A Matteo Ricci non piace
il monumento a Matteo Ricci

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI DI GIANCARLO LIUTI
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di Giancarlo Liuti

Non è gradevole essere svegliati dal telefono alle tre di notte, ma quando sento dire “sono Matteo” immagino che sia Matteo Zallocco, il direttore di Cronache Maceratesi, e voglia darmi una notizia di straordinaria importanza.

“Cos’è accaduto di così eccezionale da telefonarmi a quest’ora strana? Il Pd ha forse deciso di sostenere compattamente e con forza il sindaco Carancini? La Lega Nord ha forse suggellato l’alleanza col Pdl partecipando con entusiasmo risorgimentale al forum sull’unità d’Italia lanciato da Pistarelli?”

“Carancini, Pistarelli? Mi perdoni, ma non so chi siano. L’ora, comunque, non è strana, perché da me è mezzogiorno. Alle corte, signore. Io sono Matteo Ricci e chiamo da Pechino”.

“Il sommo Matteo Ricci?”

“Per l’appunto. Lei m’intervistò un anno fa, ricorda?”

“Certo che me lo ricordo, eravamo in viale Puccinotti, parlammo di Macerata”.

“Adesso l’intervista vorrei farla io a lei, perché temo che sul mio conto ci sia un po’ di confusione”.

“Per il quarto centenario della morte?”

“Anche, ma in particolare per il monumento che si sta cercando di costruire in piazza Vittorio Veneto, alias San Giovanni”.

“Che vuol sapere?”

“Anzitutto com’è fatto”.

“Purtroppo manca un progetto definitivo e non so dirglielo con precisione”.

“Se ne parla da un anno e ancora non è stato fornito un plastico che lo esponga dettagliatamente al giudizio dei cittadini più consapevoli ed esperti di queste cose?”

“Circola solo uno schizzo, un vago bozzetto. E architetti, storici e artisti maceratesi hanno già manifestato le loro forti perplessità. Se ne conoscono le dimensioni, quelle sì, ma dette a parole. Una base di quattordici metri quadrati e una statua alta tre metri. La più imponente operazione del genere dopo quella per Garibaldi”.

“Dunque una specie di mausoleo. E la statua sarei io, no?”

“In bronzo e col volto d’oro”.

“Accidenti! E il costo?”

“Seicentomila euro”.

“Caspita! E chi paga?”

“Per un terzo la Fondazione di Banca Marche, poi la Provincia, la Regione e il Comune, quest’ultimo con centomila euro”.

“E la Curia non c’entra?”

“Sì che c’entra, ma non sotto il profilo economico”.

“Solo come suggerimento, proposta, iniziativa?”

“Esatto. Una di quelle iniziative alle quali, da noi, gli enti pubblici fanno molta fatica a dire di no”.

“Ma chi ne è stato il promotore ufficiale?”

“Il comitato per le celebrazioni ricciane, composto da vari soggetti fra cui la Curia e il Comune. Fu lì che l’anno scorso si elaborò un programma con dentro anche l’idea di un monumento”.

“Proprio questo e proprio in questa piazza?”

“Non credo, l’impegno era generico”.

“Mi spieghi come stanno realmente le cose”.

“L’ha detto ieri il nuovo governatore della città monsignor Claudio Giuliodori, il quale, dopo avere affermato con l’autorevolezza derivante dal suo inedito ruolo che il monumento si deve fare, si deve fare così e, par di capire, proprio lì, ha attribuito a se stesso il diritto di scegliere l’autore, affidargli l’incarico e financo di contrattare il costo facendolo scendere da 750 mila a 600 mila euro. Dunque una brillante operazione commerciale, nel corso della quale il nuovo governatore della città monsignor Claudio Giuliodori è perfino riuscito a ottenere la ‘notevole rateizzazione’ dell’importo”.

“Ma non si tratta di occupazione del suolo pubblico e soprattutto di estetica urbana?”

“Ovviamente sì”.

“E la parola definitiva non dovrebbe spettare all’autorità comunale?”

“Dovrebbe. Ma il nuovo governatore della città monsignor Claudio Giuliodori non la pensa così e può darsi che quel comitato gli abbia davvero spianato la strada, anche se finora il Comune non ha varato alcun atto formale di rinuncia alle proprie prerogative”.

“Io a Pechino predicavo il detto evangelico di dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”.

“Il Comune di Macerata come Cesare? Via, non scherziamo. Sessant’anni fa, per l’obbrobrio edilizio alle spalle della Basilica della Misericordia il potere fu della Curia. E adesso, per questo monumento, il potere è tornato alla Curia. Non a caso la scelta dell’autore è caduta su Cecco Bonanotte, un valente artista molto introdotto in Vaticano”.

”Quindi non c’è stato un concorso nazionale, com’è buona norma in questi casi”.

“No”.

“Ho capito. E bonanotte al secchio”.

“Vede, padre, il fatto è che Macerata ama definirsi città della cultura ma le sue classi dirigenti non hanno mai tenuto in gran conto la bellezza dei luoghi, che per l’appunto è suprema espressione di cultura. Ha notato la sede della ex Cassa di Risparmio? E lo stellone dei Lion’s in via Roma? E il monumentino di Piazza Pizzarello? E gli altri, qua e là, delle associazioni d’arma? E la scultura all’inizio di Borgo San Giuliano? E quella del Don Chisciotte ai giardini? Basta che qualcuno proponga e il Comune, senza neanche fiatare, si adegua, va a rimorchio, lascia fare”.

“Sì che l’ho notato. Io sono un amante della bellezza – avrà visto con quanta eleganza mi vestivo – ed ecco perché dopo quel nostro incontro in viale Puccinotti decisi di rientrare nella mia tomba di Pechino e di non tornare mai più a Macerata”.

“Forse dovrà tornarci per forza, trasfigurato nel marmo e nel bronzo”.

“Con la faccia d’oro? Mio Dio, mi vengono i brividi. E la piazza? La ricordavo stupenda, c’era la casa dei gesuiti, la specola delle loro meditazioni, poi la facciata della chiesa seicentesca la rese ancora più bella. Insomma, la dimensione, la fattura, la collocazione, il costo e la procedura di questo monumento non mi vanno a genio. Storcerebbe il naso pure Gesù, figuriamoci Confucio, maestro di equilibrio, armonia e buon gusto”.

“Eppure dovrebbe esserne contento, padre. Comunque lo si consideri, è un grande omaggio alla sua memoria”.

“Grande? Diciamo grosso. E poi non mi soddisfa come si sta trattando, a Macerata, il significato moderno e profondo del mio centenario”.

“In che senso?”

“Si è mai chiesto per quale ragione il primo, il secondo e il terzo centenario non hanno mai avuto la stessa risonanza di questo e, anzi, son quasi passati sotto silenzio?”

“Già, perché?”

“Per quattro secoli la figura di un missionario che va in Cina e getta un ponte fra Cristo e Confucio non era gradita alle alte sfere, tant’è vero che io, in vita, ebbi non pochi problemi con le gerarchie pontificie e rischiai addirittura la scomunica. Adesso, invece, mi si esalta. Per buoni motivi, intendiamoci. Fra i quali l’esigenza diplomatica della Chiesa di creare un clima di distensione con le autorità di quell’immenso paese. Ma di motivi ce ne sono altri, direi più importanti”.

“Cioè?”

“La nuova concezione del mondo, un mondo aperto, un mondo all’insegna di quella che definirei la globalizzazione culturale e morale. Io portai in Cina il Vangelo, certo, ma anche la scienza, la tecnica, le lettere, la filosofia, l’arte dell’Occidente europeo, e i cinesi, accogliendomi come un fratello, arricchirono me con le loro conoscenze, con la loro idea della vita. Come negare allora che il contenuto profetico della mia vicenda terrena abbia a che vedere con le questioni dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’accoglienza, del rispetto della persona, del rifiuto di ogni forma di omofobia e di razzismo? Questioni, stia attento, che oggigiorno riguardano da vicino l’Italia, le Marche, la stessa Macerata”.

“Ebbene?”

“A parte la passione intellettuale del professor Filippo Mignini, non mi pare che i maceratesi siano stati sufficientemente coinvolti in riflessioni sull’autentico valore della mia straordinaria attualità, che è religiosa, certo, ma anche laica, civile, sociale, politica in senso nobile e alto”.

“Beh, non mi dica che a Macerata non si parla abbastanza di lei”.

“Certo che se ne parla, e perfino troppo. Ma in che modo? Mostre, monumenti, concerti, depliant, poster, discorsi celebrativi, viaggi turistici in Cina anche per gustare l’anatra laccata, turisti cinesi che vengono a Macerata anche per gustare i vincisgrassi. E, prima o poi, salterà fuori un ristorante o un negozio di abbigliamento col mio nome”.

“La modernità, padre. Visibilità, apparenza, presenza”.

“Ma io li conosco, i miei concittadini. Verrà presto il momento che non ne potranno più e diranno basta con questo benedetto Matteo Ricci che, a parte la nascita, non hanno capito chi sia. Allora scivolerò via dalla loro coscienza come fa l’acqua sulle penne di un’oca. E bonanotte”.



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