioni di questo governo”.


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